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Quando il gatto è più famoso del premier
Oggi 22-03-26, 04:18
AGI - In Belgio, Maximus è ormai più famoso del suo padrone: i suoi account social sono tra i più seguiti del Paese. Parliamo di uno Scottish Fold, una razza caratterizzata dalle orecchie piegate, che vive in Rue de la Loi a Bruxelles, negli uffici del premier belga Bart De Wever, che lo ha adottato in un rifugio. Il gatto, che ufficialmente e sui social si chiama Maximus Textoris Pulcher (Maximus richiama “il più grande”, Textoris è la forma latinizzata di “De Wever” e Pulcher significa “il bello”), è diventato l’eminenza grigia (non solo per il pelo) del premier, che utilizza il suo profilo per veicolare messaggi politici. In un periodo di comunicazione ingessata, un gatto può rivelarsi un astuto alleato per aggirare le regole e il cerimoniale. Con oltre 200 mila follower raccolti in meno di un anno, Maximus ha conquistato la scena politica perché il nazionalista fiammingo De Wever lo usa per diffondere messaggi che per un premier sarebbero difficili da esprimere apertamente, ma che, se attribuiti a un gatto, non risultano scandalosi. Maximus supera Larry Maximus è così diventato, suo malgrado, un protagonista della politica belga. Un caso unico al mondo: neppure Larry, il gatto di Downing Street considerato il “ministro dei topi”, ha un ruolo così attivo nella comunicazione politica. Larry, anche lui proveniente da un rifugio, è stato adottato il 15 febbraio 2011 durante il governo di David Cameron come Chief Mouser to the Cabinet Office, il primo gatto a ricevere formalmente questo titolo secondo il sito del governo britannico. Da allora ha servito sei premier ed è considerato l’inquilino più longevo di Downing Street. Icona pop e simbolo di stabilità politica (almeno quando sono i felini a garantirla), Larry è noto più per le sue irruzioni nelle foto ufficiali che per le sue prestazioni da cacciatore di topi. È diventato virale anche per aver rischiato di far cadere il fotografo ufficiale del Presidente della Polonia, che se lo è ritrovato improvvisamente tra i piedi lo scorso gennaio. I felini nei palazzi del potere funzionano come una piccola operazione simpatia incorporata — non parlano, non litigano, non twittano, ma riescono comunque a spostare l’attenzione, stemperare i toni e umanizzare chi li circonda. Larry a Londra e Maximus a Bruxelles lo dimostrano ogni giorno. È dietro i loro baffi che si muove la soft power diplomacy.
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