s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Sport
Fontana, argento da leggenda: “Un sogno, l’amarezza è già passata”
Oggi 19-02-26, 10:15
La medaglia del record si porta dietro anche un pizzico di rimpianto perché per qualche giro, in quel folle rollerball sul ghiaccio che è una staffetta di short track, Arianna e le sue compagne erano state davanti a tutti. Poteva essere un oro, invece è un argento. “Dispiace per l’ultimo cambio, ma questo risultato è un sogno. A caldo avevo un po’ d’amarezza, ma poi ho visto i sorrisi delle mie compagne”, dice con un sorriso che cancella ogni dubbio Arianna Fontana che alla sesta Olimpiade della sua vita è diventata l’atleta italiana più medagliata della storia superando a quota 14 (3 ori, 6 argenti e 5 bronzi) Edoardo Mangiarotti che deteneva il primato da oltre 65 anni e lo aveva costruito tra Berlino 1936 e Roma 1960. Ora lassù c’è solo lei in una classifica della gloria olimpica che vede primeggiare le donne (guarda un po’!): Arianna Fontana 14, Edoardo Mangiarotti 13, Stefania Belmondo 10, Valentina Vezzali 9, Giulio Gaudini 9. Tre schermidori, una fondista e poi c’è lei sul ghiaccio veloce, quello che in questi Giochi sta riempiendo il Forum di Assago dove si alterna al pattinaggio artistico, due modi opposti di mordere il ghiaccio. “Questa è una medaglia diversa dalle altre. Alla fine della gara ho avuto un calo di pressione o qualcosa di simile. Mi sono saltate addosso tante emozioni e per cinque minuti in spogliatoio mi sono dovuta appartare e isolarmi per restare tranquilla”, racconta dimostrando che anche la regina del ghiaccio sente l’emozione. La 35enne Arianna è arrivata all’argento dietro alla Corea con l’aiuto di Chiara Betti (23 anni), Elisa Confortola (23) e Arianna Sighel (29) la sorella maggiore di Pietro che a questi Giochi non riesce proprio a trovare la serenità. È una staffetta che mixa esperienza e gioventù, un ideale punto di passaggio tra il passato e il futuro di questo sport che l’altra sera ha richiamato in tribuna anche la premier Giorgia Meloni (“Una grande emozione. I Giochi estivi in Italia? Vediamo una cosa per volta”). Sono vent’anni che Arianna pattina e vince sul ghiaccio. Aveva cominciato quando non era ancora maggiorenne a Torino e ha finito a Milano. In mezzo ci ha messo Vancouver, Sochi, Pyeongchang e Pechino. Ha vinto dovunque nel mondo e ha fatto in tempo anche a innamorarsi di Anthony Lobello, un ex collega pattinatore, diventato anche il suo allenatore, il suo angelo custode. Arianna era arrivata a Milano con l’obiettivo di raggiungere tutte le finali nelle sue gare. L’infortunio che l’aveva rallentata non le permetteva di promettere altro contro avversarie molto più giovani. Ma poi strada facendo ha sentito che i muscoli rispondevano, che la testa c’era e le permetteva di aggredire la pista a modo suo. L’amarezza per il quarto posto nei 1000, buttata giù dal podio dalla sportellata della cinese Gong Li, le ha dato ancora più voglia per la staffetta. “La delusione getterà ulteriore benzina sul fuoco: entrerò in pista ancora più cattiva”, aveva detto. Promessa mantenuta. Ora le restano ancora i 1500 e non ha senso porre limiti a questa ragazza che giro dopo giro ha imparato a stupirci. La medaglia numero 15 le permetterebbe di raggiungere la norvegese Marit Bjorgen che guida la classifica assoluta dei medagliati d’inverno. “Non cambio il mio obiettivo: voglio centrare la finale, poi ci si gioca il tutto per tutto”. Forse la leggenda Fontana non ha ancora finito la sua raccolta olimpica.
CONTINUA A LEGGERE
3
0
0
