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Si è dimesso lo chef del ristorante più premiato al mondo
Oggi 12-03-26, 11:38
AGI - René Redzepi, chef e co-fondatore del Noma, ha annunciato le dimissioni dal suo ristorante di Copenaghen, acclamato a livello internazionale, in seguito alle accuse di abusi fisici mosse dal personale del locale. Lo riporta il Guardian. La fama di Redzepi, il cui locale è stato più volte in cima alla classifica dei 50 migliori ristoranti del mondo, ha cominciato a mostrare le prime crepe la settimana scorsa quando l'inaugurazione di una 'succursale' temporanea di Los Angeles è stata segnata dalle proteste. I biglietti per una cena al Noma di Los Angeles costano 1.500 dollari e sono andati esauriti in tre minuti, riporta la stampa specializzata. Le accuse del New York Times Pochi giorni prima il New York Times aveva raccontato nel dettaglio le accuse di abusi fisici: avrebbe "preso a pugni i dipendenti, li avrebbe colpiti con utensili da cucina e li avrebbe sbattuti contro il muro". Le dichiarazioni di Redzepi "Ho deciso di farmi da parte e lasciare che i nostri straordinari leader guidino il ristorante verso il suo prossimo capitolo", ha scritto su Instagram Redzepi, ammettendo che nelle ultime settimane l'attenzione "si è concentrata sul nostro locale, sul settore e sulla mia passata leadership". "Ho lavorato per essere un leader migliore e il Noma ha compiuto grandi passi avanti per trasformare la cultura aziendale nel corso di molti anni. Riconosco che questi cambiamenti non riparano il passato. Le scuse non bastano; mi assumo la responsabilità delle mie azioni". Conseguenze e ulteriori dettagli sugli abusi Il team del Noma "proseguirà l'esperienza a Los Angeles, che sarà un momento importante per dimostrare il duro lavoro svolto" ha annunciato Redzepi che ha deciso di dimettersi dal consiglio di amministrazione di Mad, un'organizzazione no-profit del settore alimentare da lui fondata nel 2011. American Express e Blackbird, un'azienda di ristorazione, hanno interrotto i rapporti con il Noma dopo che il reportage del New York Times citava 35 ex dipendenti che descrivevano un "modello di punizioni fisiche" e un "trauma duraturo derivante da diversi livelli di abuso psicologico, tra cui intimidazioni, body shaming e scherno pubblico". Lo chef minacciava di far inserire i dipendenti nella lista nera del settore, di far espellere le loro famiglie e di far licenziare i familiari da altre aziende.
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