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Teheran consegna al Pakistan la risposta alla proposta Usa: "L'obiettivo dei negoziati è l...
Oggi 10-05-26, 15:53
AGI - Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha lanciato un avvertimento diretto a Washington: ogni ulteriore azione contro la flotta iraniana scatenerà una risposta militare immediata contro le basi statunitensi in Medio Oriente. La dichiarazione dei Pasdaran giunge all'indomani di scontri diretti che rischiano di far collassare la fragile tregua nell'area. Venerdì, un cacciabombardiere statunitense ha colpito e messo fuori combattimento due petroliere iraniane, accusate di aver violato il blocco navale. La Marina di Teheran ha risposto al fuoco, alimentando un conflitto iniziato dieci settimane fa. L'escalation militare e la minaccia ai siti USA In una nota ufficiale diffusa dall’agenzia Irna, il comando dell'Irgc è stato perentorio: “Qualsiasi attacco contro petroliere e navi mercantili iraniane si tradurrà in una dura risposta contro uno dei siti americani e contro navi nemiche”. La minaccia è stata ribadita in un secondo comunicato, dove si legge che “Qualsiasi aggressione nei confronti delle petroliere e delle navi mercantili iraniane comporterà un pesante attacco contro uno dei centri americani nella regione e contro le navi nemiche”. Teheran a Usa, meglio che vi arrendiate Gli Stati Uniti dovrebbero prendere atto della nuova realtà e arrendersi. A sostenerlo è stato Ebrahim Rezae, nuovo portavoce della commissione per la Sicurezza nazionale iraniana. "Da oggi la nostra pazienza è finita: ogni attacco alle nostre navi sarà accolta con una risposta pesante e decisa dell'Iran contro le navi e le basi americane", ha avvertito. "L'orologio scorre ed è a svantaggio degli americani: e' nel loro interesse non commettere follie e non affondare ulteriormente nel pantano in cui sono caduti. Il modo migliore è arrendersi e concedere concessioni. Dovrete abituarvi al nuovo ordine regionale", ha ammonito. Risposta iraniana consegnata al Pakistan mediatore L'Iran ha risposto alla proposta degli Stati Uniti per porre fine alla guerra tramite il Pakistan. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale Irna, Teheran ha inviato al governo di Islamabad, che funge da mediatore nel conflitto, la risposta iraniana al testo proposto dagli Stati Uniti. Il controllo dello Stretto di Hormuz Il cuore dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito petrolifero mondiale. Il colonnello Akrami Nia, portavoce dell’esercito della Repubblica Islamica, ha avvertito che il transito sarà garantito solo a chi non aderisce alla politica sanzionatoria di Washington. “D'ora in poi, i paesi che seguiranno gli Stati Uniti nell'applicazione delle sanzioni contro la Repubblica Islamica dell'Iran si troveranno sicuramente in difficoltà nel transitare lo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Nia all'agenzia Tasnim. Secondo il portavoce, i tentativi di isolamento sono falliti: “L'obiettivo della pretesa imposizione di un blocco era di minare l'autorità della Repubblica Islamica dell'Iran sullo Stretto di Hormuz attraverso azioni di propaganda”. Nia ha inoltre rivendicato l'efficacia delle operazioni iraniane, sottolineando che “noi siamo riusciti a impedire la navigazione e le attività delle navi del regime sionista, e a fermarle”. Diplomazia in stallo e nuovi attacchi Mentre la retorica bellica si inasprisce, i canali diplomatici restano precariamente aperti. Il presidente Donald Trump attende da quarantotto ore una risposta alla proposta di pace inviata tramite mediatori pakistani. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha confermato che il documento è ancora “in fase di valutazione”. Sul fronte dei mediatori, il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato il leader del Qatar per coordinare gli sforzi volti a “scoraggiare le minacce e promuovere la stabilità e la sicurezza in tutto il Medio Oriente”. Tuttavia, la realtà sul campo parla di una sicurezza compromessa: l'agenzia britannica Ukmto ha riferito che una nave portarinfuse è stata colpita da un proiettile a 23 miglia da Doha, provocando un incendio a bordo. Emirati, intercettati due droni. Nessun ferito Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato 2 droni "provenienti dall'Iran". A riferirlo e' un comunicato del ministero della Difesa emiratino. "Non sono stati registrati feriti o decessi nelle ultime ore", si chiarisce nella nota. "Il ministero della Difesa è in stato di massima allerta" per "affrontare qualsiasi minaccia e contrastare con fermezza tutto cio' che mira a destabilizzare la sicurezza dello Stato, per garantendo la salvaguardia della sua sovranita', sicurezza e stabilita', e proteggere i suoi interessi", assicura il governo emiratino. "Dall'inizio degli attacchi iraniani, le difese aeree emiratine hanno intercettato 551 missili balistici, 29 missili da crociera e 2265 droni", precisa il comunicato, con la morte "di dieci civili di nazionalita': pakistana, nepalese, bangladese, palestinese, indiana ed egiziana", ricorda il comunicato. Il totale dei feriti e' di 230 feriti. Il fronte interno e la guerra economica In un discorso alla nazione, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha inquadrato lo scontro come una mutazione della strategia avversaria. “Dopo il fallimento nella guerra militare, il nemico sta cercando di trasferire la guerra sul terreno economico”, ha affermato Pezeshkian. Il presidente ha esortato la popolazione alla resistenza, dichiarando che “il popolo deve far fallire anche questo complotto, con la sua partecipazione e collaborazione”, e che “il Paese ha bisogno di un movimento popolare di massa volto a riformare i modelli di consumo”. Dal punto di vista militare, Teheran rivendica la tenuta del sistema. Per il colonnello Nia, “Stati Uniti e Israele hanno fallito nel loro attacco all'Iran”. Secondo l'ufficiale, l'analisi delle operazioni dimostra che “nessuno degli obiettivi del nemico è stato raggiunto” e che “l'equilibrio politico del sistema non è stato intaccato, anzi l'unità e la coesione interne sono state rafforzate”.
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