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Se Orban perde le elezioni, Fico è pronto a bloccare il prestito all'Ucraina
Oggi 10-03-26, 09:45
AGI - Dopo Viktor Orban, sulla strada già accidentata del prestito da 90 miliardi all’Ucraina potrebbe ora mettersi anche la Slovacchia. In un video diffuso sui social, il premier slovacco Robert Fico ha dichiarato che, qualora il premier ungherese non fosse riconfermato alle elezioni di aprile, sarà lui a bloccare il prestito destinato a Kiev e concordato dai 27 leader Ue nell’ultimo Consiglio europeo di dicembre. Per l’Ucraina si tratta di risorse vitali per sostenere i costi del conflitto nel 2026 e nel 2027. Il prestito è suddiviso in 60 miliardi per il sostegno militare (difesa) e 30 miliardi per l'assistenza macrofinanziaria e il bilancio statale. Finanziato tramite debito comune, mira a sostenere la resilienza del paese e richiede il proseguimento di riforme e lotta alla corruzione. Nonostante le parole di incoraggiamento dei vertici delle istituzioni Ue, a partire dall’Alto Rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, l’ipotesi di erogare la prima tranche in primavera appare sempre più incerta. Le complicazioni del veto ungherese e slovacco Se inizialmente si confidava in un cambio di passo a Budapest dopo le elezioni, le dichiarazioni di Fico complicano ulteriormente il quadro. Con il veto ungherese oggi e quello slovacco domani, restano bloccati sia il prestito sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia: entrambe le decisioni richiedono l’unanimità dei 27. L'accusa sull'oleodotto Druzhba In questa guerra di posizioni, sia Fico sia Orbán hanno accusato l’Ucraina di essersi rifiutata di riparare l’oleodotto Druzhba, danneggiato dai bombardamenti russi, per esercitare pressioni politiche su Budapest e Bratislava. Secondo la Commissione, però, nessuno dei due Paesi è in emergenza energetica, potendo contare sulle riserve e sull’intervento della Croazia, che sta garantendo i trasferimenti di petrolio verso Slovacchia e Ungheria. Tensione alta e vantaggio strategico per la Russia La tensione resta dunque alta, con due governi pronti a usare il veto come leva politica e un’Unione che fatica a trovare una via d’uscita condivisa. Sullo sfondo, l’urgenza di garantire a Kiev i fondi necessari per resistere alla pressione russa, mentre ogni nuovo ostacolo interno rischia di trasformarsi in un vantaggio strategico per la Russia che dopo le tensioni in Medio Oriente, ora propone il suo aiuto alla Ue per far fronte alla crisi energetica.
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