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Cronaca Milano
Milano, i giudici disarmano la polizia: "Non si arresta con la forza"
Oggi 08-07-26, 01:31
Ci sono sentenze che finiscono per ribaltare completamente la prospettiva. È la settimana in cui, da Milano a Torino, si fa i conti con una magistratura che non si limita ad assolvere degli imputati, ma finisce per mettere sotto accusa l’operato delle forze dell’ordine. È il caso della decisione del Tribunale di Milano sugli scontri avvenuti nell’ottobre 2025 davanti al Gibus Cafè di viale Tunisia. I sei imputati, accusati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale durante il tumultuoso arresto del gestore del locale, sono stati assolti. E nelle motivazioni i giudici non si limitano a ritenere insufficienti le prove raccolte dalla Procura, ma rivolgono pesanti considerazioni ai quattro agenti intervenuti quella notte. Scrivono che i poliziotti agirono in modo «certamente rapido ed efficiente, ma anche palesemente violento», attribuiscono le loro ricostruzioni a una «sensazione di allarme e accerchiamento» che avrebbe impedito di distinguere i comportamenti dei singoli presenti e arrivano perfino a ipotizzare che le lesioni riportate dagli stessi operatori possano essere riconducibili al loro stesso «modo di operare». Tre referti, però, non affermano questo. Un ribaltamento della prospettiva che emerge in modo più evidente nel passaggio dedicato dai giudici a descrivere proprio le azioni degli imputati. Il collegio Ilaria Simi, Francesca Ghezzi e Amelia Managò, sottolinea infatti che nessuno «dei ragazzi che contestavano l’operato» delle forze dell’ordine aveva «armi o strumenti atti all’offesa» e questo basterebbe a ritenere che i loro gesti fossero «più di protesta e di intralcio che non di attacco coordinato». Al contrario, definiscono «rapide, decise ed anche violente» le modalità con cui furono eseguiti gli arresti, parlando di «brusco atterramento», del trattenimento a terra e dell’applicazione delle manette. Un paradosso perché, nelle stesse 26 pagine di motivazioni, la ricostruzione dei fatti racconta una scena ben diversa. Si legge infatti che, pochi istanti dopo l’arresto del gestore, mentre l’uomo viene trascinato verso l’auto di servizio, uno degli imputati si lancia tra i poliziotti. Un altro trattiene un agente cingendolo al petto e ne spinge un altro fino a farlo cadere. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48441636]] Una ragazza, dopo essere stata allontanata e caduta a terra, si rialza e torna a frapporsi tra gli agenti e l’arrestato. Interviene anche un altro imputato, che trattiene e spinge un poliziotti. Nel provvedimento si legge che gli agenti riescono con fatica a far salire il gestore nell’auto di servizio. Una lotta in cui uno dei poliziotti tiene la portiera aperta con le gambe mentre spinge l’uomo all’interno, mentre i colleghi fanno cordone attorno alla vettura per tenere lontani i presenti, invitandoli a farsi da parte. Tanto che gli stessi giudici riconoscono come «peraltro, l’atteggiamento della polizia verso gli astanti appaia ancora controllato, se non nei momenti di maggior concitazione». Una contraddizione se pensiamo che, solo qualche riga dopo, lo stesso collegio dispone la trasmissione degli atti alla Procura nei confronti dell’agente che coordinava l’intervento, affinché venga valutata l’ipotesi di falsa testimonianza in relazione ad alcune dichiarazioni rese durante il processo da analizzare, secondo i magistrati addirittura con «particolare rigore». Secondo i giudici dalla visione dei filmati «si può rilevare che l’operazione di polizia nel corso della quale sono stati arrestati gli imputati e i coimputati, per un totale di tredici persone, protrattasi per una ventina di minuti, ha avuto fasi alterne, registrando momenti di maggior concitazione, soprattutto in occasione dei diversi arresti, ma anche di calma ed ha registrato comportamenti diversi da ragazzo a ragazzo». In una memoria dell’avvocata Ilaria Ramoni, tra i difensori assieme al collega Luigi Isolabella, era stato evidenziato che era stato utilizzato spray urticante. La sentenza riconosce che quella notte quattro agenti si trovarono a fronteggiare un contesto estremamente teso, con oltre tredici persone che protestavano, urlavano e riprendevano l’intervento. Eppure conclude che non è stato possibile dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio chi abbia realmente ostacolato l’azione di polizia e, il linguaggio utilizzato nelle motivazioni, va ben oltre la semplice insufficienza probatoria e finisce per mettere sotto accusa il comportamento dei poliziotti. Ancora una volta. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48445588]]
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