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Cisint scrive a Mattarella: “Restituire la ‘pala' di Carpaccio sarebbe uno sfregio”
Oggi 30-08-25, 14:46
La restituzione alla Slovenia della pala rinascimentale “Madonna col Bambino e i Santi” di Vittore Carpaccio, custodita fino a oggi a Padova, accende un caso politico e identitario. A lanciare la notizia è stata la tv di Capodistria: il capolavoro potrebbe lasciare l'Italia tra il 10 e l'11 settembre, in concomitanza con la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Lubiana. Si tratta di un'opera di straordinaria rilevanza, definita da più di un critico «una bellezza assoluta», che insieme ad altri capolavori di Giambattista Tiepolo, Paolo Veneziano e Alvise Vivarini, viene rivendicata da oltre vent'anni perché proveniente da una chiesa istriana. Durante la seconda guerra mondiale fu trasferita a Roma per metterla al riparo dalle distruzioni belliche: un'operazione all'epoca legittima, perché avvenuta all'interno del territorio nazionale. Da allora, tutti i governi italiani ne hanno difeso la permanenza come parte integrante del patrimonio artistico nazionale. Ma ora, di fronte all'ipotesi della cessione, cresce la protesta. Dopo l'appello del senatore di Fratelli d'Italia Roberto Menia, che ha chiesto di «fare il massimo sforzo per non privare l'Italia di un'opera che gli italiani hanno sempre sentito propria», arriva anche la voce dell'europarlamentare Anna Maria Cisint. Con una lettera indirizzata a Mattarella, la parlamentare si è fatta «interprete e portavoce dei sentimenti di dolore e del senso di smarrimento dell'Unione degli Istriani di fronte all'ipotesi che, in occasione del suo prossimo viaggio in Slovenia, possa essere ceduta a quel Paese». Cisint sottolinea che «la cessione della Pala sarebbe vissuta come un vero e proprio vulnus dall'intera comunità dei cittadini istriani che sotto la minaccia di subire una pulizia etnica o disconoscere le proprie radici italiane, in grande maggioranza scelse l'esilio, abbandonando tutti i beni. Essa avrebbe il carattere di una disponibilità unilaterale, che non può essere compresa alla luce delle spoliazioni subite dai nostri connazionali». Non solo memoria storica: secondo Cisint ci sono anche motivi giuridici per respingere la restituzione. «La Pala d'Altare è parte di un insieme di altre opere, rivendicate in base all'articolo 12 del Trattato di pace sottoscritto nel 1947 nel quale sono compresi, però, solamente gli oggetti prelevati tra il 4 novembre 1918 e il 2 marzo 1924, mentre in questo caso si tratta di opere arrivate in Italia nel 1940. Esse rappresentano una preziosa espressione dell'identità italiana, realizzate dai grandi artisti italiani». Per Cisint, dunque, non si tratta solo di un quadro. È un simbolo: «Il gesto avrebbe il significato simbolico di uno ‘sfregio' rispetto alle vicende vissute dagli esuli e caratterizzate in passato da stenti, sistemazioni precarie e soprattutto indifferenza e oblio». E conclude l'appello a Mattarella ricordando che «proprio perché questa vicenda tocca direttamente le sensibilità umane collettive, che non devono essere ignorate né umiliate, è necessario preservare la loro conservazione».
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