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Campo largo o no? Nuove scintille tra Renzi e Conte
Oggi 23-06-26, 20:47
AGI - Dopo quella del tavolo con Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli è Matteo Renzi a offrire la sua personale "fotografia" del centrosinistra: "Nel momento in cui la destra era in difficoltà sono riusciti a creare una nuova divisione nel centrosinistra". Una fotografia che sembra scattata due anni fa, al tempo dei veti incrociati tra il leader del M5s e quello di Italia Viva e prima della Partita del Cuore, con l'abbraccio fra Renzi e Schlein che segnò l'inizio della tregua. Giuseppe Conte, a domanda diretta sul coinvolgimento di Italia Viva, sembra volere prendere tempo: "Non è una decisione da prendere adesso, adesso è il tempo del programma, dopo sarà il tempo di decidere chi coinvolgere in questo progetto". Dalle parti di Italia Viva si commenta con caustica ironia: "Il professor Conte vuole fare gli esami di ammissione alla coalizione. Ma la politica non è l'università", dicono, per poi rilanciare. La posizione di Italia Viva "Casa Riformista sarà sulla scheda elettorale come espressione del centrosinistra di Obama e Clinton, non della destra di Trump e Salvini". Un riferimento nemmeno troppo velato al passato, al primo governo Conte, quando il leader M5s governava con il segretario della Lega e aveva un canale aperto con il tycoon prima maniera. Infine la stilettata: "Si vota col proporzionale e tutti i voti servono. Chi vuole mettere veti anziché prendere voti si assumerà la responsabilità di regalare il Quirinale e Palazzo Chigi alla destra sovranista", concludono dal partito di Renzi. La corsa al centro Le frizioni tra Conte e Renzi sarebbero anche alla base della "corsa al centro" aperta ormai da mesi, ma entrata nel vivo nelle ultime settimane, con il "battesimo" di Progetto Civico Italia da parte dell'assessore capitolino, Alessandro Onorato. Una iniziativa guardata sempre con diffidenza da Renzi - che alla presentazione nell'ottobre scorso non si presentò - e salutata con favore da Giuseppe Conte, presente anche all'assemblea costituente con Schlein, Bonelli e Magi. I sospetti dei renziani Il sospetto che circola tra i renziani è che la nascita di Progetto Civico, che raccoglie sindaci e amministratori da tutta Italia, sia funzionale a depotenziare il ruolo di "gamba moderata e riformista" del centrosinistra che Renzi aveva ritagliato per il suo partito. La replica di Bettini Sospetti respinti da Goffredo Bettini, uno degli "sponsor politici" di Progetto Civico: "Vengono mandate in giro ricostruzioni velenose, sulla stampa e sui giornali", ha detto intervenendo alla direzione nazionale del Pd: "Si parla di strategie per eliminare la presenza di Renzi; oppure che pezzi di centro si alleano con uno o l'altro leader per farlo prevalere. Io penso che siano tutte falsità, e che nel passato qualche falsità ha fatto molto male al campo progressista". Per questo Bettini sottolinea: "Sono stato chiamato in causa e voglio chiarire: Renzi, per me, sta nel centrosinistra perché sta combattendo e combatte da tempo con efficacia contro il governo Meloni. E perché Renzi ha detto di volere stare in questo campo". La linea del Pd Parole che arrivano dopo quelle della segretaria: "L'alleanza progressista è già una realtà, semmai dobbiamo allargare ancora, non certo restringere. Governiamo bene nei territori, nessuno lo mette in discussione e qualche anno fa non era scontato. La coalizione ha margine per crescere ancora e aprirsi". La proposta di Franceschini È anche per superare queste difficoltà interne alla galassia di centro - galassia in continua espansione, almeno per quello che riguarda aspiranti leader e nuovi soggetti - che Dario Franceschini ha lanciato giorni fa l'idea di Silvia Salis come federatrice di quel campo. Dubbi e tensioni interne Una proposta che potrebbe mettere d'accordo Renzi e Onorato, ma soprattutto Renzi e Conte: non è un mistero che la base del Movimento mal digerisca l'immagine del proprio leader fianco a fianco con quella di Renzi, pari grado nella stessa coalizione. Le critiche nel Pd La linea della segretaria Pd rimane quella del "testardamente unitari", sebbene nel partito non manchino voci scettiche, a volte apertamente critiche. È il caso di Graziano Delrio, esponente dell'ala riformista che chiede a Schlein di non abdicare alla missione per la quale il Pd è nato. Il richiamo all'identità "Noi non possiamo sederci ai tavoli senza una identità precisa. L'identità di questo partito è una identità che non appalta il riformismo e un profilo di governo ad altri partiti", sottolinea Delrio per il quale pensare ad "alleanze aggiuntive" a un nucleo ristretto "è pericoloso". Il dibattito sul riformismo Il timore dei riformisti è che il Pd possa schiacciarsi troppo sulla sinistra-sinistra. Un rischio tanto più sentito dopo le dimissioni di Keir Starmer. Filippo Sensi, in una lettera a il Foglio, sottolinea che non è certo per l'agenda riformista del suo governo che Starmer si è dimesso. Le posizioni a confronto "Prima che parta il giubilo di chi saluta il dignitoso addio di Keir Starmer come il segno che ci vuole una svolta a sinistra e che il centrismo non è attrezzato alla virulenta sfida della polarizzazione dei Farage e dei Vannacci, due considerazioni", dice il senatore Pd di estrazione riformista. Di segno opposto l'analisi di un esponente della sinistra dem: "Io mi considero un riformista ma non penso che alcune ricette neoliberali, che ancora sono presenti nel centrosinistra, siano adeguate a fronteggiare le condizioni del presente", dice Andrea Orlando.
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