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Un anno da Leone per una pace "disarmata e disarmante"
Oggi 07-05-26, 17:41
AGI - "La pace sia con tutti voi". A un anno dall'elezione di Leone XIV, le prime parole pronunciate dalla Loggia delle Benedizioni l'8 maggio 2025 restano la chiave più autentica del suo pontificato. In un mondo attraversato dalle guerre e dalle tensioni internazionali, il Papa agostiniano ha rilanciato più volte il richiamo a una pace disarmata e disarmante, tornato con forza anche negli ultimi giorni dopo i ripetuti attacchi di Donald Trump contro il Vaticano e contro ogni tentativo di mediazione diplomatica. Uno stile personale e contemplativo Questa continuità, tuttavia, non si è tradotta in imitazione. Prevost ha imposto uno stile personale più riservato, raccolto, quasi contemplativo, che molti osservatori hanno accostato a Benedetto XVI. Nei suoi interventi pubblici ogni parola appare meditata, priva di effetti retorici, segnata piuttosto dalla sobrietà e dall'ascolto. Una cifra che, col passare dei mesi, ha contribuito a rafforzare la sua immagine di Pontefice mite ma determinato. Il linguaggio del dialogo Fin dall'inizio Leone XIV ha scelto un linguaggio diverso da quello dominante sulla scena globale. Nessuna aggressività, nessuna rincorsa alla polarizzazione, ma il tentativo costante di riportare al centro il dialogo e la dignità della persona. Continuità con papa Francesco Una linea che ha immediatamente mostrato la continuità con Papa Francesco, soprattutto nel rifiuto della guerra come strumento di soluzione dei conflitti e nell'attenzione agli ultimi e alle periferie del mondo. Il nuovo Papa ha più volte evocato le grandi voci del Novecento cristiano. Quando ripete "mai più la guerra" tornano inevitabilmente alla memoria Benedetto XV e Pio XII; quando insiste sullo sviluppo integrale dei popoli emerge l'eredità di Paolo VI; quando invita i fedeli a non cedere alla paura riecheggia il celebre "Non abbiate paura" di Giovanni Paolo II. La sintesi agostiniana Una sintesi che Leone XIV riesce a rendere personale grazie alla sua spiritualità agostiniana, centrata sull'interiorità, sulla misericordia e sulla ricerca della verità. In questo primo anno di pontificato Leone XIV ha mostrato anche una straordinaria capacità di coniugare disciplina personale e vicinanza umana. Una quotidianità semplice Ormai è diventato abituale il suo appuntamento del lunedì pomeriggio a Castel Gandolfo, dove si concede alcune ore dedicate allo sport e al riposo. Nuota in piscina, pratica equitazione e gioca a tennis, mantenendo uno stile di vita semplice e regolare che molti collaboratori descrivono come essenziale per sostenere i ritmi intensi del ministero petrino. Il martedì sera, lasciando Castel Gandolfo per fare ritorno in Vaticano, il Pontefice quasi sempre si ferma volentieri a parlare con i giornalisti. Nessuna comunicazione costruita a tavolino: Leone XIV risponde con semplicità, accettando anche le domande più delicate. Il rapporto con la stampa Un atteggiamento che ha contribuito a creare un rapporto disteso con la stampa accreditata presso la Santa Sede. Dietro la riservatezza del carattere emerge infatti una figura profondamente premurosa, attenta alle persone e poco incline alle rigidità protocollari. Chi lo incontra racconta di un Papa capace di ascoltare a lungo e di ricordare volti e storie personali, mantenendo uno stile sobrio ma caloroso. Il governo della Chiesa Anche nella gestione del governo ecclesiale Leone XIV ha privilegiato il metodo del confronto e della collegialità. Le riunioni con i dicasteri romani sono descritte come momenti di ascolto reciproco più che di semplice trasmissione di ordini. Una modalità che richiama ancora una volta l'eredità di Francesco, pur dentro una personalità diversa e più incline alla discrezione. Da sottolineare la sua intenzione di riunire i cardinali almeno una volta l'anno per confrontarsi con loro, e nel 2026 per due volte. Sul piano internazionale il primo anno di pontificato è stato segnato da un'intensa attività diplomatica e pastorale. I viaggi apostolici hanno ripreso rapidamente ritmo, portando Leone XIV in America Latina, Africa, Asia e nelle periferie europee segnate dalla crisi economica e dalla paura della guerra. In ogni tappa il Pontefice ha ribadito che non può esistere pace senza giustizia sociale e che lo sviluppo dei popoli resta il presupposto fondamentale della stabilità internazionale. Temi che richiamano direttamente il magistero di Paolo VI e la lezione della Populorum Progressio. La posizione della Santa Sede sulle guerre in corso è rimasta costante: rifiuto dell'escalation militare, sostegno ai negoziati, difesa delle popolazioni civili. Anche di fronte agli attacchi verbali di Donald Trump contro il Vaticano e contro le mediazioni internazionali, Leone XIV ha evitato ogni risposta polemica, scegliendo invece di rilanciare il tema della fraternità e del dialogo. Questa linea gli ha procurato attenzione e rispetto anche in ambienti laici e diplomatici. Un linguaggio universale Molti osservatori internazionali vedono infatti nel Papa una delle poche figure globali capaci di parlare ancora un linguaggio universale, non schiacciato sulle logiche dei blocchi geopolitici. Nelle sue omelie e nei discorsi pubblici ricorre spesso il richiamo al "disarmo del cuore", espressione che sintetizza la sua visione spirituale e politica. Per Leone XIV la pace non nasce soltanto dagli accordi tra governi ma da una conversione interiore capace di trasformare i rapporti tra le persone e tra i popoli. Tradizione e novità A dodici mesi dall'elezione emerge così il profilo di un Papa che ha saputo tenere insieme tradizione e novità, continuità e stile personale. Leone XIV appare sempre più come un Pontefice capace di raccogliere l'eredità dei suoi predecessori senza rinunciare a una voce propria. Una sintesi dei pontificati Nel suo magistero convivono il grido di Pio XII contro la guerra, la visione sociale di Paolo VI, l'invito alla speranza di Giovanni Paolo II, la fraternità universale di Papa Francesco e la profondità teologica di Benedetto XVI. Tutto questo filtrato attraverso una spiritualità agostiniana che mette al centro la ricerca di Dio e la cura dell'uomo. La forza della mitezza È proprio questa capacità di sintesi a rappresentare forse la cifra più originale del Pontificato. Leone XIV non punta sui gesti spettacolari né sulle contrapposizioni, ma sulla forza tranquilla della parola evangelica e sull'autorevolezza costruita giorno dopo giorno. In un tempo dominato dall'aggressività della comunicazione e dalla radicalizzazione politica, il Papa continua a proporre la mitezza come forma alta della responsabilità cristiana e civile. Una missione di pace La sua "pace disarmata e disarmante" non appare come un'utopia ingenua, ma come un programma concreto fondato sulla giustizia, sull'ascolto e sul riconoscimento della dignità di ogni persona. Un anno dopo quella sera dell'8 maggio 2025, Leone XIV continua così a indicare alla Chiesa e al mondo una strada alternativa alla cultura dello scontro. Con discrezione, fermezza e generosità, il Pontefice agostiniano ha trasformato le prime parole del suo pontificato in una vera missione universale: costruire la pace partendo dal cuore dell'uomo.
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