s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Cultura e Spettacolo
La fine della 'pax americana' e la crisi dell'Occidente come opportunità
Oggi 20-02-26, 06:48
AGI - L’arrivo al potere negli Stati Uniti di Donald Trump sembra aver cambiato in maniera repentina e forse irreversibile lo scenario geopolitico internazionale. Sembra sia giunta la fine della ‘pax americana’, di quell’ordine mondiale nato dopo la seconda guerra mondiale che faceva dell’Occidente un baluardo al caos dove la guerra era diventata un antico ricordo e il commercio prosperava, in un contesto politico che escludeva però una parte del mondo (dalla Russia alla Cina, dall’Africa al Sudamerica). E’ davvero così? In realtà no, anche perché il presupposto di partenza è sbagliato. Ne è convinto Amitav Acharya, Distinguished Professor alla American University di Washington, D.C. ed ex presidente della International Studies Association, uno dei maggiori studiosi di relazioni internazionali. 'Storia e futuro dell'ordine mondiale' Nel saggio ‘Storia e futuro dell’ordine mondiale’ (Fazi editore, pagg.529; Prezzo: 24 euro) appena uscito, Acharya sostiene che il declino dell'Occidente possa aprire la strada a più centri di potere e a un assetto più equo, in cui il resto del mondo abbia maggiore voce e responsabilità e invita a imparare dal passato e a cooperare con le nuove potenze per forgiare un ordine condiviso. La necessità di cambiare prospettiva Per capire il mondo di oggi e dei prossimi anni, sottolinea fin dall’inizio l’autore, bisogna provare a cambiare prospettiva. Noi occidentali siamo convinti che l’ordine mondiale sia sempre stato una questione che riguarda in esclusiva il cosiddetto Occidente, che poi va a coincidere con il continente europeo e il Nord America. Uno status geopolitico che ha avuto tre momenti in cui regnava l’ordine (“stabilità ergemonica”): la pax romana dal primo secolo avanti Cristo al primo dopo Cristo, il dominio dell’Inghilterra sui mari nell’Ottocento e la cosiddetta pax americana nel secondo dopoguerra. Eppure questa visione della Storia è molto limitata ed è la causa, sottolinea Acharya, dei timori di noi occidentali di fronte allo scenario nuovo che ci si va parando davanti. L'ordine mondiale in cinquemila anni di Storia Per questo nella prima parte del libro l’autore ripercorre cinquemila anni di storia per mostrare come un ordine mondiale esistesse ben prima dell’ascesa occidentale. Secondo Acharya siamo noi occidentali a ritenere che l’ordine mondiale di cui l’Europa e l’America sono stati fautori in ottant’anni sia l’unico baluardo al caos. L’autore sostiene invece che dall’alba del XXI secolo l’Occidente appare in declino. Guerre, crisi economiche ricorrenti, instabilità politica e l’ascesa di nuove grandi potenze – in particolare la Cina, accanto ad altri attori sempre più assertivi – mettono in discussione l’ordine mondiale a guida occidentale. Molti temono il caos globale. Ma è un’illusione ritenere che l’Occidente detenga il monopolio dell’architettura politica che rende possibile cooperazione e pace tra le nazioni. Il declino dell'Occidente non significa tornare al caos Ripercorrendo cinquemila anni di vicende umane, Amitav Acharya mostra che un ordine mondiale esisteva ben prima dell’ascesa occidentale. Dalla Sumeria e dall’Egitto all’India e alla Grecia, fino alla Mesoamerica, passando per i califfati medievali, gli imperi eurasiatici e l’Africa, emergono valori umanitari, interdipendenze economiche e norme di condotta tra Stati affermatisi in diverse aree del pianeta. La storia rivela che l’ordine non coincide con il dominio di un solo polo: è una tessitura plurale che si ricompone, integra nuovi attori e rinegozia gerarchie. Di qui la tesi centrale del libro: anche se l’Occidente arretra, l’ordine perdura. Il suo declino non preannuncia la fine della civiltà globale, ma apre la strada a più centri di potere e a un assetto più equo, in cui il 'resto' del mondo abbia maggiore voce e responsabilità. L'Occidente impari a collaborare con le nuove potenze Invece di cedere alla paura, Acharya invita l’Occidente a imparare dal passato e a cooperare con le nuove potenze per forgiare un ordine condiviso, capace di affrontare sfide comuni – guerre, sicurezza energetica, disuguaglianze – senza ricadere nelle contrapposizioni tra blocchi. Oltre le interpretazioni geopolitiche convenzionali, 'Storia e futuro dell’ordine mondiale' offre la prospettiva storica necessaria per comprendere il presente e orientarsi nel mondo che viene. La fine dell'egemonia occidentale “La Storia non è un filo continuo di progresso che porta alla vittoria di una civiltà o di un ordine mondiale in particolare, sia esso creato dall'Occidente o da altri – scrive Acharya - la fine di una Storia dà origine a un'altra. E la Storia che sta rapidamente volgendo al termine sotto i nostri occhi è quella, relativamente breve, dell'egemonia occidentale nel lungo cammino della civiltà. La Storia sta ora avanzando in una direzione del tutto nuova: post-occidentale, multiciviltà e geopoliticamente plurale”, aggiunge sottolineando che la principale lezione di questo libro è la seguente: “l'ordine mondiale non è monopolio dell'Occidente, ma opera condivisa di più civiltà nell'arco della storia”, una considerazione che oggi apre inevitabilmente a nuove possibilità per il futuro che, spiega, “dobbiamo accogliere e coltivare come se fosse una creazione nuova e ripetuta, un mondo riportato alla luce di nuovo".
CONTINUA A LEGGERE
2
0
0
