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Garlasco, esplode l'ira della famiglia Poggi: "Chi avete intercettato"
Oggi 09-05-26, 07:44
Nella lunga storia italiana dei delitti irrisolti e delle verità contestate, il caso di Garlasco è diventato qualcosa di più di un processo: un terreno di scontro permanente. Da una parte la Procura di Pavia e i carabinieri che hanno riaperto il fascicolo su Andrea Sempio, dall’altra la famiglia Poggi, convinta che la verità giudiziaria sia stata definitivamente fissata con la condanna di Alberto Stasi. Lo scontro è esploso dopo il deposito degli atti dell’inchiesta. I genitori di Chiara Poggi e il fratello Marco, attraverso una dura nota firmata dagli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno contestato il lavoro degli investigatori, denunciando «attività di indagine gravemente condizionate da contesti poco trasparenti» e criticando la diffusione di elementi coperti da riservatezza. «Prendiamo atto del fatto che la Procura abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente a un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio», scrivono i legali. Nella stessa nota aggiungono che «vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento».La posizione dei Poggi nasce dalla convinzione che la sentenza definitiva contro Stasi rappresenti un punto fermo. I legali ricordano anche come i carabinieri, nell’informativa depositata, definiscano quella condanna «una suggestione creata in fase processuale». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47637580]] Nelle carte depositate emergono rapporti tesi tra la famiglia della vittima e gli investigatori. Gli inquirenti annotano prese di posizione pubbliche, interviste e dichiarazioni considerate il segnale di un muro alzato contro ogni rilettura del delitto. I Poggi, però, sostengono di aver sempre mantenuto un atteggiamento rispettoso delle istituzioni, pur ritenendo che alcune attività investigative siano state influenzate da «contesti poco trasparenti».La frattura si è allargata anche fuori dagli uffici giudiziari. Giuseppe Poggi ha accusato gli investigatori di aver trattato la famiglia «come delinquenti”» riferendosi al prelievo della spazzatura effettuato per cercare eventuali tracce.Rita Poggi ha invece parlato di «qualcosa di non chiaro» nelle modalità con cui l’inchiesta è stata condotta. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47640203]]
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