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Toni Servillo e gli altri giuristi da bar per il "No"
Oggi 23-02-26, 12:02
L’elenco dei testimonial è in continuo aggiornamento e a questo punto viene da dire: chissà cosa accadrà questa settimana durante il festival di Sanremo. Attori, scrittori, cantanti, volti della tv. Il fronte del No non si fa mancare nulla. E pazienza se molti di questi portabandiera dell’opposizione alla riforma della giustizia sono incappati in sfondoni epici (il pensiero corre subito allo strafalcione del fisico- premio Nobel - Giorgio Parisi). L’ultimo a scendere in campo è stato Toni Servillo. Ieri l’attore ha ufficializzato il suo voto in vista del referendum del 22 e 23 marzo con un intervento pubblicato da Fatto Quotidiano e Repubblica. Titolo: «Voterò No. Da separare sono politica e giustizia». Svolgimento: «È una riforma completamente inutile ed estremamente dannosa». Il canovaccio è il solito: la separazione delle carriere, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare per le toghe puntano a «rivedere il delicato equilibrio tra gli assetti di potere degli organi costituzionali». A danno, va da sé, della magistratura e della sua «possibilità di azione autonoma e indipendente». Dall’approvazione del disegno di legge costituzionale e dall’avvio dell’iter referendario, sono numerosi i vip che si sono schierati per il No. Peccato che spesso i loro interventi si siano trasformati in altrettanti autogol evidenziati dai Comitati per il Sì. Prendiamo il comico Giovanni Storti, uno dei componenti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Il video nel quale critica la riforma del Csm, e illustra i futuri meccanismi di selezione dei suoi componenti, è stato contestato punto per punto, ad esempio, da Luigi Marattin del Partito liberaldemocratico, che sui social ha accusato l’attore di «falsità e mistificazione» a proposito del sorteggio. E prima di lui c’era stato Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, conduttore tv, attore e regista. Ecco una delle motivazioni che lo porteranno a votare No: «Non voglio andare troppo nel dettaglio, però diciamo che questa cosa del sorteggio differenziato non mi convince perché mi sembra un po’ a sfavore della magistratura e a favore della politica. Insomma, mi sembra ci sia un po’ di Ungheria nell’aria». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46459121]] Un nome di grido come quello dello storico Alessandro Barbero è addirittura incappato nelfact checking di Meta - con tanto di a proposito del video di oltre quattro minuti nel quale ha preso posizione contro la riforma del Csm. Dopo il polverone politico sollevato dalle sue parole, l’esame di pagellapolitica.it (uno dei tanti) ha dato torto al professore torinese: «Le conclusioni più allarmistiche, sul ritorno a un controllo politico della giustizia simile a quello di uno Stato autoritario, rientrano nel campo delle opinioni politiche e delle previsioni sugli effetti futuri della riforma, non in quello dei fatti verificabili oggi». E che dire dello scrittore Maurizio De Giovanni, che sui social ha spiegato che per colpa della riforma «il giudice si adatterebbe alla giurisprudenza consolidata, che come sempre è consolidata attorno ai grandi uffici legali delle grandi aziende»? Poi ci sono gli evergreen. Quelli che non mancano mai quale che sia il provvedimento varato dal centrodestra. In questa categoria rientra sicuramente Sabina Guzzanti, che in tempi non sospetti dalle telecamere di Ottoemezzo, su La7, ha detto che «questa riforma accentra il potere nelle mani del governo e riduce il potere del Parlamento». La lista dei barricaderi è lunga. C’è l’attore Elio Germano che nel corso di una manifestazione con Francesca Albanese ha invitato il pubblico «a difendere la nostra meravigliosa Costituzione nel prossimo referendum». Come se non fosse la stessa Carta a prevedere la possibilità di essere modificata con una procedura a maggioranza qualificata seguita, appunto, dal referendum. Dettagli, evidentemente. Voterà No anche un altro attore, Alessandro Gassmann, che sul Corriere della Sera, tempo fa, ha spiegato che essendo la Costituzione «scritta da persone con un cervello superiore», per questo «non va toccata». E schierati per il No sono la cantante Fiorella Mannoia (che su Facebook si è chiesta: «Io non trovo giusto che si chieda ai cittadini di votare su un argomento così tanto complesso e delicato. Perché tanta fretta?») e l’attore Neri Marcorè, per il quale «chi spiega le ragioni del No lo fa anche argomentando per capire quali sono i rischi di questa riforma e chi invece sta dalla parte del Sì tende a insultare». Forse non è un caso se il Comitato del No, almeno quello caro all’Anm, come frontaman preferisca puntare su Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46460724]]
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