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Estero
Iran, come cambiano le rotte dei voli aerei
Oggi 13-03-26, 14:57
AGI - Basta guardare la mappa del traffico aereo per rendersi conto che dallo scoppio della guerra, le compagnie sono alle prese con una sorta di rompicampo complesso che richiederà molto tempo per essere completamente risolto. Non c'è incertezza solo per quanto riguarda la richiesta ma anche l'offerta in quanto le rotte sono state ridisegnate quasi in tempo reale per evitare aree di guerra e spazi aerei chiusi. Chi ha chiuso o limitato Al momento i Paesi che hanno chiuso o limitato i cieli sono Iran, Iraq, Israele, Qatar, Kuwait, Bahrain, Siria, parti di Arabia Saudita ed Emirati. Se prima per andare dall'Europa al Sud Est Asiatico o in Australia i voli aerei passavano per l'Iraq, l'Iran e i paesi del Golfo, ora per collegare Europa e Asia sorvolano il Caucaso e l'Asia Centrale, oltre che la Turchia e all'Egitto a nord, oppure l'Arabia Saudita e l'Oman a Sud. Insomma, la priorità è evitare lo spazio aereo di Iran e Iraq ma la nuova geografia impone così un allungamento delle distanze e quindi una maggior necessità di carburante con l'effetto negativo di un rialzo dei costi e conseguentemente delle tariffe destinate ai viaggiatori. Ad esempio, segnala il sito airlinesratings la compagnia aerea australiana Qantas ha modificato il suo volo a lunghissimo raggio Perth-Londra: il volo di andata verso il Regno Unito ora opera via Singapore per uno scalo di rifornimento, poiché è necessario un percorso più lungo per evitare lo spazio aereo mediorientale. Quello di ritorno da Londra a Perth continua invece a operare senza scali. Per tutte le altre compagnie, la difficoltà principale è anche quella di ridimensionare gli scali negli hub più importanti del Medioriente - Dubai, Abu Dhabi e Doha - che nel tragitto verso l'Asia rappresentavano uno scalo quasi obbligato. Dubai e Doha Ad esempio, a Dubai, dove l'aeroporto è uno dei più trafficati al mondo, solo nel 2025 i passeggeri in transito sono stati 95 milioni, a Doha quasi 55 milioni. Lo spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti ha ora invece un accesso limitato a causa di una zona di controllo di sicurezza di emergenza del traffico aereo (ESCAT), un sistema utilizzato in situazioni di alta sicurezza. All'interno di queste zone, il controllo del traffico aereo impone il rigoroso rispetto delle modifiche di rotta, atterraggi immediati o chiusure totali per dare priorità alle operazioni di difesa. In generale, secondo quanto segnala airlinesratings, i dati di tracciamento dei voli in tempo reale di Flightradar24 mostrano quanto il conflitto abbia alterato i flussi di traffico. Dati che stanno mostrando la portata del disastro, con i corridoi aerei normalmente trafficati attraverso l'Iran e l'Iraq in gran parte vuoti, poiché le compagnie aeree deviano intorno allo spazio aereo chiuso. La piattaforma mostra anche una forte riduzione delle partenze dagli hub mediorientali in quanto i corridoi aerei disponibili restano molto limitati. Il problema anche nel caso delle compagnie aeree è capire se si tratta di un'emergenza momentanea perché il conflitto va risolvendosi oppure se bisognerà trovare una soluzione nel lungo periodo. E purtroppo al momento nessuno lo sa con certezza.
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