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Cronaca
Il boss Santapaola è morto per cause naturali
Ieri 03-03-26, 20:00
AGI - L'autopsia sul corpo di Benedetto 'Nitto' Santapaola disposta dal pm milanese Luigi Luzi, che ieri era di turno, viene svolta sia come prassi perchè il boss catanese 87enne è deceduto in regime di 41bis (carcere duro) sia per l'enorme calibro criminale del recluso. E' quanto apprende l'AGI in ambienti giudiziari dove viene spiegato che non ci sono elementi tali da far dubitare che si sia trattato di una morte per cause naturali. A febbraio, Santapaola si era rotto il femore, un evento che aveva fatto precipitare le sue già precarie condizioni di salute. Era quindi stato ricoverato nell'ospedale San Paolo di Milano dove vengono curati i detenuti e dove si è andato progressivamente spegnendo a 87 anni. La data dell'esame non è ancora stata fissata. Noto esponente della criminalità organizzata catanese e considerato uno dei principali capi di Cosa Nostra a partire dagli anni Settanta nella Sicilia orientale, Santapaola è stato a lungo il leader del clan che da lui prese il nome. I procedimenti giudiziari e le stragi Santapaola è stato coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari per reati di associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga. Arrestato nel 1993 dopo anni di latitanza, è stato condannato a diversi ergastoli. La sua figura è spesso citata nelle indagini e nei processi legati alla stagione delle stragi mafiose che hanno segnato l'Italia tra gli anni Ottanta e Novanta. È ritenuto il mandante di stragi e omicidi, incluso l'attentato di Capaci del maggio 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. L'arresto un anno più tardi, dopo una lunga latitanza. Santapaola iniziò la propria carriera criminale negli anni Sessanta a Catania, in un contesto di forte espansione economica e speculazione edilizia. Dopo l'uccisione del boss Giuseppe Calderone nel 1978, si impose come capo della famiglia mafiosa catanese, allineandosi con il gruppo dei Corleonesi guidati da Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Grazie a questa alleanza, consolidò il controllo sul territorio di Catania e provincia, rafforzando i legami con imprenditoria, politica e settori economici strategici. Le attività criminali del clan Santapaola Il clan Santapaola fu coinvolto in traffico internazionale di stupefacenti; estorsioni e controllo degli appalti pubblici; omicidi di mafia; infiltrazioni nell'economia legale. Tra i delitti più gravi attribuiti alla sua organizzazione ci sono l'omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), l'omicidio del giornalista Giuseppe Fava (1984), fondatore de I Siciliani. L'arresto e le condanne Latitante dal 1982, Santapaola fu arrestato nel 1993 a Catania. È stato condannato a numerosi ergastoli per associazione mafiosa e omicidi, nell'ambito di vari processi, tra cui quelli collegati alla stagione stragista di Cosa Nostra. Nonostante la detenzione in regime di 41-bis (carcere duro), per anni è stato considerato ancora un punto di riferimento per il clan. L'eredità e il potere di Santapaola Santapaola è ritenuto uno dei principali artefici della trasformazione della mafia catanese in una struttura fortemente imprenditoriale e integrata nel tessuto economico locale. Il suo potere si fondava sul controllo capillare del territorio, le relazioni con ambienti economici e politici e le alleanze strategiche con i vertici corleonesi. La sua figura rappresenta uno degli esempi più emblematici della penetrazione mafiosa nell'economia siciliana tra gli anni Settanta e Novanta.
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