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Cronaca Milano
Milano, scuola chiusa per Ramadan: ma solo il 35% lo festeggia
Oggi 20-02-26, 03:37
Non c’è due senza tre. L’istituto comprensivo Iqbal Masih di Pioltello, anche quest’anno, chiuderà per Ramadan. Un altro inchino ai fedeli di Allah: la tripletta è servita. La circolare firmata dal preside, tra i giorni di sospensione delle lezioni include la data del 20 marzo, quando i musulmani – avvistamento della luna permettendo – festeggeranno la fine del mese a loro sacro. Fin qui, normale amministrazione. Purtroppo non ci aspettavamo nulla di diverso dal Consiglio di Istituto rispetto a quanto già successo nel 2024 e nel 2025. Si dà però il caso che secondo un sondaggio pubblicato sul primo numero del giornalino scolastico «L’occhio dell’Iqbal» è il Natale la festa preferita dagli studenti delle medie: il 45,7%. Il Ramadan? Staccato, a quota 34,3 per cento. Non c’è due senza tre. L’istituto comprensivo Iqbal Masih di Pioltello, anche quest’anno, chiuderà per Ramadan. Un altro inchino ai fedeli di Allah: la tripletta è servita. La circolare firmata dal preside, tra i giorni di sospensione delle lezioni include la data del 20 marzo, quando i musulmani – avvistamento della luna permettendo – festeggeranno la fine del mese a loro sacro. Fin qui, normale amministrazione. Purtroppo non ci aspettavamo nulla di diverso dal Consiglio di Istituto rispetto a quanto già successo nel 2024 e nel 2025. Si dà però il caso che secondo un sondaggio pubblicato sul primo numero del giornalino scolastico L’occhio dell’Iqbal è il Natale la festa preferita dagli studenti delle medie: per il 45,7 per cento di loro la nascita di Gesù è il giorno più amato. Il Ramadan? Staccato, a quota 34,3 per cento. A seguire il Capodanno, col 12,4 per cento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46023368]] Perché se è vero che la quota di stranieri iscritti all’istituto si attesta attorno al 55 per cento (il Paese più rappresentato è l’Egitto col 24,8 per cento), è altrettanto vero che gli islamici non sono affatto la maggioranza. Dunque, perché mettere i lucchetti ai cancelli della scuola per qualcosa che tocca solo una parte minoritaria degli studenti? «La decisione è stata presa perché eravamo consapevoli che sarebbero mancati molti alunni e le lezioni non sarebbero state produttive», ha spiegato il dirigente scolastico, Alessandro Fanfoni, rispondendo alle domande della redazione del giornalino sulla gestione degli anni scorsi (che si ripeterà identica quest’anno). «Tutti noi parliamo molto di accoglienza e inclusione, ma c’è ancora molto pregiudizio nei confronti della comunità musulmana. Quando decidemmo di chiudere, e dato che le elezioni erano vicine, un’esponente politica di zona ha alzato un polverone, facendo sì che gli ispettori venissero a scuola e decretassero la non regolarità della delibera», ha poi sottolineato il preside, aggiungendo che «mi sono state fatte pressioni per convincere i professori e i genitori a non chiudere la scuola, ed era difficile: tra l’altro, è stata una decisione di comune accordo presa con docenti e famiglie». Alcuni genitori hanno deciso di cambiare scuola ai figli, proprio in virtù della prima decisione di chiudere la scuola per Ramadan, ma questi sono dettagli... “Iqbal Masih: una scuola multiculturale”, campeggia sulla homepage del sito internet dell’istituto comprensivo. Ma che multiculturalismo può essere quello che impone alla maggioranza qualcosa che non fa parte del proprio bagaglio, appunto, culturale? Chi vuole festeggiare la fine del Ramadan deve essere ovviamente libero di farlo, ci mancherebbe altro, ma prendendosi un giorno di assenza (giustificata) sul registro. E poi chi ci pensa alle mamme e ai papà italiani, rumeni, cinesi, sudamericani che dovranno prendersi un giorno di ferie per badare ai pargoli in “vacanza” per una festività che, con tutto il rispetto, non li tange? Un disagio non da poco, anche perché quel giorno di chiusura stabilito dal Consiglio di Istituto per accontentare i musulmani sarebbe potuto essere destinato ad allungare un ponte, per esempio. Nulla da fare. Ha vinto ancora la favola dell’integrazione al contrario, quella per cui l’ospitante deve sottostare agli usi e costumi dell’ospite. Anche se il buonsenso sembrerebbe suggerire che sia meglio una classe metà piena piuttosto che completamente vuota. Diranno ancora che è tutta una questione di autonomia scolastica, che è sacrosanta per carità, ma omettono la resa culturale e i suoi incalcolabili danni. «La scuola è laica», sbraitano da sempre a sinistra. Solo quando si tratta di togliere i crocifissi dalle aule e di rivisitare i canti natalizi togliendo ogni riferimento a Gesù... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46065225]]
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