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Estero
Kiev, ad Abu Dhabi colloqui seri e sostanziali. Ma Mosca continua a bombardare
Oggi 04-02-26, 19:00
AGI - Si è conclusa ad Abu Dhabi la prima giornata di colloqui tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, volti a cercare una via d'uscita alla guerra in Ucraina. Kiev ha definito i negoziati "sostanziali e produttivi", precisando tuttavia che non si è registrata alcuna svolta e che i colloqui proseguiranno per una seconda giornata. I negoziati, mediati da Washington, si inseriscono in una nuova fase di intensa attività diplomatica che finora non è riuscita a fermare il conflitto scatenato dall'invasione russa del febbraio 2022. Ma Mosca intensifica gli attacchi I colloqui si sono svolti mentre un'intensificazione degli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche ucraine ha lasciato al buio e al freddo numerosi quartieri di Kiev, con temperature scese fino a -20 gradi. Nonostante ciò, il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov ha affermato che il primo giorno di discussioni si è concentrato su "passi concreti e soluzioni pratiche". All'avvio dei colloqui, il Cremlino ha ribadito la propria linea dura. "La nostra posizione è ben nota", ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov, sostenendo che "finché il regime di Kiev non prenderà le decisioni appropriate, l'operazione militare speciale continuerà". Le minacce del Cremlino e l'ombra della guerra Le posizioni massimaliste del Cremlino e la fine di fatto della breve e confusa "tregua energetica" hanno minacciato di oscurare qualsiasi possibilità di progresso nella capitale degli Emirati, dove si cerca di porre fine a quello che è diventato il conflitto più sanguinoso in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. "La nostra posizione è ben nota", ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, mentre le delegazioni erano già ad Abu Dhabi. "Finché il regime di Kiev non prenderà le decisioni appropriate, l'operazione militare speciale continuerà", ha avvertito. La reazione di Zelensky e l'intervento di Trump Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato che gli attacchi russi al sistema energetico di Kiev "confermano che l'atteggiamento a Mosca non è cambiato: continuano a scommettere sulla guerra e sulla distruzione dell'Ucraina, e non prendono sul serio la diplomazia". "Il lavoro del nostro team negoziale si adatterà di conseguenza", ha dichiarato ieri, senza fornire ulteriori dettagli. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lodato il leader di Mosca, Vladimir Putin, per aver "mantenuto la parola" sulla promessa di una settimana di tregua nei bombardamenti sulle infrastrutture energetiche a Kiev. Alla domanda se fosse deluso dal fatto che il leader del Cremlino non avesse prolungato il cessate il fuoco, Trump ha risposto: "Mi piacerebbe che lo facesse". I partecipanti al tavolo negoziale Le delegazioni arrivate ad Abu Dhabi non sono cambiate rispetto al primo round di fine gennaio. Lo dimostrano le foto diffuse dal ministero degli Esteri degli Emirati: gli ucraini, guidati dal segretario del Consiglio per la Sicurezza e la difesa Rustem Umerov, sono seduti di fronte ai russi, capeggiati dal direttore dell'intelligence militare (Gru) Igor Kostyukov; tra loro, siedono i delegati americani con in prima fila l'inviato Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner. Il destino del Donbass e le precondizioni Il nodo da sciogliere rimane, formalmente, il destino del Donbass, la regione dell'Ucraina orientale. Mosca chiede a Kiev di ritirare le sue truppe da tutta l'area come precondizione per qualsiasi accordo di pace e il riconoscimento internazionale dei territori occupati durante l'invasione. Kiev, invece, propone di congelare il conflitto lungo l'attuale linea del fronte e respinge il ritiro unilaterale delle sue forze che legge come una resa. L'Ucraina ha avvertito che cedere terreno incoraggerebbe Mosca e si è detta pronta a scendere a compromessi ma solo a fronte di chiare garanzie di sicurezza da parte dell'Occidente che impediscano alla Russia di invadere nuovamente. L'analisi di RPolitik: il futuro dell'Ucraina Presumere che il ritiro ucraino dal Donbass porrebbe fine alla guerra sarebbe sbagliato, fa notare il think tank RPolitik in una recente analisi. "Per la Russia aprirebbe semplicemente la porta a un negoziato molto più ampio sull'orientamento a lungo termine dell'Ucraina" che, tra le altre cose, dovrebbe prevedere un cambio di leadership politica e un accordo sull'intera revisione dell'architettura di sicurezza in Europa. A riguardo la posizione del Cremlino non cambia e rimane incompatibile con gli interessi europei e ucraini: garanzie di sicurezza applicate dai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e da stati neutrali, con la Russia che mantiene il diritto di veto su ogni possibile iniziativa; nessun dispiegamento di truppe di Stati Nato sul territorio ucraino e riduzione dell'esercito di Kiev. "Due aspetti inoltre rimangono inalterati" e non fanno ben sperare, fa notare sempre RPolitik, "gli Stati Uniti non rischieranno una guerra con la Russia per l'Ucraina e l'Europa non agirà senza gli Stati Uniti".
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