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Estero
Hegseth: gli Stati Uniti pronti a riprendere la guerra all'Iran "se necessario"
Oggi 30-05-26, 21:08
AGI - Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere la guerra all'Iran "se necessario". Il monito del capo del Pentagono, Pete Hegseth, arriva in giorni segnati dagli scontri più intensi dal fragile cessate il fuoco dichiarato l'8 aprile, mentre appare ancora lontano dalla chiusura di un'intesa che il presidente americano, Donald Trump, aveva dato quasi per fatta. Giovedì scorso fonti di Washington avevano accennato a un accordo quadro che avrebbe esteso di 60 giorni la tregua in corso. "L'Iran deve accettare che non avrà mai un'arma atomica", ha ribadito ieri Trump sulla sua rete sociale Truth, tornando a chiedere la distruzione delle scorte di uranio arricchito della Repubblica Islamica. Lo Stretto di Hormuz e il blocco navale L'Iran, dal canto suo, insiste nel voler affrontare la questione nucleare in un secondo momento, dopo la firma del memorandum d'intesa attualmente in discussione, che riguarda la fine delle ostilità avviate da Usa e Israele lo scorso 28 febbraio e la riapertura dello Stretto di Hormuz. La cruciale via navigabile, attraverso la quale passa oltre il 20% delle forniture globali di idrocarburi, è di fatto sigillata dall'inizio della guerra e si accompagna al blocco navale imposto ai porti iraniani dalle forze statunitensi, che oggi hanno colpito una nave gambiana che tentava di violarlo. "Il presidente Trump firmerà un accordo solo se sarà vantaggioso per l'America e se le sue linee rosse saranno rispettate", ha confidato ad Afp una fonte della Casa Bianca. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghai, ha respinto le richieste americane di riapertura immediata dello Stretto e si è limitato a riferire che "le discussioni sono in corso". Solo Iran e Oman sono "autorizzati a decidere" sulla sua gestione del passaggio, ha dichiarato da parte sua il parlamentare iraniano Alireza Salimi all'agenzia di stampa Isna. Le preoccupazioni per l'economia globale Invita a rimandare il tema del nucleare a un negoziato successivo anche il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, secondo il quale un accordo è "più vicino che mai". Considerato l'"immenso impatto internazionale" del blocco dello Stretto di Hormuz, la risoluzione di questo problema è "una priorità maggiore rispetto alle questioni nucleari", ha aggiunto Fidan, intervistato dal quotidiano giapponese Nikkei. Gli Stati Uniti sono "pienamente in grado" di riprendere le ostilità contro l'Iran "se necessario", ha assicurato oggi Hegseth da un forum sulla difesa a Singapore, "le nostre scorte sono più che sufficienti per questo obiettivo". Lo scenario di un riaccendersi del conflitto è però visto con estrema preoccupazione da un'economia globale che, hanno avvertito Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, rischia di dover affrontare una carenza di greggio se in estate la situazione non sarà tornata alla normalità. Il fronte libanese e il ruolo di Hezbollah Il nucleare e Hormuz non sono gli unici nodi. Teheran chiede anche la fine dei combattimenti in Libano - dove il cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile continua a essere violato - ai termini dei suoi alleati di Hezbollah, in guerra con Israele. L'esercito di Tel Aviv, che sta avanzando in profondità nel Libano meridionale, ha intensificato negli ultimi giorni i suoi attacchi nel paese confinante, dove afferma di prendere di mira il 'Partito di Dio' sciita, il quale a sua volta colpisce le posizioni delle Idf in Libano e nello stesso Israele. Il Primo Ministro libanese, Nawaf Salam, ha accusato il governo di Benjamin Netanyahu di perseguire una "politica della terra bruciata e di punizione collettiva" che "non porterà né sicurezza né stabilità". Salam ritiene comunque la trattativa in corso "la via meno costosa". E funzionari militari di entrambi i Paesi si sono incontrati ieri a Washington, in vista, secondo il Pentagono, di un nuovo ciclo di colloqui politici il 2 e 3 giugno, volti a raggiungere un accordo sulla sicurezza. Hezbollah si oppone però fermamente a un'intesa che comporterebbe il suo disarmo. Secondo gli ultimi dati ufficiali, i raid aerei israeliani hanno ucciso 3.371 persone in Libano da quando, il 2 marzo, è ripresa la guerra.
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