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Ad Atene il caso gemello della bomba di Roma. Anarchiche condannate e l'alleanza Italia-Grecia
Ieri 24-04-26, 20:19
Due condanne pesantissime per terrorismo e tre assoluzioni. Termina così ad Atene il processo Ampelokipoi, una sorta di "caso gemello" della vicenda del Parco degli Acquedotti che ha portato alla morte dei due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano. Gli intrecci tra Italia e Grecia nel segno della «A» cerchiata sono fittissimi. Tanto che le due anarchiche condannate per terrorismo, prima dell'inzio del procedimento, hanno tributato onori ai due «caduti» italiani, mentre sulle piattaforme greche si sottolineano esplicitamente collegamenti con i fatti di Roma. Il caso riguarda una bomba scoppiata in un appartamento di via Arcadia nel quartiere ateniese di Ampelokipoi il 31 ottobre 2024. L'esplosione uccise l'anarchico Kyriakos Xymitiris, 36 anni, mentre la sua compagna Marianna Manoura restò ferita. Le indagini puntarono subito sulla pista del terrorismo anarchico e il ministro della Protezione civile, Michalis Chrisochoidis, parlò di «una terza generazione di terrorismo in Grecia». Cinque gli attivisti arrestati tra cui la compagna della vittima e una loro conoscente, Dimitra Zarafeta. Nella sentenza letta ieri in un'aula incandescente i tre giudici, applicando la legge antiterrorismo 187A, hanno condannato la prima a 19 anni di reclusione e la seconda a 8 per i reati di formazione e adesione a un'organizzazione terroristica, costruzione di ordigni e altre fattispecie relative al possesso di armi ed esplosivi. Secondo il pubblico ministero Alexandra Pischina la bomba doveva servire per un attentato a uno dei vari obiettivi sensibili non distanti dall'appartamento. Gli altri tre imputati sono stati assolti per insufficienza di prove ed è stata disposta la loro scarcerazione dopo oltre 17 mesi di detenzione preventiva. Tra questi Nikos Romanòs, vecchia conoscenza delle autorità greche, risultato estraneo ai fatti. Prima delle udienze, iniziate il primo aprile, le parole della compagna di Xymitiris erano rimbalzate anche sui blog della galassia anarchica italiana: «Mi difendo, non mi scuso», aveva scritto dal carcere, «le storie di chi è caduto hanno ispirato gli altri a ribellarsi». Il messaggio dalla prigione femminile di Korydallos si concludeva così: «Onore per sempre alla compagna anarchica Sara Ardizzone e al compagno anarchico Alessandro Mercogliano! Lo Stato e il Capitale sono gli unici terroristi!». Le aveva fatto eco dallo stesso penitenziario l'altra imputata. Anche lei in una lunga lettera aveva espresso il suo tributo a Kyriakos, Sara e Sandro. Gli stessi nomi sono accomunati nel pulviscolo di manifestazioni e picchetti di queste ore, in Grecia. Il clima nel Paese è teso. La sera prima della requisitoria, un gruppo di anarchici si è presentato sotto casa del pubblico ministero lasciando un messaggio sul muro («Pischina, le vite e le lotte non sono uno scherzo») e volantini che accusano lo Stato di terrorismo. Nell'udienza successiva le difese avevano sostenuto l'assenza di prove a carico degli imputati, e che è incostituzionale «perseguire atti che tendono alla lotta per le libertà e i diritti politici». Argomenti sufficienti a far assolvere tre imputati, ma non Manoura e Zarafeta. Tornando alle assonanze tra Roma e Atene, non sorprendono i continui rimandi reciproci tra anarco-insurrezionalisti greci e italiani. Nel nostro Paese c'è stato almeno un attentato rivendicato da un «gruppo d'azione» intitolato a Xymitiris, un ordigno piazzato un anno fa in una sede universitaria di Narni. Il 25 marzo, cinque giorni dopo lo scoppio del Parco degli Acquedotti, l'inedito «Nucleo Alessandro Mercogliano/Sara Ardizzone» ha rivendicato un attacco incendiario contro le abitazioni del preside del Politecnico di Atene e di un poliziotto. Intanto nella contro-informazione greca il legame tra la bomba di Ampelokipoi e la morte dei militanti italiani è esplicito: «Il collegamento è immediato e forte. Oltre per la perdita, quello che li accomuna sono anche la solidarietà e il sostegno che hanno mostrato i compagni dall'Italia e altrove», scrive l'«Assemblea di solidarietà ai compagni e alle compagne detenute, latitanti e perseguitate». E ancora: «Sbirri e media parlano di "terroristi sanguinari", noi vediamo compagni determinati, sguardi clandestini e attacco allo stato con tutti i mezzi». Vari collettivi greci, nelle ultime ore, sottolineano le stesse analogie. Segnali di fumo che si innalzano sulla lotta contro la proroga del regime di 41 bis per Alfredo Cospito che potrebbe scattare i primi di maggio. Quella per il pescarese è la madre di tutte le battaglie degli anarchici di casa nostra. Con il supporto dei compagni al di fuori del Paese.
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