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Progressisti riuniti a Barcellona: Lula "Quando la democrazia retrocede, appare un Hitler”
Ieri 17-04-26, 22:34
AGI - "Quando la democrazia retrocede, appare un Hitler". Lo ha sottolineato il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, nella prima giornata della Mobilitazione Progressista Mondiale, in corso a Barcellona. Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, e il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, hanno dimostrato la loro piena sintonia con l’attuale momento geopolitico, sostenendo il messaggio di "no alla guerra" e invitando i progressisti di tutto il mondo a contrastare "l’ondata reazionaria". Sánchez ha sottolineato che la Spagna e il Brasile condividono una stessa visione del mondo in difesa della democrazia, della cooperazione, del rispetto del diritto internazionale, dei diritti umani e della pace, ed è per questo che vogliono raddoppiare i loro sforzi per lavorare a tutto ciò. "Mentre altri aprono le ferite, noi vogliamo chiuderle e guarirle e dedicarci a ciò che conta, a frenare la disuguaglianza all’interno delle nostre società e tra le nazioni e a rispondere alle grandi sfide come l’emergenza climatica", ha aggiunto senza fare esplicito riferimento al Presidente americano Donald Trump. Alla Mobilitazione Progressista Mondiale di Barcellona partecipano, tra gli altri, oltre a Lula e Sánchez, la Presidente onoraria dell’Internazionale Socialista, Isabel Allende, il Presidente del PSE, Stefan Löfven, la Presidente del Centro per il Progresso Americano, Neera Tanden, il Presidente del Consiglio Europeo, António Costa, la Vicepresidente della Commissione UE, Teresa Ribera, e la segretaria del PD Elly Schlein. "Il tempo delle destre nazionaliste è finito – ha detto Schlein – ed è cominciato a finire proprio dall’Italia, da quella grande mobilitazione delle nuove generazioni che ha portato 15 milioni a dire no a una riforma sbagliata, a difendere la Costituzione, e dopo poco è arrivato un altro segnale molto forte con la sconfitta di Orbán, che è stata anche una sconfitta di Trump che lo ha sostenuto direttamente. Adesso per noi è arrivato il momento di dire che insieme possiamo costruire un mondo diverso da questo, diverso da quello che le destre stanno infuocando". "Tocca a noi ricostruire puntando sul dialogo e la solidarietà. La storia non ci ha insegnato mai abbastanza, visto quello che sta succedendo: è una riflessione che abbiamo fatto con il collega giapponese. Dobbiamo continuare a difendere questi valori, perché se salta il diritto internazionale come vogliono Trump e Netanyahu vuol dire che resta solo la legge del più forte, e questo non possiamo permetterlo. È una bellissima occasione per unire le nostre forze e far vedere che abbiamo la stessa agenda, che condividiamo le stesse battaglie per i salari, per la salute, per far ripartire la crescita", ha continuato la leader del PD. A Barcellona il Presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha annunciato che venerdì 24 aprile incontrerà a Caracas la Presidente ad interim venezuelana, Delcy Rodríguez. Per Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del PD, "l’unità è la chiave per battere Giorgia Meloni. Giorgia Meloni è al potere perché il campo progressista si presentò diviso alle elezioni. Non faremo di nuovo questo regalo alla destra". Per Provenzano "Meloni è sempre stata una Maga. È l’unica leader che ha legittimato l’attacco al Venezuela, ha fatto parte del ridicolo Board of Peace, insieme a Orbán è stata la più grande amica di Trump in Europa. Le uniche dissonanze si sono registrate per gli attacchi di Trump al Papa sulla pace, solo per questo...". Provenzano, che ha partecipato al panel Commercio equo, giustizia globale, pace e futuro della politica estera progressista nella sala Anna Lindh, afferma che "Trump, Putin e Netanyahu condividono una visione del mondo. Come abbiamo sempre detto con Elly Schlein, non possiamo lasciare l’internazionalismo ai nazionalisti. I progressisti devono rispondere a livello globale". Sul Medio Oriente Provenzano chiede uno stop alla politica del "doppio standard": "Abbiamo perso credibilità quando non sono state usate per il genocidio di Gaza le stesse parole usate per l’Ucraina".
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