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Il potere di veto dell’Anm
Oggi 25-03-26, 06:24
Nei commenti post referendari, ci sono due tesi ricorrenti. La prima è che non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, perché gli italiani bocciano questi tentativi nei referendum. Gli ultimi tentativi di revisione costituzionale – fatta eccezione per il taglio del numero dei parlamentari – sono lì a dimostrarlo: nel 2006, nel 2016 e ora nel 2026 gli italiani hanno respinto le riforme approvate a maggioranza. La seconda tesi, che si fa derivare da questa, è che invece la Costituzione può essere cambiata con un accordo ampio tra le forze politiche. Basta seguire il metodo usato nel secondo dopoguerra dall’Assemblea costituente, scrivono ad esempio sulla Stampa Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli: “Le sue diverse componenti hanno sempre lavorato insieme in un clima di collaborazione post-bellica” che ha prodotto un testo comune frutto di lunghe discussioni e giusti compromessi tra i partiti politici. “La nostra Costituzione, frutto di questo lavoro concorde, è durata fino ad oggi”. La ricostruzione di Barosio e Caselli è affascinante ma non vale, quantomeno per la riforma della giustizia. La Bicamerale del 1998, che aveva proprio l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso dopo un dibattito politico ri-costituente tra avversari politici, fallì proprio sulla riforma della magistratura e sulla separazione delle carriere. E a far fallire la Bicamerale di D’Alema non fu l’inconciliabilità delle linee dei partiti, che pure avevano trovato un accordo, ma la presa di posizione della magistratura organizzata. L’Anm si mise di traverso. A fine gennaio 1998, nel XXIV Congresso nazionale la presidente dell’Anm Elena Paciotti lesse una relazione dal titolo “Giustizia e riforme costituzionali” che, con il pieno accordo dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, fece saltare l’accordo sulla riforma della giustizia, che prevedeva due sezioni del Csm, e l’intera Bicamerale. “Non servono riforme costituzionali”, fu il messaggio dell’Anm. E non se ne fecero neanche allora, neppure se condivise.
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