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Politica
Legge elettorale, il centrodestra avvia i contatti. Le opposizioni alzano il muro
Oggi 12-05-26, 20:15
AGI - Come preannunciato ieri al termine del vertice a palazzo Chigi, i capigruppo della maggioranza alla Camera - dopo essersi riuniti per raccordarsi sulle mosse da mettere in atto - hanno avviato i contatti con i capigruppo delle opposizioni. Le prime telefonate sono partite nel pomeriggio, tra un voto e l'altro sul decreto carburanti e nelle pause dei lavori dell'Aula. L'invito rivolto ai capigruppo di centrosinistra è di aprire il confronto sulla riforma della legge elettorale. Ma le chance che il dialogo possa decollare tra i due schieramenti sono bassissime. Dalle opposizioni si ribadisce infatti il no al testo del centrodestra depositato a Montecitorio e si insiste sulla necessità di sgombrare il campo, prima di qualsiasi confronto, dal proporzionale con premio di maggioranza. Le precondizioni delle opposizioni Non solo. Per le opposizioni, unite su questo (ad esclusione di Azione, non tanto sul merito quanto sul metodo), la precondizione è che la riforma elettorale non è una priorità e, dunque, disponibilità a dialogare con la maggioranza ma solo su temi che hanno una diretta ricaduta sugli italiani, a partire dal salario (è netto ad esempio il Pd). Il sospetto di un bluff Ma ciò che più stupisce le opposizioni, anzi meglio, che rappresenta per loro una conferma che si tratti solo di un bluff di Meloni e degli alleati, è che "nel sentire al telefono la maggioranza" si ha "la netta sensazione che i primi a non crederci sono loro", riferisce più di un esponente di minoranza contattato. In sostanza, il contenuto delle telefonate sarebbe: "Siete disponibili a confrontarci sulla legge elettorale?". Le uniche disponibilità a un primo incontro il centrodestra le ha incassate da Azione, dalle Autonomie e da alcuni deputati del Misto non iscritti ad alcuna componente (tra le cui file figurano, ad esempio, i tre vannacciani). I prossimi incontri Fonti di maggioranza riferiscono che i primi incontri si terranno alle 16 di domani. Il muro innalzato dal centrosinistra è un autogol, dicono le forze di maggioranza. La linea delle opposizioni, dunque, non cambia: non offriamo nessuna sponda al centrodestra. L'unico obiettivo, è la convinzione, della mossa di Meloni "è scaricare sul centrosinistra la responsabilità di non cambiare insieme la legge elettorale". Ma, viene sottolineato, "sono loro per primi ad aver deciso in solitaria e a non essersi voluti confrontare prima di presentare un testo che, per noi, resta irricevibile", è il leitmotiv di dem, Avs, M5s, Iv e Più Europa. Le critiche delle opposizioni "Abbiamo preso atto dei primi contatti, ma un'apertura genuina sarebbe arrivata dall'inizio", insistono i pentastellati. Anche per Iv si tratta di una "proposta surreale" in "un momento così delicato per gli italiani, con l'inflazione galoppante e il carrello della spesa sempre più caro". La replica della maggioranza Per la maggioranza "se non vogliono sedersi al tavolo fanno un autogol, ci fanno semplicemente un piacere", taglia corto uno dei big del centrodestra, "poi però non si lamentino che andiamo avanti da soli". "Il dato politico emerso dal vertice di ieri - osserva il leader di Noi moderati Maurizio Lupi - è che non siamo volutamente entrati nel merito e nei dettagli tecnici delle diverse proposte, altrimenti sembrava che il dialogo che stiamo proponendo fosse finto". Il punto, insomma, è quello di capire chi oggi vuole un sistema elettorale che permetta di governare e chi, politicamente parlando, tifa invece per il pareggio ovvero per una prospettiva che relegherebbe l'Italia all'instabilità, è la posizione della maggioranza. I tempi della riforma La tempistica? Quanto ai tempi del varo della riforma, "dipende da loro - taglia corto Lupi - concedi più tempo se dall'altra parte c'è disponibilità a una legge elettorale condivisa". Anche FI insiste sul dialogo: "Noi abbiamo una proposta, siamo disposti a discutere, se poi non vogliono discutere è una scelta loro. L'abbiamo sempre detto, la legge elettorale va fatta insieme all'opposizione, il compito della maggioranza è quello di fare una proposta, poi sediamoci attorno a un tavolo e vediamo che cosa vogliono fare. Altrimenti il no diventa pretestuoso", osserva Antonio Tajani. "È un peccato", spiegano a fine giornata fonti di maggioranza, "le regole del gioco si cambiano insieme". Le ipotesi di modifica al testo Intanto nel centrodestra, mentre vanno avanti le audizioni in commissione, proseguono i ragionamenti sulle modifiche da apportare al testo. Ad avanzare un'ipotesi è il responsabile organizzativo di FdI, Giovanni Donzelli che, dopo aver ascoltato alcuni costituzionalisti, ripete: "Niente è precostituito, siamo pronti a qualsiasi cambiamento, non c'è un pacchetto chiuso". Il premio di maggioranza Donzelli sonda poi l'ipotesi di una modifica al premio di maggioranza, riducendolo, ma solo alla Camera (nel testo il premio, che scatta solo se si incassano almeno il 40% dei voti ed è pari a 70 deputati e 35 senatori) lasciandolo invece intatto al Senato. Il nodo della governabilità al Senato Questo perché, è il ragionamento, a palazzo Madama "si rischia di avere una maggioranza che non consente la governabilità quotidiana", basterebbe che venisse a mancare "un ministro o un sottosegretario perché impegnati" e si rischia di non avere i numeri.
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