s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Affari e palazzi, Caracciolo: "Chi è il giovane Khamenei e chi c'è dietro di lui"
Ieri 09-03-26, 21:00
Nel pieno delle tensioni in Medio Oriente, la struttura reale del potere iraniano e le possibili evoluzioni diplomatiche del conflitto sono state al centro dell'analisi di Lucio Caracciolo durante la trasmissione Otto e mezzo su La7. Secondo il direttore della rivista geopolitica Limes, ospite di Lilli Gruber lunedì 9 marzo, per comprendere la strategia di Teheran è necessario prima di tutto chiarire come funziona davvero il potere nella Repubblica islamica e chi è il figlio di Ali Khamenei, eletto nuova Guida Suprema. «Mojtaba Khamenei intanto non è il capo dell'Iran, non so perché ma nei media occidentali ancora ricorre questa leggenda della teocrazia. In realtà da molto tempo quelli che danno il tono in Iran non sono i preti, se vogliamo chiamarli impropriamente così, ma sono i Pasdaran, cioè i guardiani della rivoluzione, che non sono semplicemente delle truppe scelte, ma sono anche i proprietari di fatto della grandissima parte dell'economia e anche i decisori di ultima istanza in campo politico». Il vero nodo, dunque, non sarebbe la leadership religiosa ma gli equilibri interni al corpo dei Guardiani della rivoluzione. «Quindi semmai la questione è capire in tutto questo complicatissimo sistema, che è più un labirinto che un sistema di poteri iraniani, chi poi abbia l'ultima parola, quindi quale fazione dei Pasdaran prevarrà». Nel ragionamento di Caracciolo entra anche la figura di Mojtaba. «Il giovane Khamenei è un signore per il giudizio quasi unanime di sostenitori e avversari piuttosto modesto, ma non nel patrimonio, nel senso che, e qui c'è una similitudine con Trump, è un attore immobiliarista di un certo peso, presente a Londra da 30 anni con varie proprietà, fa affari per miliardi in giro per il mondo, e quindi forse questa affinità di mestiere con Trump potrebbe avvicinarlo nel dialogo». Un paragone ironico con Donald Trump che però nasconde, secondo Caracciolo, una considerazione geopolitica più ampia. «Sto scherzando ma non troppo, perché evidentemente chi ha un certo grado di presenza patrimoniale nel capitale della finanza mondiale che è Londra, non ha esattamente la visione solamente iraniana della realtà e del potere». Al di là dei profili personali, resta centrale il ruolo dei Pasdaran nel determinare la linea del Paese. «Il punto da capire è chi veramente potrà esprimere il punto di vista dell'Iran e soprattutto quale ruolo potranno avere personalità che oggi sono in qualche modo nella cabina di comando, ma che ancora non si sono espresse». In questo quadro, anche la selezione degli obiettivi militari potrebbe rivelare qualcosa sulle reali intenzioni strategiche di Washington. «E forse la scelta dei bersagli americani, o meglio la scelta di coloro che gli americani non vogliono colpire, finirà qualcosa di più». Nel suo intervento a Otto e mezzo, Caracciolo ha poi allargato lo sguardo agli effetti economici della crisi, a partire dall'energia. «Putin ha detto che è pronto a riprendere i rapporti energetici con l'Europa, datemi però qualche segnale. In realtà dal suo punto di vista il segnale glielo hanno dato gli americani che qualche settimana fa hanno cercato di colpire il luogo in cui si trovava e quindi sotto questo profilo i rapporti con l'America non sono quelli di qualche tempo fa, con gli europei si va più sul pragmatico», rivela il giornalista esperto di geopolitica. In questa partita, un ruolo crescente potrebbe essere giocato dalla Turchia, indicata come possibile mediatore regionale. Un missile iraniano è stato abbattuto dalla Nato. «Non credo che vi sia un pericolo di conflitto tra Iran e Turchia, credo anzi che la Turchia possa essere in prospettiva, ma non troppo lontana, uno dei paesi tramite di un negoziato». Per Caracciolo, Ankara sta assumendo un peso strategico sempre maggiore nello scacchiere regionale. «I turchi sono la potenza regionale in ascesa, secondo Israele sono i futuri grandi nemici Israele molto più che non l'Iran». Infine il capitolo petrolio, con prezzi tornati attorno ai 100 dollari al barile e con i tentativi delle grandi economie di contenere gli effetti sul mercato. «La ragione di un'eventuale apertura di negoziato dipenderà più dagli effetti globali sull'economia, sull'energia di questa guerra che non dall'andamento strettamente militare», commenta Caracciolo.
CONTINUA A LEGGERE
6
0
0
Guarda anche
Il Tempo
Ieri, 22:32
Ribaltone del weekend: occhio al "guasto del tempo". Le previsioni
Il Tempo
Ieri, 22:05
Dubai, passanti in spiaggia increduli: aereo intercetta...
Il Tempo
Ieri, 21:16
Referendum, Meloni spinge per il Sì: "Non è un voto sul Governo"
Il Tempo
Ieri, 21:00
Affari e palazzi, Caracciolo: "Chi è il giovane Khamenei e chi c'è dietro di lui"
Il Tempo
Ieri, 20:39
Crisi Iran, Von der Leyen: Non si dovrebbero versare lacrime per morte Khamenei
Il Tempo
Ieri, 20:37
