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Artemis come Star Trek, "là dove nessun uomo è mai giunto prima"
Oggi 03-04-26, 13:47
AGI - I quattro astronauti del programma Artemis II hanno acceso ieri notte i motori della navicella Orion e hanno lasciato l'orbita terrestre, dove si trovavano da quasi un giorno, per dirigersi verso la Luna, un'impresa che la Nasa non compiva da oltre mezzo secolo. "L'umanità ha dimostrato ancora una volta di cosa è capace", ha dichiarato l'astronauta canadese Jeremy Hansen, che ha intrapreso il viaggio insieme a tre colleghi statunitensi, poco dopo l'esecuzione di una delle manovre più importanti della missione intorno alle 01:49 italiane, quando la navicella ha generato la spinta necessaria per lasciare l'orbita terrestre e iniziare il viaggio verso il satellite. Hansen ha descritto "una vista mozzafiato" dai suoi finestrini. "Niente ti prepara all'emozione che ti travolge in quel momento", ha confessato l'astronauta Christina Koch. Durante un'intervista in diretta trasmessa sul canale ufficiale della Nasa, l'equipaggio di Orion, completato dal comandante Reid Wiseman e Victor Glover, ha descritto una Terra "illuminata come se fosse giorno e immersa nel bagliore della Luna". "Non c'è niente di normale in tutto questo", ha spiegato Wiseman dallo spazio, "inviare quattro persone a 400.000 chilometri di distanza è un'impresa erculea, e stiamo solo ora iniziando a comprenderne la portata". La missione Artemis II (live su YouTube) Il record degli astronauti della navicella Orion Artemis II è la prima missione con equipaggio verso il satellite dalla fine del programma Apollo nel 1972. In seguito la presenza umana nello spazio è stata limitata alle prossimità della Terra, per lo più alla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Situata a oltre 384.000 chilometri di distanza, la Luna è mille volte più lontana dalla Terra rispetto all'Iss, e ci vorranno dai tre ai quattro giorni per raggiungerla. L'equipaggio non allunerà ma orbiterà attorno al corpo celeste e passerà dietro il suo lato nascosto lunedì prima di rientrare sulla Terra il 10 aprile. In compenso i quattro astronauti batteranno il record per la maggiore distanza dalla Terra mai raggiunta. Riportando alla memoria la celebre frase d'apertura che introduceva ogni episodio della serie televisiva di fantascienza degli anni '60 Star Trek: "Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi dell’astronave Enterprise. La sua missione è esplorare strani, nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima". La traiettoria di ritorno La traiettoria di Orion è stata calcolata per consentirle di tornare direttamente sulla Terra, senza bisogno di propulsione aggiuntiva, grazie alla forza di attrazione della gravità lunare. Una volta innescata la spinta principale, non è possibile tornare indietro: per rientrare sul nostro pianeta, la navicella deve prima raggiungere l'orbita lunare e poi tornare, un viaggio di diversi giorni. Our Artemis II crew will be going around the Moon, but they'll always find their way back home During this complex journey, the four astronauts will travel ~685,000 miles on a trajectory around the Moon and back to Earth. See their daily agenda: https://t.co/172PVtri2Z pic.twitter.com/zsK5i6pirj — NASA Artemis (@NASAArtemis) March 25, 2026 "D'ora in poi, le leggi della meccanica orbitale guideranno il nostro equipaggio verso la Luna, intorno a essa e li riporteranno sulla Terra", ha dichiarato Lori Glaze, scienziata della Nasa. Sicurezza e test in orbita Le tute indossate dall'equipaggio, in caso di depressurizzazione o perdita di liquido nella cabina, sono in grado di mantenere livelli adeguati di ossigeno, temperatura e pressione per un massimo di sei giorni. Per ridurre al minimo i rischi, gli astronauti a bordo hanno condotto una serie di test in orbita terrestre, nelle prime 24 ore successive al lancio, per collaudare l'affidabilità della loro navicella, che non aveva mai trasportato un equipaggio in precedenza. Imprevisti e soluzioni Nonostante alcuni imprevisti tecnici, tra cui uno relativo al bagno, tutto è stato risolto. "Sono orgoglioso di potermi definire un idraulico spaziale", ha scherzato Koch, che ha preso in mano la situazione dall'angusta cabina della navicella e ha effettuato la riparazione in diretta mondiale. Fluttuando fianco a fianco in un veicolo delle dimensioni di un furgone, gli astronauti sorridenti hanno colto l'occasione per mandare i loro saluti alle famiglie. Obiettivi futuri e concorrenza La missione Artemis II prelude al ritorno degli statunitensi sulla superficie lunare, previsto per il 2028, prima della fine del secondo mandato di Donald Trump. L'obiettivo della Nasa è costruire una base vicino al polo sud lunare, dove nessun essere umano è mai giunto, e prepararsi ai futuri voli su Marte. A rendere la complessa e costosa operazione così importante e delicata è la concorrenza della Cina, che aspira anch'essa a mettere piede sul satellite entro il 2030.
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