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Iran, la giornata di guerra. Hormuz, "pedaggio da 2 milioni di dollari": l'ultimo azzardo dei pasdaran
Oggi 24-03-26, 17:03
Donald Trump ventila la possibilità della fine delle ostilità in Iranma Israele frena. E intanto si continua a combattere nel Golfo. Raid aerei israeliani e statunitensi hanno preso di mira le basi delle Guardie Rivoluzionarie in diverse città iraniane, tra cui la capitale Teheran, Isfahan, Tabriz e Shahrekord, martedì, secondo quanto riferito da al Arabiya. L'Unità Centrale Basij nella zona sud di Teheran è stata colpita, oltre ai centri di ricerca specializzati in elettronica e missili nella capitale. In risposta, l'Iran ha lanciato una nuova ondata di missili verso Israele questa mattina, secondo la televisione di stato iraniana. La difesa aerea israeliana ha intercettato missili sopra Tel Aviv e il nord di Israele. Le sirene d'allarme sono risuonate ad Haifa, Eilat e Dimona, e detriti missilistici sono caduti ad Haifa. Segui qui le principali notizie della giornata in diretta. Reuters: Iran più duro sul negoziato, punta a un ruolo su Hormuz -L’Iran ha irrigidito in modo significativo la propria linea negoziale dall’inizio della guerra e, in caso di ritorno al tavolo con gli Stati Uniti, avanzerebbe richieste di alto profilo, tra cui il controllo formale dello Stretto di Hormuz. È quanto riporta Reuters, citando tre fonti iraniane. Dopo l’attacco del 28 febbraio da parte di Stati Uniti e Israele, il peso dei Guardiani della Rivoluzione nelle scelte strategiche è aumentato sensibilmente. In un eventuale negoziato strutturato con Washington, Teheran si presenterebbe dunque con una piattaforma articolata e più rigida. Tra le richieste iraniane figurerebbero non solo la cessazione delle ostilità, ma anche garanzie contro future azioni militari e compensazioni per i danni subiti. Sul tavolo, inoltre, verrebbe posta la questione del controllo di Hormuz. Parallelamente, l’Iran escluderebbe qualsiasi discussione su limitazioni al proprio programma missilistico balistico, tema che gli Stati Uniti considerano da sempre non negoziabile.Al momento non risultano contatti diretti tra le parti, precisano le fonti. Teheran avrebbe avviato solo consultazioni preliminari con Pakistan, Turchia ed Egitto per sondare la possibilità di una base comune per un eventuale dialogo con Washington sulla fine del conflitto. Secondo fonti pakistane, già questa settimana potrebbero svolgersi a Islamabad incontri bilaterali dedicati alla crisi. In tal caso, l’Iran sarebbe rappresentato dal presidente del Parlamento Mohammad Baqer Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Resta però centrale il ruolo dei Pasdaran, cui spetterebbe in ultima istanza qualsiasi decisione. Zolghadr segretario del consiglio di sicurezza Iran al posto di Larijani - Mohammad Bagher Zolghadr, comandante militare in pensione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, è stato nominato segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, in sostituzione di Ali Larijani, ucciso la scorsa settimana in un attacco israeliano: lo riferiscono i media iraniani. Zolqadr in passato ha ricoperto posizioni di alto livello nel settore della sicurezza. Era a capo del quartier generale elettorale della fazione politica intransigente, il Fronte Popolare delle Forze Rivoluzionarie Islamiche. Dal 2022, ha ricoperto la carica di segretario del Consiglio per il discernimento dell'opportunità del governo iraniano, un'assemblea che risolve le divergenze tra il parlamento e il Consiglio dei Guardiani, composto da religiosi e giuristi sciiti che hanno il potere di veto sulle leggi. L'Iran ha iniziato a chiedere il pagamento di un pedaggio per lo Stretto di Hormuz - L'Iran ha iniziato ad applicare tariffe di transito ad alcune navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz, istituendo di fatto un pedaggio informale sul passaggio. Lo riporta l'agenzia Bloomberg, sottolineando che i pagamenti richiesti possono raggiungere i 2 milioni di dollari per viaggio e sono imposti ad hoc. Alcune navi hanno già provveduto al versamento, che mostra la crescente influenza dell'Iran sullo Stretto. Scommesse sospette sulla tregua, l'ombra dell'insider trading - Otto account creati da pochi giorni hanno puntato nel fine settimana quasi 70mila dollari su una tregua tra Stati Uniti e Iran entro il 31 marzo, alimentando i sospetti che dietro quelle giocate possano esserci informazioni riservate. Secondo un'inchiesta del Guardian, i wallet, aperti tutti intorno al 21 marzo, incasserebbero complessivamente circa 820 mila dollari in caso di cessate il fuoco formalizzato entro la fine del mese. A rendere il caso ancora piùdelicato èil precedente di un altro account, creato poco prima dei raid americani contro l'Iran del 28 febbraio, che avrebbe scommesso (e vinto) proprio su quell'escalation militare senza effettuare, finora, altre operazioni rilevanti. Una coincidenza che aveva giàacceso interrogativi sulla possibile presenza di insider sui mercati predittivi legati alla guerra. Gli esperti del settore cripto citati dal quotidiano britannico parlano apertamente di operazioni anomale. Ben Yorke, ex ricercatore di CoinTelegraph e oggi impegnato nello sviluppo di una piattaforma di trading basata sull'intelligenza artificiale, sostiene che il frazionamento delle puntate tra piùwallet e i tentativi di rendere opaca l'identitàdegli scommettitori siano segnali compatibili con un caso di insider trading. Secondo Yorke, quei portafogli "sembrano decisamente" riconducibili a qualcuno con "un certo grado di informazioni interne". Teheran ferma export gas verso la Turchia- L'Iran ha interrotto le esportazioni di gas naturale verso la Turchia a seguito dell'attacco israeliano della scorsa settimana contro il gigantesco giacimento di South Pars. Lo riferiscono fonti non specificate, ma citate dall'agenzia americana Bloomberg che le definisce "a conoscenza dei fatti". Secondo i dati dell'Associazione turca dei distributori di gas naturale lo scorso anno la Turchia ha importato circa il 14% del proprio fabbisogno di gas naturale dall'Iran. Mosca: "Valuteremmo negativamente l'allargamento del conflitto al Caspio"- La Russia valuterebbe in modo estremamente negativo un allargamento del conflitto iraniano alla regione del Mar Caspio. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov durante una conferenza stampa. "La Russia lo considererebbe in modo estremamente negativo", ha detto Peskov ai giornalisti. In precedenza, il ministero degli Esteri russo aveva dichiarato che la Russia e l'Iran sono preoccupati per l'estensione del conflitto in Medio Oriente alle acque del Mar Caspio. "Pentagono potrebbe inviare truppe per prendere l'isola di Kharg" - I vertici militari statunitensi stanno valutando il possibile dispiegamento di una brigata da combattimento della 82ma Divisione aviotrasportata dell'Esercito, insieme ad alcuni elementi del quartier generale della divisione, per sostenere le operazioni americane contro l'Iran e soprattutto per prendere il controllo dell'isola di Kharg, secondo fonti della Difesa. Lo scrive oggi il New York Times. Le stesse fonti descrivono i movimenti come pianificazione prudenziale, sottolineando che finora non è stato impartito alcun ordine né dal Pentagono né dal Comando centrale statunitense. Le forze da combattimento verrebbero tratte dalla "Immediate Response Force" della 82ma Divisione aviotrasportata, una brigata di circa 3mila soldati in grado di essere dispiegata in qualsiasi parte del mondo entro 18 ore. Secondo il Nyt, queste truppe potrebbero essere impiegate per prendere il controllo dell'isola di Kharg, il principale hub iraniano per l'export petrolifero. Un'altra opzione presa in considerazione, qualora il presidente statunitense Donald Trump autorizzasse un'operazione per occupare l'isola, sarebbe un attacco condotto da circa 2.500 militari della 31ma Unità di spedizione dei Marines, attualmente in trasferimento verso la regione. Von der Leyen, "è ora di trattare" - Per la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, "è ora di sedersi al tavolo delle trattative e porre fine alle ostilità" nella guerra aperta tra IRAN e forze statunitensi e israeliane, iniziata con l'offensiva a sorpresa lanciata il 28 febbraio. Von der Leyen, che si trova a Canberra per concludere un accordo commerciale con l'Australia, ha esortato l'IRAN a "cessare immediatamente le sue minacce" in un conflitto che ha colpito l'approvvigionamento globale di petrolio, a causa del drastico calo del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. "L'IRAN deve cessare immediatamente le sue minacce, le attività di deposizione di mine, gli attacchi con droni e missili e gli altri tentativi di bloccare lo stretto alla navigazione commerciale", ha affermato la presidente in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro australiano Anthony Albanese. Von der Leyen ha condannato come "inaccettabili" gli attacchi iraniani contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane, sostenendo che tutte queste azioni "devono essere condannate". Il Kurdistan iracheno accusa Teheran: "Missile sui Peshmerga, 6 morti" - Il ministero dei Peshmerga della regione autonoma del Kurdistan, nel nord dell'Iraq, conferma un bilancio che parla di sei morti e 30 feriti accusando l'Iranper sei attacchi con missili balistici a Soran, nella provincia di Erbil. Lo riferisce in un aggiornamento l'emittente curda Rudaw. "Paesi Golfo piùvicini a un intervento contro Teheran" - Gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico sono sempre piùprossimi a un coinvolgimento diretto nel conflitto con l'Iran. Spinti dall'escalation degli attacchi che hanno colpito infrastrutture energetiche, aeroporti e centri nevralgici delle loro economie, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, pur evitando per ora di schierarsi apertamente in guerra, stanno irrigidendo la loro postura verso Teheran, sia sul piano militare che su quello finanziario. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, Riad ha recentemente accettato che le forze americane utilizzino la base aerea di King Fahd, sul lato occidentale della Penisola arabica. Una svolta significativa, perchéall'inizio del conflitto il regno aveva assicurato di non voler consentire l'uso del proprio territorio o del proprio spazio aereo per attacchi contro l'Iran. Una linea diventata peròsempre piùdifficile da sostenere dopo i ripetuti raid iraniani con missili e droni contro obiettivi sauditi, comprese infrastrutture energetiche e la capitale Riad. Il principe ereditario Mohammed bin Salman, riferiscono le stesse fonti, sarebbe ora vicino alla decisione di unirsi agli attacchi per ristabilire una capacità di deterrenza. Un segnale in questa direzione era arrivato giànei giorni scorsi dal ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan, che aveva avvertito che "la pazienza dell'Arabia Saudita di fronte agli attacchi iraniani non èillimitata". Anche gli Emirati stanno aumentando la pressione su Teheran. Dubai, tradizionale hub finanziario per imprese e capitali iraniani, ha cominciato a colpire beni e strutture riconducibili alla Repubblica islamica. Teheran,misure per far passare a Hormuz le navi dei Paesi non aggressori - L'Iran ha affermato di avere adottato misure per consentire il passaggio attraverso lo stretto di Hormuz alle navi non appartenenti né collegate a Stati uniti e Israele. Lo ha reso noto l'ufficio del presidente Masoud Pezeshkian, riferendo di una telefonata avuta ieri con il primo ministro pachistano Shahbaz Sharif. "In ogni caso, l'Iran ha adottato misure per garantire la sicurezza della navigazione e del transito delle navi attraverso questa via d'acqua e predisporrà il coordinamento necessario per il passaggio delle navi che non appartengono agli aggressori, non sono affiliate a loro e non partecipano all'aggressione", ha dichiarato Pezeshkian. Ft, "la Cina prova a sfruttare il coinvolgimento Usa a suo vantaggio" - La leadership cinese guarda al coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Iran come a un possibile vantaggio strategico per modificare a proprio favore gli equilibri di potere nell'Asia-Pacifico. Lo riporta il quotidiano britannico Financial Times, secondo cui il ridispiegamento di forze statunitensi dal Giappone e della componente del sistema Thaad dalla Corea del Sud verso il Medio Oriente viene considerato a Pechino come una riduzione, seppur limitata ma simbolicamente significativa, della presenza Usa nella regione. Li Yihu, membro del Parlamento cinese, ha dichiarato che, se la presenza militare statunitense nell'Asia-Pacifico si indebolisse, sarebbe chiaro chi ne trarrebbe beneficio, aggiungendo che le Forze armate cinesi stanno crescendo rapidamente mentre quelle statunitensi si trovano sotto pressione.
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