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Genitori galeotti, finti misteri e quel “reato di ricchezza”: cosa resta del “caso Minetti”
Oggi 04-05-26, 10:25
Passano le ore, passano i giorni e l’inchiesta del Fatto Quotidiano sulla grazia concessa dal Presidente della Repubblica a Nicole Minetti si scioglie come neve al sole. Oggi, a Milano, la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto procuratore Gaetano Brusa faranno il punto della situazione. A breve sono attesi i primi esiti, parziali, degli accertamenti svolti all’estero, in Spagna e in Uruguay, così come richiesto dalla Procura nel supplemento di indagine. Intanto, gran parte delle supposizioni del Fatto sembra sgretolarsi. Ma andiamo con ordine. 1) La famiglia biologica. Nonostante ci sia un documento, datato 19 luglio 2024, con cui è stata dichiarata «efficace» in Italia l’adozione del bambino da parte della coppia Minetti-Cipriani (con sentenza del febbraio 2023), tra gli altri motivi anche perché «si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con “separazione definitiva dai genitori biologici i quali sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale», il giornale di Marco Travaglio insiste sulla presenza dei genitori biologici. Bene, anzi male: la mamma, definita dalla polizia uruguayana “pericolosa criminale”, nel 2015 è stata incriminata per omicidio, reato per il quale ha scontato circa tre anni di galera, mentre nel 2019 è stata arrestata e nuovamente condannata per furto aggravato (aveva rubato un televisore da 32 pollici e un decoder da un supermercato). La signora è stata inoltre legata ad alcune piazze di spaccio di Maldonado. E il padre? Al momento della nascita del bimbo era in carcere. Non solo: né la mamma né il papà, scrive la giudice del Tribunale di Maldonado nella sentenza del 2023, si sono mai presentati all’Inau (l’Instituto del niño y adolescente del Uruguay) «per avere sue notizie». Così, a occhio, non i migliori genitori con cui crescere. 2) Le tappe dell’adozione. La tesi per cui Nicole Minetti avrebbe fatto “carte false” per ottenere quel bambino in adozione non regge. Lo stesso presidente dell’Inau, al Corriere della Sera, ha spiegato che tutto è avvenuto «nel rispetto della legge». Nello specifico, ha raccontato che c’è stato «un lungo iter, fra il 2019 e il 2023, e la legge è stata rispettata, non ci sono stati errori: l’hanno decretato gli stessi tribunali». E ancora: «Due giudici, assieme a due avvocati d’ufficio nominati a tutela del minore, sono intervenuti nelle diverse fasi del procedimento. E tutti quanti hanno approvato l’integrazione del bambino nella nuova famiglia italiana». La giudice del Tribunale di Maldonado che nel 2023 ha dato il via libera all’adozione, nella sentenza aveva scritto così: «Minetti è diventata il suo (del minore, ndr) punto di riferimento. Il legame che il bambino ha con la coppia (Minetti-Cipriani, ndr) è di tale intensità che una separazione violerebbe tutti i suoi diritti». 3) Il reato di ricchezza. Prima di finire tra le braccia di mamma Nicole e papà Giuseppe, il minore aveva frequentato un’altra famiglia, uruguayana, dal 2018 al 2020. Poi, la pre-adozione della coppia italiana ma, scrive il Fatto, solo nel 2021 l’Inau ha avvisato i primi di aver affidato il bambino «alla ricca coppia italiana». Premesso che la coppia uruguayana era al corrente del fatto che l’adozione potesse non concretizzarsi, possedere un’ottima disponibilità economica sembra quindi diventare una colpa, per non dire un reato. I soldi di Cipriani, però, in questa vicenda non hanno pesato nulla. «A essere determinante è stato il legame affettivo che s’era instaurato fra il bambino e i suoi nuovi genitori adottivi, nato nel 2019 da una visita di Minetti e Cipriani alla casa famiglia di Maldonado. C’era un’altra famiglia interessata, sì. Ma alla fine spettava all’Inau e ai giudici, decidere. E la famiglia italiana è parsa la migliore soluzione per il bambino», ha spiegato sempre il presidente dell’Inau. 4) La dietrologia sugli avvocati. Si è fatto un gran parlare dell’avvocatessa della famiglia naturale del bambino, morta carbonizzata in circostanze poco chiare, adombrando chissà quale scenario da film. E invece non solo è emerso che non ricopriva quel ruolo - era la tutrice del minore- ma anche che «aveva espresso un approfondito e motivato parere positivo all’adozione a favore della coppia Minetti-Cipriani», hanno detto gli avvocati dell’ex consigliera regionale lombarda di Forza Italia, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra. Aggiungendo che «tutti i fatti qui precisati sono agevolmente documentabili e rendono grotteschi e paradossali i commenti, gli accostamenti e le valutazioni che stanno circolando in queste ore sui mezzi di informazione». La stessa avvocatessa che ha rappresentato il minore agli inizi, ovvero quando i suoi genitori biologici lo avevano abbandonato, nei giorni scorsi ai media uruguayani ha dichirato che il processo di adozione aveva soddisfatto «tutti i requisiti richiesti dalla legge» e che «l’Uruguay è molto severo nel concedere adozioni e molto garantista». 5) I precedenti penali. Secondo il Fatto il passato giudiziario di Minetti e «i guai fiscali» di Cipriani- «elementi che di norma precludono l’adozione» - non sarebbero stati debitamente analizzati. Falso. «Ogni informazione di base è stata presa in considerazione sia dall’Inau sia dai giudici. E alla fine tutti quanti abbiamo concordato che questa fosse l’opzione migliore per il bambino», ha sottolineato il presidente dell’Inau. I legali di Minetti hanno aggiunto che «nel complessivo procedimento di adozione sono stati rappresentati in maniera trasparente i procedimenti penali italiani di Nicole Minetti» e che la scelta dei giudici uruguayani «è stata assunta sulla base dell’istruttoria svolta dalle autorità competenti sui contesti famigliari dei richiedenti».
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