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Cronaca
Omicidio Sako Bakari, cinque fermi. Quattro sono minori
Ieri 11-05-26, 22:44
AGI - Svolta nelle indagini sull'omicidio di Sako Bakari, il bracciante agricolo di 35 anni originario del Mali ucciso all'alba di sabato scorso in piazza Fontana, nel cuore della città vecchia di Taranto. Gli agenti della Squadra Mobile, diretti dal vice questore Antonio Serpico, hanno eseguito il fermo di cinque giovani: un maggiorenne di 20 anni e quattro minorenni (due di 15 e due di 17 anni). L'accusa per il gruppo è di omicidio aggravato da futili motivi. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, coordinati dalla Procura ordinaria e dalla Procura per i minorenni, sarebbe stato uno dei quindicenni a sferrare i colpi letali all'addome e al torace utilizzando un cacciavite o un coltello. L’aggressione è avvenuta mentre la vittima si trovava in bicicletta, diretta al lavoro nei campi dopo una sosta al bar per un caffè. La dinamica dell'aggressione Il branco avrebbe prima accerchiato e malmenato l’uomo; nonostante un tentativo di fuga, Bakari è stato raggiunto e colpito nuovamente. Prima di accasciarsi, il 35enne ha cercato rifugio in un bar della piazza, da dove è stato trascinato fuori mentre sanguinava, prima che gli aggressori si dileguassero nei vicoli limitrofi. Le prove e l'identificazione Le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona sono state determinanti per l'identificazione dei responsabili. Bakari, immigrato regolare e già cameriere prima di impiegarsi nel settore agricolo, era sposato con due donne in Mali, a cui inviava i risparmi per il sostentamento dei figli in arrivo. Proprio oggi è giunto dalla Spagna il fratello della vittima per il riconoscimento della salma. La reazione dei sindacati L'episodio ha scosso profondamente la comunità locale, innescando dure reazioni da parte delle organizzazioni sindacali. Il segretario della Flai Cgil Puglia, Antonio Ligorio, ha dichiarato: "Bakary Sako morto di violenza. Chi lavora ha diritto a vivere e a essere rispettato, sempre, ovunque, comunque". Ligorio ha poi aggiunto: "Il sindacato chiede verità e giustizia per Bakary Sako. Chiede che chi sa collabori con le autorità, perché il silenzio è complicità. Ma chiede anche interventi strutturali: più tutele nei luoghi di lavoro e presidio sociale dei territori". Il contesto sociale secondo la Cgil Sulla stessa linea Giovanni D'Arcangelo, segretario della Cgil di Taranto, che sottolinea la natura sociale del dramma: "Bakary Sako era un membro di questa comunità, lavorava, pagava le tasse, rispettava la legge. Ma questa volta non c'è una responsabilità ascrivibile al suo posto di lavoro, al suo datore di lavoro, questa volta la responsabilità è collettiva rispetto ad un territorio che diventa sempre più fragile e insicuro. Tutto malgrado gli appelli, gli allarmi, e mentre si continua a sottostimare un fattore molto più rischioso dell'emigrazione, ovvero il disagio sociale, l'abbandono delle periferie, la fragilità di un tessuto urbano che ormai scricchiola sotto i colpi inferti dalla crisi, dalla disoccupazione e dalla povertà". Anche in questo caso - dice la Cgil di Taranto - non serve il cordoglio e la solidarietà, servono le azioni concrete.
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