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Cronaca Milano
Milano, il Pd premia i rom: casa a 1.500 euro a testa
Oggi 14-01-26, 01:02
Una dozzina di famiglie ha già fatto le valigie e ha abbandonato il campo. Un’altra dozzina se ne andrà a breve. Tutte le altre, almeno una cinquantina, stanno ancora trattando col Comune di Milano. Il Villaggio delle Rose di Chiesa Rossa, stando a quanto risulta a Libero, sarà definitivamente chiuso tra la primavera e l’inizio dell’estate. In cambio, i rom che hanno accettato le alternative proposte da Palazzo Marino, ovvero case popolari in regime Sat (Servizi abitativi transitori) al di fuori delle canoniche graduatorie, riceveranno anche un contributo economico per affrontare le prime spese: si parla di cifre che vanno dai 900 ai 1.500 euro a nucleo famigliare. Il premio del Pd a chi per oltre vent’anni ha calpestato sistematicamente le leggi dello Stato italiano producendo buchi da centinaia di migliaia di euro per utenze e bollette non pagate. Nessuno, qui, è in regola coi pagamenti. E mai lo sarà visto che la fallimentare esperienza è al capolinea. Ieri, al civico 351 di via della Chiesa Rossa hanno fatto capolino i servizi sociali del Comune per un altro sopralluogo con le famiglie (un’ottantina in totale) da smistare nelle varie periferie della città, laddove i problemi già non mancano tra occupazioni abusive, spaccio e degrado. Eppure si tratta di un film già visto dopo lo smantellamento dei campi di Vaiano Valle e Bonfadini, coi quartieri in rivolta per l’arrivo forzato dei rom. Sarà così anche stavolta, con l’aggravante della nomea di Chiesa Rossa. Negli anni, infatti, a queste latitudini si sono registrati assalti ai corrieri, sparatorie, truffe, furti di furgoni, computer e tablet, con le forze dell’ordine sempre impossibilitate a mettere piede dentro il campo per recuperare le varie refurtive. L’ultimo episodio ha visto persino un’automobilista speronato da due pirati nomadi inseguiti dai vigili di Rozzano e poi fuggiti nell’insediamento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45034822]] La buona notizia è che l’ipotesi dell’autogestione, tramite una cooperativa di abitanti, pare per fortuna tramontata. L’ordinanza del Tar della Lombardia datata 20 novembre, infatti, non ha lasciato margine di trattativa al Comune. Una trentina di nomadi, dopo l’ordinanza di Palazzo Marino che imponeva il rilascio delle abitazioni entro il 30 settembre, aveva fatto ricorso contro l’amministrazione e pure Regione Lombardia (che però non si era costituita in giudizio) per annullarne gli effetti, ovvero il “superamento dell’area”. I giudici del tribunale amministrativo lombardo hanno respinto l’istanza dei rom con tre motivazioni ben precise. La prima: «La condizione di degrado del campo nomadi è acclarata e non contestata, per cui la decisione del Comune di chiusura del campo è adottata nell’interesse esclusivo delle famiglie rom che lo occupano». La seconda: «La chiusura del campo è accompagnata da forme di assistenza delle famiglie interessate da parte del Comune, che escludono il carattere punitivo o comunque lesivo dell’atto in quanto il Comune intende superare il modello, ormai obsoleto, dell’assistenza ai sinti e rom mediante campi di sosta temporanea al solo fine di giungere a forme di assistenza più evoluta di tipo stanziale». La terza: «Non sussiste allo stato alcun pericolo di danno grave ed irreparabile in quanto l’esecuzione dell’ordinanza è stata più volte posticipata e non risulta che il Comune intenda adottare misure coercitiCi sarebbero infatti una decina di immobili realizzati abusivamente che andrebbero a «occupare in modo del tutto irregolare e improprio anche spazi comuni e porzioni dedicate ad attività collettive e al transito, condizionando la regolare circolazione dei mezzi, anche di soccorso». Per non parlare della «non adeguatezza degli impianti fognari progettati e realizzati per un numero inferiore di persone presenti», col risultato che «nonostante ripetuti interventi di manutenzione e pulizia degli stessi, hanno causato frequenti sversamenti di liquami in superficie, a discapito delle condizione di salubrità dell’area». L’abusivismo elettrico, invece, è stato risolto dall’amministrazione mettendo sul piatto 100mila euro per sbrogliare gli allacci abusivi e le manomissioni alla cabina che fornisce la luce. Ormai resta solo da capire se sarà uno smantellamento indolore (con tutte le famiglie già sistemate altrove) oppure uno sgombero vero e proprio con l’intervento delle forze dell’ordine a cacciare chi sta diventando abusivo a tutti gli effetti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45247092]]
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