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Referendum giustizia, Anna Gallucci: "Solo la riforma renderà i giudici veramente autonomi"
Oggi 11-02-26, 04:56
«Al referendum voterò Sì perché credo nell’indipendenza dei magistrati e so che la prima indipendenza è quella interna: prima che nei confronti degli altri poteri dello Stato, il magistrato deve essere libero da tornaconti personali e influenze correntizie indebite nel suo lavoro all’interno della propria categoria». Attualmente non è così? «Le nostre carriere sono condizionate dal Consiglio Superiore della Magistratura. Finché i membri togati saranno indicati dalla categoria e saranno espressioni delle correnti politiche che convivono nell’Associazione Nazionale Magistrati, è possibile che anche il giudice o il pm più libero e indipendente subisca dal sistema un condizionamento psicologico e culturale, che può essere anche inconscio. Con il sorteggio, questo non accadrebbe più: la politica giudiziaria sarebbe spazzata via dal lavoro quotidiano dei magistrati». E questo lei lo ritiene un bene? «Noi amministriamo un potere enorme, ma la Costituzione ce lo riconosce in nome del popolo e non di noi stessi. Il nostro potere è un servizio, non è fine a se stesso, o a noi stessi». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46140683]] Anna Gallucci è sostituto procuratore a Pesaro. È membro dell’Anm, corrente Magistratura Indipendente, da lustri. «Avevo pensato di cancellarmi per protesta, dopo aver visto che l’Associazione si occupa solo del referendum sulla riforma», spiega. «Poi mi sono detta no: resto perché spero che, una volta introdotto il sorteggio del Csm, l’Anm recuperi il proprio ruolo fisiologico di sindacato e si occupi dei problemi quotidiani dei magistrati, lasciando da parte la politica giudiziaria». La dottoressa Gallucci non è una mosca bianca: «Nel 2022» ricorda, «c’era stato un sondaggio interno alla categoria. Si era espressa la metà della categoria e il 40% si era detto favorevole al sorteggio. Stavolta non c’è stata la stessa modalità di consultazione. Però di recente 50 di noi si sono detti pubblicamente per il Sì». Anzi, l’Anm ha chiesto a tutti di formare comitati per il No... «Sì, è stata scelta una strada militante, che a mio avviso scredita la categoria. Neppure i partiti hanno chiesto ai propri rappresentanti una linea così dura. Come si dovranno sentire gli avvocati e i cittadini che si sono espressi per il Sì quando saranno giudicati da un corpo dello Stato che si è schierato in blocco in senso contrario? Ma a darmi più fastidio sono stati l’uso che l’Associazione ha fatto dei nostri soldi e le bugie che sono state dette per sostenere il No». Parlava di soldi, dottoressa... «Si è deciso di impiegare ingenti somme per fare campagna referendaria. Mai mi sarei aspettata di vedere i manifesti appesi nelle stazioni. Ma quelli sono soldi di tutti, anche di chi, come me, è favorevole al Sì». E la questione delle bugie? «Non è vero che la riforma sottomette i pm alla politica. La riforma attua l’articolo 111 della Costituzione e specifica letteralmente e chiaramente che la magistratura resterà indipendente dal governo. Come puoi dire poi che la riforma avrebbe il sostegno della mafia, quando Giovanni Falcone era favorevole alla separazione delle carriere? Credo sia una posizione che non rispetta i cittadini che ogni giorno subiscono la mafia sulla propria pelle e che hanno bisogno di magistrati liberi che non pensano solo al proprio tornaconto». Chi è contrario alla riforma sostiene che i pm non potranno più indagare sui politici... «Non è vero. Questa frase è la vera delegittimazione della magistratura, perché in pratica si asserisce che essa sarà disposta a violare la legge che non prevede né prevederà limiti alle indagini sui politici. Voglio ricordare che noi magistrati siamo i soli a poter riscrivere e correggere la volontà popolare, mandando i politici a processo. Poi, il tempo che passa tra l’avviso di garanzia e il provvedimento cautelare e un’eventuale sentenza di assoluzione, non rara, è tale che non sempre il politico indagato innocente riesca a riprendersi e rimediare al danno fattogli. Per questo come contrappeso è necessario spezzare ogni dubbio sulla neutralità di chi giudica i giudici e introdurre il sorteggio». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45932828]] I primi a delegittimare i magistrati sarebbero quelli dell’Anm? «Sì, perché stanno difendendo ad oltranza un sistema fatto di campagne elettorali e privilegi interni che ormai ha fallito. Per questo io ritengo che il sorteggio in realtà faccia bene soprattutto a noi per primi, perché ci rafforza, rendendo più trasparente il sistema che regola le nostre carriere e la scelta dei vertici delle Procure». Si dice che la riforma non risolve tutti i problemi della giustizia... «E quale provvedimento potrebbe, da solo, mai farlo? Senza la riforma però, neppure può iniziare il processo di risoluzione dei problemi. Dopo il sorteggio dei membri del Csm, a mio avviso dovrebbe essere previsto anche il sorteggio dei consigli giudiziari, le ramificazioni territoriali del Csm, che sono i primi a condizionare le carriere». Perché secondo lei la credibilità della magistratura è precipitata nel corso degli anni agli occhi dell’opinione pubblica? «Perché un cittadino, quando entra nelle maglie della giustizia, non ha la percezione chiara di cosa influisca sull’esito della valutazione e questo è grave, perché i confini tra legge e interpretazione e quindi i limiti dell’azione giudiziaria devono essere definiti e trasparenti dall’inizio». Mi spieghi meglio, dottoressa... «Noi dobbiamo applicare le leggi, non interpretarle creativamente secondo la nostra sensibilità e le nostre idee quando non ci piacciono». L’Anm è stata spesso attaccata per aver giudicato le leggi, anziché preoccuparsi che vengano applicate... «Si è confusa la tutela, sacrosanta e necessaria, della categoria, con il diritto, che invece non abbiamo, a entrare nel merito di temi e problemi che sono di competenza della politica, sostituendoci ad essa. Penso alle norme sull’immigrazione, per esempio: occorrono norme più chiare e una volta che sono chiare va responsabilizzato chi non le applica». Si sente discriminata all’interno della sua categoria per la sua posizione sul referendum? «Non voglio dire questo, anche se registro un’azione dei sostenitori del No volta a scoraggiare il dissenso interno ed esterno. Penso alle minacce di querele e ai tentativi di screditare i sostenitori del Sì con attacchi puramente personali. Rimarco anche che l’Anm ha rifiutato ogni confronto con il governo sulla riforma, escludendo così tutti noi magistrati da ogni possibilità di avere un dialogo su una legge che comunque ci riguarderà». Perché, questa levata di scudi, un tentativo di conservare un potere guadagnato indebitamente? «Ho sentito colleghi affermare che i giudici del Csm hanno una responsabilità politica nei confronti di chi li ha votati. Questo è inaccettabile: noi dobbiamo applicare le leggi, non rappresentare chi ci elegge. A questo punto, ben venga il sorteggio liberatorio». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46259931]]
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