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La Puglia del Pd, più tasse e meno servizi: il buco della sanità lo pagano i cittadini
Oggi 13-03-26, 04:53
La Puglia è una bomba ad orologeria che rischia di esplodere nelle tasche dei contribuenti, un cortocircuito dove il cinismo della sinistra e il rigore dei numeri si scontrano senza esclusione di colpi. Il verdetto arrivato dal summit romano tra la Regione e i ministeri dell’Economia e della Salute è una sentenza senza appello: il deficit sanitario per il 2025 ha toccato quota 369 milioni di euro. E gli stessi ministeri hanno intimato alla Regione di presentare un nuovo Piano operativo triennale, con «un’adeguata programmazione regionale» per contenere il disastro. Tradotto: chiusure o accorpamenti di reparti ospedalieri, razionalizzazione della spesa farmaceutica. Perché non è solo un buco, è un baratro che nemmeno la tanto temuta manovra fiscale sulle addizionali potrebbe riuscire a colmare del tutto. E dunque, mentre nei palazzi del potere si discute se serva un decreto presidenziale o una legge del Consiglio per alzare l’Irpef, fuori la realtà racconta di liste d’attesa infinite e ospedali fantasma. Il caso del nuovo polo di Monopoli-Fasano è l’emblema di questa deriva: 300 posti letto che non hanno ancora accolto un solo paziente, ma che sono già finiti nel mirino della Procura di Bari per un presunto giro di tangenti, carrelli d'oro e pareti attrezzate “orientate” da mazzette e compiacenze tecniche. Il contrasto tra la narrazione della giunta e la freddezza dei bilanci è stridente. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46235671]] Da una parte, l’amministrazione Pd rivendica il miglioramento degli indicatori assistenziali e il raggiungimento delle soglie di adempienza; dall'altra, i ministeri certificano uno squilibrio strutturale alimentato dalla mobilità passiva, con migliaia di cittadini in fuga verso altre regioni per curarsi, e da una spesa farmaceutica fuori controllo. Il braccio di ferro con il governo centrale si gioca sulla forbice tra l’incremento dei costi sanitari, stimato al 4 per cento, e le risorse del fondo nazionale cresciute appena dell’1,7 per cento. Una differenza che per il territorio pugliese si traduce in un ammanco di 240 milioni di euro, rendendo la quadratura del cerchio un esercizio di equilibrismo quasi impossibile. Il centrodestra, rinvigorito dai dati del disavanzo, attacca frontalmente parlando di un sistema piegato alle logiche del consenso. Il gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale non usa giri di parole: «È costata cara ai pugliesi (cittadini e imprenditori) la campagna elettorale del centrosinistra! Dalla Sanità alle Attività produttive non si è badato a spese, solo che a pagare sono i pugliesi che si ritroveranno con più tasse regionali, meno servizi sanitari e meno investimenti alle aziende». Secondo i meloniani, la voragine finanziaria sarebbe il frutto avvelenato di una gestione clientelare che ha preferito alimentare la spesa corrente piuttosto che razionalizzare la macchina amministrativa. Per la nuova amministrazione guidata da Antonio Decaro, l’eredità (targata Michele Emiliano, altro big dei dem) è pesante e il tempo stringe. Entro il 30 aprile le cifre dovranno essere cristallizzate e la parola «tasse» smetterà di essere un tabù per diventare, probabilmente, una realtà. Il percorso è minato: la disputa giuridica sulle modalità di prelievo fiscale si intreccia con la necessità di una spending review che l’opposizione chiede a gran voce per evitare di mettere nuovamente le mani nelle tasche dei pugliesi. Il sospetto di FdI è chiaro: «Perché alla luce degli ultimi eventi è evidente che il buco nella sanità e il blocco degli investimenti sono stati provocati fra il 2024 e 2025 esclusivamente per alimentare un clientelismo elettorale che poi ha portato il centrosinistra a vincere grazie a una gestione regionale che ha girato la testa di fronte a grandi sprechi, ma anche a spese folli che potevano essere maggiormente razionalizzate». La reazione delle altre forze politiche è altrettanto dura, con il capogruppo della Lega, Fabio Romito, che punta il dito contro il paradosso di un servizio che peggiora mentre i costi aumentano: «Mentre la sinistra pugliese continua con i suoi proclami, per un cittadino in difficoltà prenotare una risonanza magnetica continua ad essere un viaggio in un girone infernale, altro che esami anticipati! La beffa è che un sistema tanto inefficiente è riuscito anche a produrre un buco di diverse centinaia di milioni di euro. Se qualcuno», aggiunge, «immagina di tartassare pugliesi con l’aumento dell’Irpef, sappia già che io sono pronto alle barricate». Il fronte delle indagini giudiziarie aggiunge una venatura noir a una vicenda già fosca. Mentre i dirigenti delle Asl si preparano a chiudere i bilanci, la Guardia di Finanza scava tra mail, appunti e telefoni sequestrati per ricostruire come i costi del nuovo ospedale di Monopoli siano lievitati dai 116 milioni iniziali a oltre 200 milioni attraverso una pioggia di varianti per un ospedale che ancora non è nemmeno aperto. Forse, se ne parlerà a fine primavera. Procura permettendo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46755481]]
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