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Trentini: "Io, pedina di scambio per Maduro. Ho subito violenza psicologica"
Ieri 01-02-26, 23:45
AGI - "All'inizio non sapevo di essere un ostaggio, poi verso gennaio dello scorso anno senza tanti giri di parole il direttore del carcere ci ha detto che eravamo delle pedine di scambio". A raccontarlo è Alberto Trentini, il cooperante italiano che è stato detenuto in Venezuela, ospite ieri sera della trasmissione 'Che tempo che fa' sul Nove. "Mi hanno preso in una zona vicino alla Colombia, in un posto di blocco fisso - ha detto - in Venezuela è pieno di questi posti di blocco gestiti dalla polizia e dalla guardia nazionale. In una situazione come questa si prova, più che stupore, disperazione, perché non sai per cosa verrai scambiato, quando verrai scambiato, se la trattativa funzionerà. Ci illudevamo che anche se eravamo pedine di scambio, sarebbero stati scambi veloci, ma erano tutte illusioni nostre, che ci creavamo da soli". Le condizioni della detenzione: cella e trasferimenti "La cella Rodeo 1 – ma ne ho cambiate molte – era di due metri per quattro con una turca che faceva anche da doccia - ha raccontato Trentini - eravamo in due in cella. I cambi di cella non erano mai giustificati, come nessun'altra azione del resto: venivano, ti dicevano di vestirti, di prendere le tue poche cose e ti cambiavano di cella", ha aggiunto. Difficoltà quotidiane e mancanza di svago Parlando poi delle condizioni di prigionia, ha detto che "erano molto, molto dure". "Avevamo l'acqua per farci la doccia e per la latrina due volte al giorno, a orari sempre differenti - ha raccontato - non c'era nessuna opportunità di svago, pochissimi libri. Mi avevano sequestrato gli occhiali, quindi ero in difficoltà. Ne ho recuperato un paio di fortuna che mi permettevano per lo meno di vedere la faccia della persona con cui magari interagivo oppure di giocare a scacchi". Gli scacchi: il regalo più bello in prigionia Proprio gli scacchi sono stati l'unico motivo di svago della prigionia, ricevuti "da dei ragazzi colombiani, che mi hanno regalato questa scacchiera con tutte le pedine, fatta con carta igienica, sapone, e magari quelle nere col caffè. Questo è stato il più bel regalo perché mi permetteva di giocare", ha detto. Le violenze subite: di natura psicologica "Violenze fisiche non ne ho subite, le riservavano alle persone che sospettavano di aver commesso qualcosa, mentre le violenze psicologiche sì. Lo stesso fatto di non sapere quando sarebbe finita e di non poter avere assistenza legale", ha concluso il cooperante italiano detenuto in Venezuela.
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