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Salute
Tumori, le cellule per rigenerare il midollo spinale
Oggi 30-01-26, 02:30
Per molto tempo sono state considerate soltanto un problema. Alcune cellule del sistema immunitario, infatti, aiutano i tumori a crescere, a diffondersi e a diventare più aggressivi. Oggi però la ricerca suggerisce che proprio queste stesse cellule potrebbero trasformarsi in una risorsa inattesa per la medicina rigenerativa, in particolare per la cura delle lesioni del midollo spinale. La scoperta arriva da uno studio coordinato dall’Università di Verona e dall’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista scientifica Immunity e frutto di una collaborazione internazionale che ha coinvolto numerosi centri di ricerca europei. Al centro dell’indagine ci sono i macrofagi associati al tumore, cellule del sistema immunitario che, all’interno delle neoplasie, vengono “riprogrammate” dall’ambiente canceroso e finiscono per favorire la progressione della malattia.I macrofagi svolgono normalmente un ruolo fondamentale nella difesa dell’organismo. Nei tumori, però, perdono questa funzione protettiva e contribuiscono a rendere il cancro più invasivo. Studiando in dettaglio questo comportamento, i ricercatori hanno scoperto che queste cellule possiedono anche una caratteristica sorprendente: sono in grado di stimolare la crescita e la maturazione dei neuroni. Analizzando cellule provenienti da diversi tipi di tumore, sia umani sia animali, il team ha individuato nei macrofagi associati al tumore un profilo genetico particolarmente favorevole allo sviluppo del tessuto nervoso. Alcune molecole prodotte da queste cellule, come SPP1, sembrano giocare un ruolo chiave nel sostenere la rigenerazione delle fibre nervose.Negli esperimenti condotti su modelli animali, i macrofagi hanno mostrato due facce della stessa medaglia. All’interno del tumore, aumentano la presenza dei nervi e contribuiscono alla sua aggressività. In un contesto completamente diverso, come quello di una lesione grave del midollo spinale, diventano invece capaci di favorire il recupero delle funzioni motorie e di sostenere la riparazione del tessuto nervoso danneggiato. Nei modelli sperimentali di lesione midollare, la somministrazione di queste cellule ha migliorato la sopravvivenza dei neuroni, stimolato la ricrescita degli assoni e ridotto fenomeni come la spasticità e l’infiammazione cronica. I macrofagi hanno anche contribuito a rendere meno ostile l’ambiente che si forma dopo una lesione, favorendo la formazione di nuovi vasi sanguigni e limitando la cicatrice fibrotica che normalmente ostacola la rigenerazione del midollo.Questi risultati sono particolarmente rilevanti perché, a differenza di molte terapie sperimentali, l’azione dei macrofagi non si limita a un singolo meccanismo, ma interviene su più aspetti della lesione contemporaneamente. È proprio questa capacità di agire in modo coordinato che rende la scoperta promettente per future applicazioni cliniche. Per trasformare i risultati di laboratorio in terapie per i pazienti, i ricercatori hanno avviato un percorso di trasferimento tecnologico e fondato una spin-off, con l’obiettivo di testare in futuro l’efficacia di queste cellule nell’uomo. Il cammino verso la sperimentazione clinica è ancora lungo, ma la direzione è tracciata.La ricerca si inserisce in un filone sempre più attivo che guarda al sistema immunitario non solo come a un fattore da controllare, ma come a una risorsa da riprogrammare. Se confermata negli studi clinici, questa scoperta potrebbe aprire nuove prospettive non solo per le lesioni del midollo spinale, ma anche per altre condizioni caratterizzate dalla perdita di tessuto nervoso, come l’ictus o i traumi cerebrali.
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