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Cronaca
Infibulata da bambina, la nuova vita in Italia di Zainab
Oggi 06-02-26, 17:27
AGI - Zainab è stata infibulata da bambina in Somalia. Arrivata in Italia a 11 anni è stata cresciuta dalle suore a Roma dopo essere stata abbandonata dalla madre. Ora è un’adulta e ha una figlia. Ha una vita normale grazie a un lungo percorso che ha visto impegnati ginecologi e medici specialisti in chirurgia rigenerativa. Ma per milioni di donne la ‘presa in carico’ sanitaria è ancora lontana. Per tante rimane un tabù. Per molte altre è una mancata possibilità. E sono quindi costrette a convivere con traumi fisici e psicologici. In Italia vivono 88.000 dove che hanno subito la mutilazione genitale Secondo uno studio dell'Università Bicocca di Milano, in Italia vivono 88.000 donne straniere che hanno subito, nei loro Paesi, la mutilazione genitale. Di queste, 7.600 sono minorenni, soprattutto di origine nigeriana ed egiziana. “Una pratica inaccettabile, responsabile di gravi violazioni dei diritti umani di milioni di donne e bambine nel mondo”, sottolinea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nella Giornata internazionale – il 6 febbraio – contro le mutilazioni genitali femminili. Tajani, "attenzione alta su una pratica inaccettabile" Il titolare della Farnesina assicura che “l’Italia continuerà a mantenere alta l’attenzione sul tema, inserendolo al centro del dialogo bilaterale con i Paesi maggiormente coinvolti e sostenendo le iniziative in ambito multilaterale”. Nel mondo, secondo i dati Unicef e Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa) le donne che hanno subito questa pratica sono almeno 200 milioni e 68 milioni rischiano di subirle entro il 2030. La storia di Zainab Parlare con le vittime è difficile, tra pudore, difesa della cultura d'origine nonostante tutto e volontà di non rievocare un trauma che le ha segnate per sempre. Come, ad esempio, è successo a Zainab. “Appena ha iniziato a lavorare e ad avere dei soldi suoi – racconta Stefania de Fazio, nel 2019 ideatrice del Summit sulle mutilazioni genitali della Sicpre, l’associazione a cui sono iscritti la maggior parte dei chirurghi plastici italiani e già presidente della società – mi ha trovato sul web e abbiamo iniziato un percorso di recupero. Voleva non soffrire così tanto durante le mestruazioni e fare, come le sue compagne di scuola prima e colleghe poi, la pipì in un minuto, e non in un'ora. Grazie all'aiuto di due colleghi ginecologi e a tutte le tecniche della medicina e chirurgia rigenerativa, che ho adoperato in più step, Zainab ha oggi una vita sessuale normale, senza sofferenza, ed è mamma di una bambina che si chiama Stefania come me, un gesto che vale più di mille parole”. Le mutilazioni genitali femminili sono un atto che fa parte della cultura tradizionale di diversi Paesi del mondo, dall'Africa all'Indonesia, e sono classificate in gradi dall'1 al 4, in base a quali e quante strutture anatomiche sono state alterate (clitoride, piccole labbra, introito vaginale). Il percorso sanitario Tornare a una vita normale è possibile anche se complicato. Aurora Almadori, chair del VI Summit sulle Mutilazioni genitali femminili e chirurga plastica dell'University College di Londra, racconta un intervento chirurgico concluso in modo positivo. “Sotto i tessuti cicatriziali e la chiusura prodotta dall'infibulazione c'erano i tessuti intatti, il clitoride e le piccole labbra. La paziente aveva immagini sfuocate del giorno della mutilazione, ma ricordava di essere stata l'ultima della giornata. Forse per fretta, o stanchezza delle 'tagliatrici' la pratica non è stata compiuta come al solito”. Il ruolo della comunità e della famiglia La mutilazione, spiegano gli esperti, è un gesto che coinvolge la comunità e che passa attraverso la famiglia. Questo vale nel momento in cui viene compiuta, ma anche quando si sceglie di cancellare, o almeno ridurre, le conseguenze che ha prodotto. La storia di Fatima “Per la mia paziente Fatima, egiziana, è stato necessario l'ok della suocera – racconta Massimiliano Brambilla, chirurgo plastico a Milano e referente del Capitolo Chirurgia Genitale Femminile e Maschile della Sicpre -. Fatima era stata infibulata a 11 anni. Riusciva ad avere rapporti sessuali, ma erano molto dolorosi. È sempre venuta alle visite con il marito, come lei simpatico e ben integrato in Italia". "Prima di metterla in nota per la sala operatoria, però, abbiamo dovuto telefonato alla mamma di lui: io ho spiegato in italiano gli interventi a cui avrei sottoposto la nuora e i risultati che avrei ottenuto, Mohammed ha tradotto il tutto in egiziano, tra l'altro ad altissimo volume, data la sordità della mamma. Alla fine ha detto di sì e così ho potuto operare Fatima”. Il messaggio dei chirurghi plastici “La chirurgia plastica può migliorare radicalmente la vita delle donne che hanno subito una mutilazione genitale, riducendo le cicatrici lasciate da questa pratica e ripristinando il più possibile forma e funzione”, questo il messaggio al centro dell'evento organizzato a Londra dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE) in occasione della Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili. “Grazie alle tecniche ricostruttive e rigenerative è infatti possibile restituire comfort nella minzione, nel movimento, nella vita sessuale, nel parto naturale. E in alcuni casi riportare tutto questo ad integrum e alla normalità”, sottolineano i medici.
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