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Estero
A Davos si intensifica lo scontro tra Ue e Stati Uniti sulla Groenlandia
Oggi 20-01-26, 19:44
AGI - Con buona pace dello "Spirito del Dialogo" evocato dagli organizzatori del Forum di Davos, per la prima volta presieduto dal capo di BlackRock Larry Fink in luogo del fondatore Klaus Schwab, l'attenzione mediatica continua a essere dominata dallo scontro tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia. Le provocazioni di Trump La notte non ha portato consiglio, anzi, i toni si sono inaspriti ancora. Mentre all'alba proseguiva il dispiegamento di truppe Nato europee nella grande isola artica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sparava su Truth Social una salva di post irridenti e offensivi nei confronti dei cosiddetti alleati. Prima una vignetta creata con l'intelligenza artificiale che mostra Trump piantare la bandiera Usa sul territorio danese insieme al vicepresidente JD Vance e al segretario di Stato, Marco Rubio. Poi una seconda dove Trump espone ai capi di governo europei allibiti una mappa che vede la bandiera Usa non solo sulla Groenlandia ma anche sul Canada e sul Venezuela. I messaggi di Macron a Trump E infine un messaggio in cui insulta i britannici per aver ceduto le isole Chagos alle Mauritius. Ma lo sgarbo diplomatico più pesante è la pubblicazione di due messaggi privati inviatigli dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, e dal presidente francese, Emmanuel Macron. Il primo lo blandisce con lodi per il suo lavoro in Ucraina e a Gaza e poi si dice sicuro che si troverà una soluzione per la Groenlandia. Il secondo afferma di "non comprendere" i suoi piani di annessione e si offre di organizzare un vertice del G7 a Parigi giovedì al quale invitare anche delegati russi per discutere di Ucraina. Un dossier questo, per inciso, che pare passato talmente in secondo piano da far sorgere dubbi sulla partecipazione del presidente Volodymyr Zelensky, che era atteso oggi e non è chiaro nemmeno se venga domani. "Come il Nixon Shock" La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, nel suo atteso discorso paragona la situazione attuale al 'Nixon shock' del 1971, quando gli Usa sganciarono il dollaro dall'oro e mandarono in pezzi il mondo nato dagli accordi di Bretton Woods. Da una parte, Von der Leyen sottolinea la necessità di collaborare con Washington sia in Ucraina che in Groenlandia. Dall'altra avverte che questa crisi va colta come un'occasione per costruire "una nuova Europa veramente indipendente" in un mondo cambiato in modo irreversibile. von der Leyen, "non negoziamo sulla sovranità" Il capo dell'esecutivo comunitario non usa quindi toni apocalittici ma avverte che l'Europa non negozia sulla sovranità di Nuuk e Copenaghen e sarà "unita e inflessibile" in risposta ai dazi minacciati da Washington. Il premier Belga evoca il punto di rottura Parole che vengono rievocate, con toni ancora più duri, da alcuni dei leader europei presenti, come il premier belga Bart de Wever, secondo il quale ci stiamo avvicinando a "un punto di rottura" e bisogna essere pronti a una guerra commerciale. Scott Bessent, non reagite Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, prima di partire aveva usato toni baldanzosi contro Bruxelles ma oggi sembra meno convinto che sia un 'chicken game' dove vince l'ultimo che frena prima di schiantarsi. "Non capisco questa risposta rapida, mantenete una mente aperta, non reagite", è il suo appello di oggi. La replica di Macron Dopo la poliziotta buona, arriva il poliziotto cattivo, con tanto di Ray-Ban Aviator a specchio d'ordinanza, a causa di un piccolo problema agli occhi. Macron è visibilmente irritato per lo sgarbo del messaggio privato condiviso e inizia il suo intervento affermando con sarcasmo che "viviamo tempi di pace, stabilità e prevedibilità". È solo la prima di una serie di velenose frecciate all'indirizzo di Trump. Evoca le numerose guerre in corso, "anche se qualcuna mi dicono sia stata risolta", ironizza a proposito delle ambizioni, ora pare tramontate, del presidente americano in merito al Nobel per la pace. Afferma di preferire il "rispetto" al "bullismo" e "il diritto" alla "brutalità", e il destinatario del messaggio è chiaro. E quando evoca, anche lui, la "legge della giungla" dove il forte "schiaccia" il debole usa il verbo "trample", un'assonanza con il cognome del magnate che non appare casuale. Non è accettabile che gli Stati Uniti utilizzino i dazi per "indebolire e subordinare" un'Europa che deve essere meno ingenua e imparare a difendersi, tuona Macron. Attesa per il discorso di Trump Domani è il giorno del discorso di Trump e non è ancora chiaro quali saranno i contatti con i leader europei. Le costanti indiscrezioni su un possibile incontro con Von der Leyen che circolavano già ieri non hanno avuto, al momento seguito. Spera ancora di farlo ragionare il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che intende ottenere un bilaterale. Come sia possibile uscire in modo rapido e il più possibile indolore da un impasse così clamorosa e imprevedibile per ora resta un colossale interrogativo diplomatico.
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