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Garlasco, il report di Alessandra Ghisleri: ecco cosa non vogliono rivelare
Oggi 06-05-26, 02:45
«Roma Capitale, vieni avanti. Io ti vedo!». Piero Chiambretti ha aperto così sabato scorso la terza stagione di Fin che la barca va, riveduta e corretta. Sei puntate, al sabato, settanta minuti dalle 20 su Rai 3. Stessa location, la barca che naviga sul Tevere, e format leggermente modificato. Due momenti distinti, due “movimenti”: “Col vento in poppa” e “Controcorrente”. Non cambia invece l'approccio alla materia televisiva: scanzonato, leggero ma non superficiale, ironico. Si naviga nella cronaca e nell’attualità, tra informazione e cultura. Nessun ambizione di dare lezioni, semmai la voglia di guardare al mondo con sguardo un po’ laterale e fuori dagli schemi. Il programma è di Chiambretti e Roberto Ebale scritto con Tiberio Fusco. Per rendere l’idea, basta citare i due ospiti del debutto: monsignor Vincenzo Paglia e Pif, il sacro e il profano insieme in direzione Isola Tiberina. Paglia ha pubblicato da poco La vita e l’attesa (Vita e Pensiero), un libro sulla terza età. Poi i compagni di navigazione: due vecchi lupi di mare come Giorgio Dell’Arti e Claudio Sabelli Fioretti, il re degli archivi e il mago delle interviste. «Chissà quante tempeste ormonali avrà dovuto affrontare», domanda l’ex Postino impertinente. Sabelli Fioretti lo spiazza: «Dovrei rispondere? Non ha messo il punto di domanda, caro Chiambretti». Giusto per far capire che aria tira. Dell’Arti invece viene presentato come «giornalista e scrittore»: «La “e” non la voglio, sono giornalista e basta», replica secco. Quindi Alessandra Ghisleri, l’infallibile sondaggista che ogni settimana tasta il polso all’Italia. «La nostra quota rosa, numerologa. Le piace l’etichetta?», provoca Pierino. Risposta: «Possiamo trovare qualcosa di meglio?». «Cosa le diceva Berlusconi?», la incalza Chiambretti. Confermato l’esperto di linguaggi della comunicazione Patrick Facciolo. E Marco Gregoretti, con la sua rubrica “Macchianera”. Esperimento interessante: parlare dei fatti di “nera” in un minuto e 40 secondi, una sfida al chiacchiericcio della «tv del dolore». All’esordio si parla di Crans-Montana ma un passaggio interessante è quello su Garlasco: «Il 55% pensa sia stato Stasi - rivela Ghisleri -, il 30% pensa a Sempio e sta crescendo un nuovo partito, quello del “non ci dicono la verità”. Sempio naviga in cattive acque...».
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