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Referendum giustizia, l'Anm dice "no" solo per tenere 9mila toghe in suo potere
Oggi 21-02-26, 13:38
Caro Direttore, anche alla luce delle precisazioni fatte dal presidente Mattarella, che non sono state una sponsorizzazione né del Sì né del No, vanno fatte le opportune distinzioni. Ad andare sopra le righe, per dirla fuori dai denti, sono stati da un lato Gratteri che è arrivato a criminalizzare i potenziali votanti per il Sì e dall’altro lato Nordio che, essendo ministro della Giustizia, non poteva utilizzare le frasi del pm Di Matteo per attaccare un Csm risucchiato nello scontro fra le correnti dell’Anm che agiscono nel suo ambito. Nello sfondo, però, non c’è stato solo questo. Fermo rimanendo la necessaria distinzione fra il Csm come istituzione e l’Anm che si è trasformata in soggetto politico in questo referendum, sono entrate in campo altre due questioni che non possono essere sottaciute. Vedendo che le cose andavano male se il dibattito rimaneva solo sul terreno tecnico dei meccanismi referendari, a un certo punto il No ha messo in campo alcuni maître à penser come Landini, Saviano, Formica che l’hanno buttata in politica affermando che, indipendentemente dai tecnicismi, bisognava votare No perché la riforma è il primo passo per l’Italia verso una involuzione di tipo autoritario e parafascista. Il secondo elemento è che per questa indebita “occupazione” dell’Anm con le sue correnti, il Csm è andato incontro a questioni di non poco conto. Non a caso Mattarella ha parlato anche di «difetti, errori, lacune» meritevoli di critica. Addirittura nel passato Cossiga, le cui competenze giuridico istituzionali nessuno può mettere in discussione, di fronte ad un ordine del giorno del Csm su input delle correnti dell’Anm contro il governo Craxi, minacciò l’invio dei carabinieri. Le cose non si fermarono lì. Il caso Palamara fu ben altro che una vicenda che coinvolgeva solo i 5 partecipanti alla cena dell’hotel Champagne. Alle sue origini c’era una sorta di legge non scritta per cui la corrente di centro, Unione perla Costituzione, guidata da Palamara, doveva fare maggioranza con Magistratura Democratica e affini. Non si sa perché a un certo punto Palamara rovesciò le alleanze e stabilì un patto stretto con Magistratura Indipendente. A quel punto Magistratura Democratica reagì facendo inventare da un pm un’inesistente reato di corruzione commesso da Palamara per cui nel suo telefono fu messo un trojan per le intercettazioni ambientali. Da quelle intercettazioni emerse l’esistenza di un autentico sistema che andava ben oltre i 5 partecipanti alla cena dell’hotel Champagne. Si trattava di un sistema guidato da una cinquantina di “cacicchi” delle varie correnti, molto spesso pm, con diramazioni politiche partitiche le più efficaci delle quali riguardavano il Pci-Pds (che con il suo centralismo democratico assicurava ai magistrati connessi l’elezione in Parlamento). Quei 50 cacicchi avevano e per molti aspetti tuttora hanno, se la riforma non scatta, il potere di vita e di morte per ciò che riguarda la carriera di circa novemila magistrati (promozioni, trasferimenti, vicende disciplinari) non per titoli e meriti, ma per una lottizzazione totale e organica. A quel punto, con una forzatura incredibile, lo scandalo fu circoscritto ai 5 appartenenti al Csm e a Palamara espulso con centinaia di chat e di intercettazioni silenziate e volutamente ignorate. Addirittura in un caso, un colloquio fra Palamara e Pignatone, allora molto influente sulla Guardia di Finanza di Roma che svolgeva funzioni di polizia giudiziaria, il trojan non entrò in funzione. Allora, se si voleva davvero mettere al riparo il Csm come istituzione, “quel Csm” investito dal ciclone derivante dal trojan andava sciolto. Sugli effetti negativi del mancato scioglimento deve riflettere lo stesso presidente Mattarella perché questa è una delle ragioni di fondo per cui questo Csm, con quella storia alle spalle, è coinvolto dalle polemiche provocate dall’Anm. La preoccupazione dell’Associazione, infatti, non è tanto la separazione delle carriere, ma il ricorso a un sorteggio che ridurrebbe fortemente il suo potere di prevaricazione nei confronti dei novemila magistrati. Toghe che meriterebbero invece di riconquistare la loro libertà che, a questo punto, dipende dall’affermazione del Sì.
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