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Salute
Obesità, svolta nelle cure
Oggi 04-03-26, 11:06
Non è più solo una questione di bilancia. È una questione di cuore, di prevenzione, di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Nel giorno della World Obesity Day 2026, il Senato della Repubblica ospita la firma del Manifesto di Erice sull’Obesità, documento che punta a trasformare l’approccio italiano a una patologia che nel mondo coinvolge oltre 800 milioni di persone. In Italia, secondo le più recenti stime epidemiologiche, oltre 6 milioni di adulti convivono con l’obesità e circa il 46% della popolazione è in eccesso ponderale. Numeri che si traducono in un aumento significativo di diabete, malattie cardiovascolari, tumori e patologie osteoarticolari, con un impatto crescente sui costi sanitari e sociali. Non a caso il tema entra nel cuore delle istituzioni. Accanto ai rappresentanti parlamentari e governativi, la comunità scientifica è chiamata a tradurre l’evidenza in politiche strutturate e accesso appropriato alle cure. Tra i protagonisti del confronto, l’IRCCS San Raffaele Roma con il Prof. Massimiliano Caprio, Responsabile del Laboratorio di Endocrinologia Cardiovascolare, Professore Ordinario di Endocrinologia e Delegato della Società Italiana di Endocrinologia (SIE). “L’obesità è oggi una emergenza di salute pubblica globale”, afferma Caprio. “Non riguarda soltanto l’eccesso di peso corporeo, ma aumenta in modo significativo il rischio di diabete, malattie cardiovascolari, patologie oncologiche e molte altre condizioni disabilitanti. È una malattia complessa, multifattoriale e cronica, che richiede interventi integrati e coordinati”. Ma la notizia che sta cambiando il dibattito scientifico, e politico, è un’altra: le nuove terapie non si limitano più a far perdere peso. “Negli ultimi mesi abbiamo assistito a progressi terapeutici notevoli”, spiega “le terapie con agonisti del recettore GLP-1 (come semaglutide) e i doppi agonisti GIP/GLP-1 (come tirzepatide) determinano perdite di peso clinicamente significative e mostrano benefici cardiovascolari sempre più documentati. Questo rappresenta un cambio di paradigma: oggi intervenire sull’obesità significa ridurre il rischio cardiometabolico e prevenire eventi cardiovascolari maggiori, per questo ritengo allarmante che suddette terapie siano ancora sotto utilizzate, parliamo di circa 10 milioni di pazienti candidabili e del meno 2% di quelli effettivamente trattati”. Eppure, se trattare l’obesità significa prevenire infarti, ictus e complicanze metaboliche, l’investimento in cura diventa anche una strategia di sostenibilità. All’orizzonte, inoltre, si profilano nuove frontiere: molecole multi-agoniste capaci di agire su più bersagli metabolici, formulazioni orali innovative e approcci terapeutici combinati. “È una fase di grande innovazione”, osserva Caprio, “ma serve appropriatezza prescrittiva, monitoraggio clinico rigoroso, personalizzazione e soprattutto informazione. Certo, non esistono soluzioni semplici per una malattia complessa. Le terapie farmacologiche non sostituiscono, infatti, lo stile di vita, ma lo integrano”, conclude l’endocrinologo, “attività fisica, corretta alimentazione e supporto psicologico restano fondamentali. Solo un approccio multidisciplinare può garantire risultati duraturi e una reale equità di accesso alle cure”.
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