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Cronaca
Il legale di Lavitola: "Avvisò Ranucci un mese prima del rischio attentati"
Oggi 17-08-26, 14:32
AGI - È nel racconto di Valter Lavitola che compare un elemento destinato a riaprire il capitolo dei rapporti con Sigfrido Ranucci prima dell'attentato. Secondo quanto riferito dall'avvocato Arturo Cola a Giacomo Amadori sul quotidiano Libero, durante l'interrogatorio di garanzia il faccendiere avrebbe raccontato di aver parlato direttamente con il conduttore dei rischi che stava correndo già il 7 settembre 2025, quando si incontrarono nella villetta di Ranucci a Torvajanica. La ricostruzione del 7 settembre Lavitola, secondo la ricostruzione fornita dal suo legale, avrebbe riferito a Ranucci "ciò che aveva saputo dei pericoli che correva", affrontando con lui anche il tema della sicurezza. È questo, per la difesa, il punto sul quale si giocherebbe la questione del movente dell'attentato del 16 ottobre: "Se sentono Ranucci, e Ranucci conferma questa cosa - ha detto Cola a Libero - il movente che oggi non è creduto può ricevere dei riscontri formidabili". Il particolare assume rilievo perché il 7 settembre, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato da Libero sulla base degli atti dell'indagine, sarebbe stata la prima volta in cui Lavitola entrò nella proprietà di Ranucci. La posizione della villetta gli sarebbe stata indicata dallo stesso conduttore attraverso un messaggio, mentre il telefono del faccendiere avrebbe agganciato per circa due ore e 45 minuti una cella compatibile con la zona dell'abitazione. Otto giorni dopo, sempre secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare, Lavitola sarebbe tornato nella zona insieme al suo factotum Gomes Clesio Tavares per un sopralluogo. I due avrebbero sostato per circa mezz'ora davanti alla residenza, mentre Ranucci non si trovava in casa. È però il presunto avvertimento del 7 settembre a rappresentare il passaggio più delicato per il conduttore. Se Ranucci dovesse confermare di aver ricevuto da Lavitola informazioni sui rischi che correva, si porrebbe infatti una domanda sulla sua deposizione del 17 ottobre, quando fu sentito in Procura dopo l'esplosione dell'ordigno davanti alla sua abitazione. In quella circostanza, Ranucci indicò diverse possibili piste investigative, dal narcotraffico messicano di Sinaloa alle vicende riguardanti i servizi segreti. Secondo quanto scrive Libero, tuttavia, non fece riferimento a un elemento che, nella versione di Lavitola, sarebbe avvenuto appena quaranta giorni prima: un colloquio nel quale l'amico lo avrebbe messo in guardia proprio sui pericoli che correva. A complicare ulteriormente il quadro ci sono i messaggi che Lavitola avrebbe inviato a Ranucci il 20 ottobre, quattro giorni dopo l'attentato. "Dammi retta, ti scongiuro il nome di Dio", avrebbe scritto il faccendiere. Pochi minuti dopo sarebbe arrivato un secondo messaggio: "Ti scongiuro, ti prego, non sottovalutare questa cosa". Ranucci avrebbe risposto rassicurando l'amico, senza però rivelargli di aver già chiesto il potenziamento della propria scorta. La versione di Lavitola, dunque, sposta il fuoco dell'inchiesta su ciò che sarebbe accaduto prima dell'attentato e, soprattutto, su quanto Ranucci avrebbe saputo già a settembre. Per la difesa è un elemento decisivo per sostenere la tesi secondo cui l'obiettivo dell'azione sarebbe stato un attentato dimostrativo, pensato per provocare il rafforzamento della scorta del conduttore di Report. L'avvocato Cola: "Lavitola non ritratterà al Riesame" "Siamo qui per parlare con il dottor Lavitola e verificare se sia necessario integrare la sua dichiarazione in vista dell'udienza di Riesame. Il ricorso lo abbiamo già presentato il 15 agosto, quindi, facendo due calcoli, l'udienza si dovrebbe celebrare la settimana prossima" ha dichiarato l'avvocato Cola, giungendo al carcere di Rebibbia per un colloquio con il proprio assistito reo confesso di essere il mandante dell'attentato contro il conduttore di Report. "I punti centrali che affronteremo riguardano la modalità esecutiva dell'attentato e il movente", ha spiegato il penalista. "Non si tratta di ritrattare o di dire cose diverse, ma semplicemente di puntualizzare o di offrire un'interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito". E poi: "Questo ci è possibile perché in sede di Riesame si possono rendere dichiarazioni spontanee per chiarire quegli aspetti che la magistratura ha ritenuto imprecisi nell'ordinanza di rigetto dei domiciliari". Il penalista ha poi precisato: "Al Riesame il dottor Lavitola renderà altre dichiarazioni spontanee, possibilmente con una memoria da presentare se gli verrà concesso direttamente davanti ai giudici". E ha continuato: "L'obiettivo delle nuove dichiarazioni sarà quello di chiarire quegli aspetti che la magistratura ha ritenuto imprecisi, concentrandoci in particolare sui due punti centrali: la modalità esecutiva dell'attentato e il movente". L'ordine di Lavitola: "Non fare male a Ranucci" "Il movente raffigura una questione certamente di rilevanza rispetto all'opinione pubblica, ma per le questioni penalistiche secondo noi incide poco: se l'ha fatto per il bene di Ranucci, per la questione politica o per proteggerlo, cambia poco" ha sottolineato il legale dell'ex editore di 'Avanti!', per poi concentrarsi sull'aspetto centrale delle modalità dell'atto intimidatorio: "L'unico vero ordine era quello che non si dovesse far male a nessuno. È una cosa importantissima che emerge dagli atti in epoca non sospetta, il 2 luglio, quando uno degli esecutori ha dichiarato spontaneamente che nessuno voleva far male a nessuno". "Nell'ordinanza si sostiene che Lavitola avrebbe dato l'ordine di sparare, ma le sue dichiarazioni sono state lette e interpretate in maniera un po' superficiale: il mandato è stato generico e chiariremo questo punto con ulteriori dichiarazioni spontanee al Riesame", ha concluso.
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