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Ramy, l'ex capo della Polizia fa indignare la Matone: "Incommentabile"
Oggi 09-04-26, 01:22
«Oggi ci troviamo con 7 carabinieri indagati e a processo, che deve fare il carabiniere? Il carabiniere viene messo sullo stesso piano di chi guidava quello scooter». A Quarta Repubblica, il talk del lunedì sera di Rete 4, è Francesco Giubilei a sintetizzare in poche battute lo sconcerto di molti telespettatori riguardo alla vicenda di Ramy Elgaml, il giovane morto a Milano il 24 novembre 2024 al termine di un inseguimento con la Polizia. La Procura diretta da Marcello Viola ha chiesto il processo per l’agente alla guida dell’auto d’ordinanza sulle tracce dello scooter guidato da Fares, amico di Ramy senza patente. L’accusa, per l’agente, è di omicidio stradale per “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Formula che ha trovato il plauso di Franco Gabrielli, ex-capo della Polizia e oggi delegato alla Sicurezza e alla Coesione sociale del Comune di Milano a guida Pd. Gabrielli ha parlato di «un inseguimento non condotto nella modalità corretta. Anche perché ci sono pur sempre una targa e un veicolo. Esiste un principio fondamentale: la proporzionalità delle azioni che devono essere messe in campo per conseguire un determinato risultato. Posso addirittura utilizzare un’arma se è in pericolo una vita, ma se il tema è soltanto fermare una persona perché sta scappando, non posso metterla in una condizione di pericolo. È un elementare principio di civiltà giuridica». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47169492]] Ospite di Nicola Porro è Simonetta Matone, ex magistrato e deputata alla Camera per la Lega, che definisce le parole di Gabrielli «incommentabili». «Era il capo della Polizia e parole di questo genere gettano discredito soltanto su chi le pronuncia, perché non c’è nessuna possibilità di graduare i beni in gioco. La sicurezza è una piramide, al primo posto c’è l’incolumità dei cittadini, messa a repentaglio da quei due che andavano dove andavano e come andavano; al secondo posto l’incolumità delle forze dell’ordine, perché non è scritto da nessuna parte che bisogna mettere a repentaglio la loro vita, infatti vanno tutelati, è un pericolo anche per le forze dell’ordine quando si fanno quegli inseguimenti. Il paradosso è che si pretende, come pretendeva Gabrielli, che dinanzi al forzamento di un posto di blocco non si inseguano i soggetti, ma si inseguano le persone». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47105708]]
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