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Albanese cavalca l'assalto a La Stampa: "Monito". Meloni: "Capovolge la realtà"
Oggi 30-11-25, 08:38
«Stanno provando ad affossarmi». Con questa parole, dopo una giornata di polemiche, Francesca Albanese tenta di uscire dall'angolo. La relatrice speciale dell'Onu per i Territori palestinesi occupati, ai microfoni del carro di testa al corteo che si è svolto ieri a Roma in favore di Gaza e contro il riarmo, torna sulle parole pronunciate qualche ora prima all'università Roma Tre, dal palco di «Rebuild Justice. Ricostruire la giustizia». Durante l'evento, a proposito dell'assalto alla redazione del quotidiano La Stampa, Albanese ha parlato di «monito» ai giornalisti «per tornare a fare il proprio lavoro cioè riportare i fatti». Parole che hanno scatenato una tempesta politica. «Prima di entrare qui - ha detto durante il convegno al quale ha partecipato anche Greta Thunberg e Thiago Avila - ho avuto il solito confronto con la stampa italiana che mi ha detto che durante le proteste di ieri erano in sciopero. Però la notizia dell'assalto alla sede della Stampa di Torino l'hanno coperta. Perché non avete coperto anche quello che è successo a Genova e in altre 50 città con migliaia di persone scese in piazza? Io condanno fermamente ogni forma di violenza. È necessario che ci sia giustizia per quello che è successo alla sede della Stampa. Sono anni che dico che non bisogna commettere violenza nei confronti di nessuno. Al tempo stesso, che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro cioè riportare i fatti. E se riescono a permetterselo anche fare un po' di analisi e di contestualizzazione». Dichiarazioni che hanno acceso la polemica, mentre il corteo sfilava da Porta San Paolo a San Giovanni al grido di «Palestina libera». «È molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia, anche solo in parte, della stampa stessa. La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge - ha scritto sui social il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni - Chiunque cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso. La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità». Dura la reazione anche di Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, che ha definito «sconcertanti» le parole della relatrice Onu. Il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, chiede: «Quando verrà rimossa dagli incarichi che immeritatamente ricopre», mentre in un post su X, il leader di Azione, Carlo Calenda, aggiunge: «Albanese è un'altra di quelle figure - come Ilaria Salis - di cui la sinistra si dovrà a un certo punto vergognare. Speriamo». E da sinistra qualche voce si è levata, come quella di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Ue ed eurodeputata del Pd, che su X ha scritto: «La violenza non è mai un monito, e si condanna e basta, senza "se e ma". Sorpresa ma non troppo, dalle dichiarazioni di Francesca Albanese. Spero comprenda almeno la gravità delle cose che dice». Sulla stessa linea il senatore dem, Filippo Sensi: «Mi fanno orrore le parole di Francesca Albanese sulla aggressione fascista alla redazione de La Stampa, la solidarietà pelosa, il ditino, il 'monito' a chi fa bene il suo mestiere, quello di informare. Le lezioni anche no». E mentre montava la polemica, Greta Thunberg e Francesca Albanese sfilavano in testa al corteo dove sono stati esposti cartelli contro Meloni, Salvini, Tajani e Crosetto con la scritta: «Complice di genocidio». La foto del Ministro della Difesa è stata anche bruciata dal collettivo «Cambiare rotta», che ha postato sui propri social il video dell'accaduto. Un fatto che ha provocato sdegno e solidarietà. E davanti al Colosseo una bandiera americana è stata bruciata al grido di «Viva Maduro, viva Chavez» e «Yankee go home». «Non c'è stato nessuno scivolone, vergognatevi - ha gridato la relatrice Onu - Tutto quello che ho detto e che continuo a dire è che condanno la violenza e condanno l'attacco di ieri a La Stampa. La violenza, anche dentro a un sistema violento, finisce per rafforzare il sistema che ci opprime».
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