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Starmer non si dimette: "Non lascio il Paese nel caos". E rilancia: "Torneremo al cuore dell'Europa"
Oggi 11-05-26, 13:00
AGI - Keir Starmer non cede: non intende lasciare la guida del governo e, di conseguenza, la Gran Bretagna nel caos nonostante la pesante sconfitta alle elezioni locali. E a dispetto della richiesta di una quarantina di deputati laburisti di farsi da parte. Il premier britannico lo ha chiarito nel discorso con cui questa mattina ha promesso di rilanciare l’azione del suo governo, partendo da investimenti sulla sicurezza e sovranità economica, sui giovani e su un nuovo e più stretto rapporto con l’Unione europea. Consapevolezza e promessa di svolta In maniche di camicia, senza giacca né cravatta, Starmer si è mostrato consapevole che l’azione dei laburisti non è stata all’altezza delle attese e dei bisogni, anche se ha preso decisioni giuste. Da qui la promessa di una svolta. Responsabilità e rifiuto delle dimissioni "Mi assumo la responsabilità di non farmi da parte, di non far precipitare il nostro Paese nel caos, come hanno fatto i conservatori più e più volte, con danni a lungo termine a questo Paese", ha esordito Starmer. "Un governo laburista non sarebbe mai perdonato per averlo inflitto di nuovo al nostro Paese", ha assicurato. Il segnale delle urne e le storie personali Un governo laburista, il suo, deve dare prova di aver capito il segnale delle urne e dunque i bisogni dei cittadini. E per dimostrare di avere il polso della Gran Bretagna, ha toccato "una nota personale", con la storia del fratello passato da un lavoro all’altro o la sorella assistente sociale rimasta senza sussidio durante la pandemia. "Lo status quo non ha funzionato per lei", ha sottolineato, "per troppo tempo milioni di persone sono state nella stessa barca, milioni di persone che non hanno la dignità, il rispetto, la possibilità che meritano di arrivare fino a dove il loro talento e il loro impegno dovrebbero portarli". Speranza, decisioni e avvertimenti E se "la gente ha bisogno di speranza", ha bisogno però soprattutto di decisioni. "Alcuni sono delusi", ha ammesso, "so che ho bisogno di dimostrare che si sbagliano e lo farò". Per il bene del Paese. "Stiamo affrontando non solo tempi ma anche avversari pericolosi, molto pericolosi", ha avvertito Starmer. La bussola dell’azione di governo "Dobbiamo rendere questo Paese più forte, prendere il controllo della nostra sicurezza economica, della nostra sicurezza energetica, della nostra sicurezza e difesa. E dobbiamo rendere questo Paese più giusto. Forza attraverso la giustizia", ha spiegato. Nazionalizzazione di British Steel Il primo passo, già in settimana, sarà la presentazione di un disegno di legge per nazionalizzare British Steel, una delle più grandi acciaierie d’Europa. "Le nazioni forti in un mondo come questo hanno bisogno di produrre acciaio", ha ricordato. Un piano per i giovani Poi un programma per i giovani, affinché "possano lavorare, studiare e vivere in Europa", opportunità di cui la Brexit li ha privati. Nuovo rapporto con l’Unione europea E soprattutto un nuovo rapporto con l’Unione europea, dopo l’uscita con il referendum del 2016: "Rimetteremo la Gran Bretagna al cuore dell’Europa", ha detto. L’attacco a Nigel Farage Su questo Starmer non ha risparmiato critiche a Nigel Farage, all’epoca alla testa dei pro-Brexit e oggi leader di Reform, che ha strappato migliaia di seggi ai laburisti alle elezioni locali. Le promesse mancate della Brexit "Farage ha detto che la Brexit ci avrebbe resi più ricchi. Falso. Ci ha resi più poveri. Ha detto che avrebbe ridotto l’immigrazione. Falso. L’immigrazione è schizzata alle stelle. Ha detto che ci avrebbe resi più sicuri. Ancora falso. Ci ha resi più deboli", ha elencato. Farage "non è solo un imbonitore, è anche un opportunista che gioca d’azzardo". Ma già dal prossimo Consiglio europeo Starmer intende correggere la rotta con "una nuova direzione" e riavvicinare Londra a Bruxelles "su commercio, economia, difesa e sicurezza". Le incognite politiche Difficile dire se tutto questo basterà a convincere gli elettori: alcuni analisti britannici hanno subito puntato il dito contro la mancanza di una vera tabella di marcia di riforme nel discorso. Trentasei deputati Labour hanno chiesto le dimissioni del premier e la sua ex vice, Angela Rayner, ha chiarito che questa è "l’ultima chance" per i laburisti.
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