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"I manifesti su Meloni? Ironia", "Si torna al teatrino del fascismo": il botta e risposta Renzi-Sechi
Oggi 23-05-26, 05:51
di Matteo Renzi Caro Direttore, La ringrazio per avermi dedicato il suo autorevole editoriale che ho letto con la consueta attenzione. Lei sostiene che i manifesti della campagna di Italia Viva per il 2x1000 segnino la mia contraddizione. Ma come fa Renzi, che era stato nel 2022 l’unico a suggerire al centrosinistra di non utilizzare l’argomento del “Meloni è neofascista”, ad usare oggi il gioco di parole “Quando c’era Lei”. Confermo: ho sempre detto che Meloni andava giudicata per ciò che ha fatto e non sulla base dei richiami ideologici. Non a caso la giudico sfascista, non fascista. Purtroppo i salari reali sono più bassi del 2021, purtroppo il debito pubblico è peggiorato, purtroppo la produzione industriale è ferma, purtroppo le riforme sono rimaste nel cassetto. Per fortuna Giorgia Meloni non è fascista, ma purtroppo il suo Governo è stato sfascista. Queste sono le mie opinioni, discutibili come tutte in democrazia. Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo non è un’accusa di fascismo: è una sottile ironia - ben riuscita visto che ne parlano tutti- sul fatto che quando c’era lui, il Duce, i treni arrivavano puntuali. Se proprio vogliamo fare l’analisi del messaggio, senza scomodare McLuhan, sto casomai accusando la Meloni di fare il contrario di quello che faceva Mussolini. Ma caro Direttore le svelo un segreto: era un messaggio scherzoso per prendere in giro la Premier e questo Governo. Meloni lo ha capito, ci ha fatto i complimenti e ha pubblicamente detto che la campagna è stata efficace. Meloni che si conferma più capace di tanti suoi collaboratori ha anche suggerito di non censurarla come invece vogliono fare gli zelanti che sono più realisti del re. Io apprezzo lo stile della Presidente anche se confesso una certa nostalgia per un altro predecessore, più capace di comunicare di tutti noi. Ci fosse stato Silvio Berlusconi, infatti, mi avrebbe telefonato per farsi una bella risata. E poi, ne sono certo, avrebbe strigliato i suoi. Già me lo vedo col suo stile inimitabile dire: «Ma, cribbio, non sapete nemmeno scherzare. State diventando peggio dei comunisti». di Mario Sechi Caro Presidente Renzi, anche io seguo le sue iniziative con attenzione, «mi consenta» (le ricorda qualcuno?) di fare qualche breve considerazione sul governo, la sinistra e la questione del «fascismo degli antifascisti» che non le appartiene per cultura, formazione, intelligenza. Proprio per questa sua lontananza ideologica, mi ha sorpreso che lei abbia fatto della simbologia fascista il perno di una campagna che conferma il cuore del problema dell’opposizione. Lei aveva ragione ieri, quando mise in guardia i suoi compagni di viaggio sul rischio della demonizzazione di Meloni, ma proprio qui sta la contraddizione dell’oggi: l’uso della metafora fascio-ferroviaria è un sofisticato innesco che alla fine lascia il retrogusto del «solito teatrino» (sì, è sempre Lui) per disegnare la destra con i caratteri tipografici, la locomotiva, il linguaggio del Ventennio. Non sto mancando il punto dell’ironia, lo estendo nei suoi più profondi significati che lei ha abilmente utilizzato. Ridiamo, ma poi pensiamo. Geniale, ma perfido. I misfatti economici che lei cita per sostenere la tesi della «sfascista» Meloni hanno bisogno di una cornice, un contesto. Non siamo in tempo di pace, ma in una fase di guerra intensa. Meloni guida un esecutivo stabile in mezzo a una tempesta globale e questo, per chi cerca di fare un’onesta analisi politica, si è tradotto nell’inestimabile difesa del risparmio degli italiani (alla fine del 2024 le attività finanziarie delle famiglie italiane ammontavano a 6.030 miliardi di euro), nell’ottima performance dei titoli di Stato, nella gestione prudente del bilancio certificata da agenzie di rating, Fondo monetario internazionale e altre istituzioni indipendenti. Un Paese che in poco più di trent’anni ha attraversato tre big bang finanziari (1992, uscita della Lira dallo Sme e prelievo forzoso; 2008, crac dei mutui subprime; 2011, crisi del debito sovrano) bruciando una massa inimmaginabile di soldi dei contribuenti, ha trovato con il governo Meloni una credibilità sui mercati che le ricette pazze del Campo Largo non potranno mai assicurare. Su questo si voterà nel 2027. Condivido con lei la nostalgia per Silvio Berlusconi, fu il mio eccezionale editore al Giornale e a Panorama, sapeva scherzare su se stesso e amava ascoltare i giornalisti, soprattutto quando non erano d’accordo con lui. Un giorno mi disse: «Renzi sarebbe perfetto per guidare un giorno Forza Italia, non capisco come faccia a stare dall’altra parte». Cribbio, neanche io.
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