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Nella bufera per il caso Mandelson-Epstein, Starmer non si dimette
Oggi 05-02-26, 17:14
AGI - La decisione presa lo scorso anno da Keir Starmer di nominare Lord Peter Mandelson ambasciatore britannico negli Stati Uniti si sta trasformando in una crisi politica che mette in discussione il giudizio del primo ministro. Al centro delle polemiche c’è la difesa iniziale di Starmer, che ha sostenuto di aver creduto “sulla parola” alle rassicurazioni del pari riguardo ai suoi rapporti con Jeffrey Epstein. Secondo quanto ricostruito dal Times, prima della nomina a Downing Street sarebbe arrivato un rapporto di due pagine del Cabinet Office contenente elementi considerati rilevanti sui legami tra Mandelson ed Epstein. Tra questi, l’indicazione che l’ex ministro avrebbe soggiornato nell’appartamento newyorkese del finanziere anche durante il periodo in cui quest’ultimo era detenuto per reati sessuali su minori. Nonostante ciò, non sarebbero state avviate ulteriori verifiche e l’annuncio della nomina sarebbe arrivato prima del completamento dei controlli di sicurezza più approfonditi. Il dibattito sul criterio decisionale del premier La vicenda ha aperto un dibattito sul criterio decisionale del premier. Starmer ha ammesso di aver accettato una versione dei fatti poi rivelatasi falsa, una scelta che l’opposizione conservatrice e una parte del Partito Laburista ritengono incompatibile con il ruolo di capo del governo. “È una questione di giudizio”, sostengono i critici, che vedono nell’episodio un rischio per la credibilità dell’esecutivo. Le scuse e la rimozione di Mandelson Travolto dalle polemiche, Starmer ha però escluso le dimissioni. “Andrò avanti”, ha dichiarato, assumendosi la responsabilità dell’errore. In un discorso tenuto in Inghilterra, il premier si è scusato pubblicamente per la nomina e ha spiegato di aver rimosso Mandelson non appena è apparso chiaro che le informazioni fornite non corrispondevano al vero. “Un simile inganno è incompatibile con il servizio pubblico”, ha affermato, ribadendo che nessuno può dirsi al di sopra dei principi di responsabilità e onestà. "Ha dipinto Epstein come qualcuno che conosceva a malapena, e quando è diventato chiaro che non era vero, l'ho licenziato. Un simile inganno è incompatibile con il servizio pubblico. Vorrei essere chiaro: nessuno è al di sopra della responsabilità e nessuno, per quanto ben inserito, esperto o anziano, dovrebbe ricoprire una carica pubblica se non riesce a soddisfare il requisito fondamentale dell'onestà", ha spiegato il premier. I riflessi economici della crisi La crisi ha avuto anche riflessi economici. In un clima di forte incertezza politica, aggravato dall’attesa per la decisione della Banca d’Inghilterra sui tassi, la sterlina ha registrato un calo significativo, perdendo terreno sia contro il dollaro sia rispetto all’euro. L'indagine sull'ex ambasciatore Nel frattempo, l’ex ambasciatore è finito sotto indagine da parte della polizia britannica. Le autorità stanno verificando il sospetto che, durante il suo incarico di governo tra il 2008 e il 2010, possa aver condiviso informazioni finanziarie sensibili con il finanziere statunitense. Un filone che rischia di mantenere alta la pressione politica su Downing Street ancora a lungo.
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