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Economia e Finanza
Boomerang Trump, i dazi colpiscono Nike che brucia in Borsa il 10 per cento. E non è che l'inizio
Ieri 04-04-25, 09:41
Rilocalizzare un mondo globale da decenni porta effetti inattesi, per cui Nike, il brand così americano che nessuno immagina nemmeno più tragga il proprio simbolo dall’ala di una statua di scuola rodia del 200 avanti Cristo, insomma roba da europei parassiti, grazie all’introduzione dei dazi al 46 per cento sui mercati che la producono, e cioè principalmente il Vietnam (primo paese produttore per gli Usa, che nei suoi confronti hanno anche un debito politico pesante), l’Indonesia e la Cina, ha bruciato in Borsa il 10 per cento di capitalizzazione in una sola seduta e non è che l’inizio. Questo non è il prodotto di lusso i cui clienti manco si accorgono della variazione di prezzo, che cosa volete che cambi per chi compra una borsa di coccodrillo Hermès da 60mila euro o un cappotto di cashmere di Brunello Cucinelli a 20mila euro; qui parliamo di accessori da poche centinaia di dollari nei modelli di base, sogno accessibile ormai di tre generazioni. Non è la sola, Nike, a rischiare di uscire a pezzi dalla nuova battaglia mondiale delle tariffe nell’abbigliamento di marca di massa; ci sono le Crocs, fino all’altro ieri in grande rilancio di immagine peraltro, e una lunga serie di altri prodotti di fascia media prodotti interamente in Asia. Oltre al molto reclamizzato sito produttivo di Vuitton aperto negli Stati Uniti qualche anno fa, la federazione non produce alcuno dei marchi che spaccia come americano. Nemmeno Levi’s. Come chiunque aveva previsto, la mossa è un clamoroso boomerang per i consumatori americani. Just do it, certamente.
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