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Kimi delle meraviglie, un trionfo italiano e una prima pagina di storia
Oggi 16-03-26, 15:02
Adesso che abbiamo trovato un potenziale Jannik Sinner anche nel motorsport, non mettiamo limiti alla provvidenza. Kimi Antonelli, 19 anni e 7 mesi, talento incredibile quando si trova a domare i 1000 cavalli della Mercedes W17, ha vinto il gran premio di Shanghai davanti al compagno di Mercedes, George Russell, a un pimpante Lewis Hamilton al primo podio da ferrarista. Quarto Charles Leclerc, quinto il futuro fenomeno della F1, quel Bearman che sta facendo mirabilie in Haas. Malissimo le McLaren che non sono neppure partite e ritirato Verstappen. Ora Antonelli è secondo nel mondiale (47 punti), dietro Russel (51) e davanti a Leclerc ed Hamilton (34 e 33) le cui SF-26, senza la tanto decantata ala Macarena che è solo uno specchietto per le allodole, non hanno il passo delle Mercedes. Domanda: può vincere il mondiale, Antonelli? Risposta: sì. E qui chiudiamo la fredda cronaca perché ci sono considerazioni e analisi dietro questo successo di un pilota italiano che mancava dal 2006 quando Giancarlo Fisichella trionfò in Malesia. Kimi ha vinto perché è bravo, ha faccia tosta e guida la monoposto migliore, la Mercedes W17 in grado di interpretare il nuovo regolamento grazie a un geniale algoritmo che fa ricaricare al meglio la batteria della power unit. Con Russell si giocherà il mondiale perché la casa tedesca ha costruito una perfetta macchina da guerra. Quasi letale per i rivali. Kimi è già un personaggio e piace come piaceva Sinner a 20 anni: nato a Bologna, a 30 chilometri da Maranello (sic...), tifa Virtus nell’amato pianeta del basket e si è diplomato all’istituto Salvemini (indirizzo Relazioni internazionali e marketing). È un predestinato: ha vinto tutto nei campionati minori ed è cresciuto nel Junior Team Mercedes per una furba intuizione di Toto Wolff e, soprattutto, per la cecità degli uomini di Maranello che se lo fecero scappare. Papà Marco, difatti, lo propose a Maurizio Arrivabene quando Kimi era dodicenne ma la sciagurata risposta dell’allora team manager della Ferrari fu: «Troppo giovane». Uscito dall’ufficio di Arrivabene, papà Antonelli telefonó alla Mercedes e parló con Toto Wolff che lo contrattualizzò al volo. A soli 18 anni ha debuttato in F.1 con le Frecce d’Argento quando Hamilton è passato alla Ferrari per 40 milioni di euro: Wolff ha risparmiato quel tesoretto e si è trovato fra le mani un talento. Dopo un 2025 condito da qualche errore di gioventù ma anche tre podi (Brasile, Canada e Las Vegas), Antonelli è stato confermato da Toto. Che ha avuto ragione. A Shanghai l’emozione ha avuto ieri il sopravvento su questo 19enne che ha coperto l’ultimo giro del gran premio con il casco bagnato dalle lacrime: «Sul podio mi stavo c...ndo addosso, prima avevo rischiato però l’infarto quando sono uscito di pista. Dopo la pole avevo detto che sognavo di riportare l’Italia in vetta alla Formula 1 e l’ho fatto. Non è stata una partenza semplice, ho lasciato troppo spazio alle Ferrari. Ma il passo è stato buono». E Toto Wolff, il suo mentore: «Con Rosberg, Bottas, Hamilton e Russell, Kimi è entrato nel gotha dei vincitori con il team Mercedes-Fangio Moss». Ultima personalissima considerazione. Kimi ha preso da poco la residenza fiscale a San Marino: non è che gli psedo-intellettuali che hanno massacrato Sinner per la sua abitazione a Montecarlo torneranno all’assalto con Antonelli? Diceva Enzo Ferrari: «Gli italiani perdonano tutto meno che il successo». Kimi è avvertito.
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