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Jannik Sinner? Mouratoglou crea scandalo: "Djokovic non è migliore di lui"
06-02-2026, 12:20
Cosa resta davvero degli Australian Open e, soprattutto, della semifinale persa da Jannik Sinner contro Novak Djokovic? Secondo Patrick Mouratoglou, molto più di una semplice sconfitta. E soprattutto non la conferma di una presunta superiorità tecnica dei Big Three rispetto alla nuova generazione. Un’idea che il coach francese definisce senza mezzi termini “miope". Il tema è esploso sui social, dove Mouratoglou — allenatore di Serena Williams, Simona Halep, Rune e Tsitsipas — ha pubblicato un video diventato virale. “Per coloro che pensano che la vittoria di Djokovic su Sinner significhi che i Big Three giochino ancora un tennis migliore rispetto ad Alcaraz e Sinner, questa è una visione molto miope — ha spiegato —. Prendete una partita e la trasformate in una regola. Ma Sinner aveva vinto i cinque incontri precedenti contro Djokovic: una sola gara non basta a cambiare ciò che ho visto negli ultimi due o tre anni”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46197839]] Per Mouratoglou, il dato tecnico è chiaro: “Jannik si muove più velocemente, colpisce più forte, anticipa la palla e serve meglio di Novak”. E allora come si spiega il risultato di Melbourne? “Djokovic è il più forte mentalmente nella storia del tennis. È questo che ha fatto la differenza ed è ciò su cui ha costruito tutta la sua carriera”. Il coach entra nei numeri: “Sinner ha vinto dodici punti in più nell’arco del match, ma ha perso perché Novak ha conquistato quelli decisivi, i punti che contano davvero”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46210133]] La conclusione è netta: “Novak non è un tennista migliore di Sinner. È il più grande agonista della storia. In quella partita è stato migliore di Jannik, ma per la sua forza mentale”. A rendere il tutto ancora più curioso è stato l’intervento social di Rafa Nadal, arrivato a sorpresa sotto al video. Nessuna parola, solo emoticon: prima l’imbarazzo, poi le risate. Un commento enigmatico, sparito poco dopo, che ha acceso ulteriormente il dibattito. Perché il confronto tra epoche, nel tennis come altrove, resta sempre aperto.
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