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Gioco pubblico: l’appello per riordino urgente, allarme su rischio oligopoli, tenuta delle imprese e gettito
Oggi 05-03-26, 10:29
Non una semplice riforma tecnica, ma un passaggio cruciale che rischia di ridisegnare i connotati di un settore strategico per lo Stato, mettendone a repentaglio la biodiversitàimprenditoriale e l'efficacia nel contrasto all'illegalità.Èquanto emerso oggi a Roma durante il convegno organizzato dall'Istituto Milton Friedman, che ha visto un confronto serrato tra rappresentanti del Governo, del Parlamento e i vertici della filiera del gioco pubblico, il cosiddetto "gioco di Stato". Al tavolo, oltre a numerosi gruppi parlamentari, erano rappresentate tutte le associazioni di categoria della filiera di Confcommercio:Sts(Tabaccai),EGP-Fipe,SapareAcadi. L’appello al Governoèstato unanime; la visione di operatori e politicièla stessa: riordino subito e no all’oligopolio. Il dibattito, moderato daDaniele Capezzone, direttore del quotidianoIl Tempo, ha messo in luce una profonda frattura tra la realtàindustriale del comparto e la percezione mediatica."Siamo di fronte a una fobia generalizzata che dura da anni", ha esordito Capezzone, raccogliendo le fila dei vari interventi."Si continua a confondere scientemente il gioco legale con quello illegale, producendo una cappa regolatoria che mette a rischio aziende e posti di lavoro. Le relative campagne mediatiche populiste non sembrano casuali”. Il fronte parlamentare ha mostrato di comprendere le preoccupazioni del settore.Giorgio Mulè(Vicepresidente della Camera) ha invocato una "visione olistica" per superare il procedere a compartimenti stagni tra fisico e online, puntando su un modello "safe" che coniughi prevenzione e gettito, senza cadere nell’oligopolio. Un concetto ripreso daMauro D’Attis(Comm. Bilancio Camera), che ha ricordato come"il gioco legale sia il muro piùalto contro le mafie, secondo quanto riportato dalle relazioni della Commissione antimafia", pur invitando il settore a una sfida sull'innovazione. Tuttavia, il clima di incertezza pesa. Il deputatoAndrea De Bertoldi, combattivo, ha rivelato di aver scritto formalmente al Governo per segnalare le criticitàdel decreto in arrivo e criticando il mancato confronto con gli operatori:"Vogliamo tutelare l'Erario o spingere verso l'oligopolio? Confinare i giocatori in una stanza davanti a un monitor online, dove nessuno li controlla,èl'opposto della tutela della salute che si garantisce invece nei punti fisici presidiati. Chi si assume la responsabilitàdel calo del gettito? Ho chiesto nuovamente al viceministro Maurizio Leo un tavolo di confronto con gli operatori”. L'intervento diGeronimo Cardiaha rappresentato il cuore tecnico e politico della giornata, entrando nel merito delle "misure ponte" e dei pericoli della concentrazione di mercato."La verticale distributiva degli apparecchi fisici sta precipitando con un calo dell'8% annuo e ha giàperso 1,5 miliardi di gettito rispetto al 2019", ha ammonito Cardia."In questo scenario, le voci di un innalzamento dei limiti di concentrazione dal 25% al 40% sono allarmanti. Qualèl’interesse pubblico tutelato nel favorire un oligopolio? Se permettiamo a pochissimi grandi player, che giàdominano l'online, di controllare anche il territorio, lo Stato perderàpotere contrattuale e vedràil mercato spostarsi verso le forme di gioco meno tassate o quelle illegali". Cardiaèpoi tornato a chiedere un incontro immediato al vice ministro,Maurizio Leoe al direttore di ADM,Roberto Alesse. A rincarare la doseèstatoAlessandro Bertoldi, direttore dell'Istituto Milton Friedman, che ha posto l'accento sulle storture di una regolamentazione restrittiva:"Tutte le forme di monopolio o oligopolio sono figlie di interventi legislativi errati. Oggi corriamo il rischio di una concentrazione innaturale che danneggerebbe il mercato, le aziende e lo Stato. Nonèaccettabile che nello stesso settore convivano regolamentazioni e regimi fiscali cosìsquilibrati. Per noi questa battaglia liberale continua". AncheRiccardo Pedrizzi, giàpresidente della Commissione finanze del Senato, ha ribadito la necessitàdi una uniformitànormativa e di un confronto tra politica e intera filiera per una riforma sostenibile. Ha definito il modo in cui sta procedendo questo atteso intervento governativo“un andamento lento”. Il cui rischioèche la riforma resti vittima di pregiudizi ideologici o scadenze elettorali. Il deputatoEttore Rosato, ha ribadito come il gioco legale combatta quello illegale e quanto sia importante che lo Stato lo regoli assumendosi tutte le responsabilitàdelle scelte, le quali sono in capo allo Stato centrale, e non agli enti locali. Il presidente di STS (tabaccai),Emilio Zamparelli, ha riportato l’attenzione sulla questione territoriale:“serve una riforma che cancelli distanze dai luoghi sensibili e limiti orari. Oggi il tema centrale nonètanto il bando di gara, quanto affrontare il riordino nella sua interezza. Dobbiamo restare uniti. Distanze e orari non devono esserci per nessuno”. Compatti, i concessionari hanno ribadito la necessitàdi avere regole certe a tutela degli investimenti, deciso il no a un oligopolio. Michele Masini, ceo di Admiral gaming network, ha parlato della“tutela del giocatore attraverso la tecnologia e l’innovazione, antidoti migliori delle restrizioni per il contrasto alle dipendenze e all’illegalità”. Stefano Sestili, di Global Starnet, ha detto:“Il cambiamentoèun valore, ma per ottenere un risultato win-win bisogna salvaguardare i punti di forza del sistema. Equilibrio e concorrenza sono fondamentali”. Marco Zega, di Codere, ha chiesto che prima di giungere a una gara ci sia una riforma che allinei anche il payout dei vari giochi e la tassazione, al fine di non scoraggiare gli investitori.“Oggi un concessionario impiegherebbe sei anni sui nove della concessione solo per rientrare dei costi”. Il delegato di Sapar,Francesco Badolato, ha parlato della necessitàdi“un riordino per slot e vlt che tenga conto delle esigenze di tutta la filiera, dei giocatori e dell’erario. Senza dimenticare nessuno”. Emmanuele Cangianelli, presidente di EGP (Fipe), ha richiamato la responsabilitàdella politica su un mercato regolato che tuteli l’offerta legale per contrastare quella illegale che vale già30 miliardi.“Proprio i pubblici esercizi costituiscono il 42% della rete del gioco pubblico.”Ha ricordato. Il deputatoFabrizio Sala, ha detto:“Serve una riforma condivisa a tutti i livelli e non scritta solo da politici”. Il senatoreAntonio Trevisi, della Commissione Bilancio, ha voluto condividere il legame tra gioco e mondo sportivo, ribadendo“la necessitàdi un intervento che tuteli e valorizzi l’intera filiera fisica”. In chiusura, il convegno ha lanciato un messaggio univoco: la riforma del gioco pubblico non puòessere fatta "nel bunker" dei ministeri. Senza un tavolo tecnico che includa chi il territorio lo conosce e lo presidia, lo Stato rischia di distruggere una filiera da 150.000 occupati per consegnare il mercato a pochi o, peggio, alle maglie del gioco illegale e quindi della criminalitàorganizzata.
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