s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Città galleggianti e indipendenti: il progetto più audace di Peter Thiel
Oggi 19-03-26, 07:53
Se ne parla poco ma forse è il più audace e futuristico progetto di Peter Thiel, il visionario cofondatore di PayPal e Palantir che in questi giorni ha svolto a Roma il suo discusso ciclo di conferenze. Un piano che prevede città galleggianti in acque internazionali, ipertecnologiche e autosufficienti, al di fuori delle autorità statali. Siamo oltre il sovranismo, siamo nel campo delle micronazioni che finora, basti guardare alla storia tumultuosa dell'Isola delle rose, non hanno mai goduto della spinta dei capitani hi-tech più arditi e danarosi. Il progetto in questione è quello portato avanti dal Seasteading Institute, e se ne parla poco anche perché lo stesso Thiel, che ne è cofondatore e primo donatore, ne ha trattato pubblicamente in pochissime occasioni. Qualche anno fa in un podcast fece capire che molti governi nazionali non vogliono che si parli della possibilità di creare nuovi stati autonomi in acqua. Raccontò che una volta era in Guatemala per una conferenza e «dissero che avevano libertà di parola su tutto, ma c'era una cosa di cui non si poteva parlare: la creazione di insediamenti marini o di nuove nazioni. E il motivo per cui non si poteva parlare di queste cose era che, se si iniziava a parlarne, la gente non avrebbe più voluto parlare di nient'altro». Il primo investitore esterno di Facebook, insomma uno che ci vede lungo, spiegò: «Se si lascia che molti di questi micro-stati fioriscano si può vedere cosa ne verrà fuori, ma l'aspetto tecnologico specifico che credo potrebbe emergere dai nuovi assetti politici è se riusciremo ad avere nuove medicine o nuovi farmaci». Thiel e i seasteader solo immaginano isole galleggianti che producono da sé energia, acqua, alimenti e criptovalute, innovazione senza confini per una nuova esplosione imprenditoriale. È una forma contemporanea del movimento denominato «seasteading» nato negli anni '60 e che si intreccia perfettamente con quel ritorno al tribalismo di cui ha parlato Thiel. La parola integra due concetti: il mare e l'atto di reclamare una proprietà per viverci in autosufficienza. Dai pirati hippie al cosiddetto anarcocapitalismo: nel 2008 anche grazie a finanziatori come Thiel è nato il Seasteading Institute che ha subito iniziato a macinare progetti. Tra i promotori anche Patri Friedman, nipote del celebre economista Milton ed ex ingegnere di Google. Se i colossi tecnologici sono diventati dei Moloch sovranazionali più potenti di buona parte delle bandiere sul mappamondo, quando si tratta di diventare una nazione indipendente il discorso cambia. In base al diritto internazionale non c'è terra emersa o sottomarina che non possa essere legittimamente reclamata da uno Stato esistente. Qui nasce l'idea delle nazioni in alto mare. Esistono già palafitte «autarchiche» a Panama, una colonia nel Golfo del Bengala, case marine nelle Filippine. Ma la grande sfida è quella delle nazioni galleggianti. Il primo vero tentativo è stato quello della MS Satoshi, nave da crociera acquistata da tre imprenditori digitali nel 2020 per solcare le acque internazionali e darsi al «mining», la creazione di valuta digitale. Il nome, infatti, è un tributo al misterioso inventore del Bitcoin. L'idea era quella di piazzarsi nelle acque internazionali di fronte a Panama, ma la spedizione si è arenata per alcuni insormontabili problemi tecnici e legali. Il naufragio simbolico della Satoshi ha spinto i seasteader a iniziare un percorso in sei anni, questo il piano, finalizzato a dare ai pionieri dell'oceano gli strumenti giusti per legalizzare la propria avventura. Come? Innanzitutto chiedendo una bandiera per il proprio natante, ed evitare così sequestri e sanzioni. L'istituto sta lavorando a canali privilegiati con Paesi desiderosi di avere un'entrata extra. Altra condizione necessaria per realizzare una comunità galleggiante è un registro di classificazione ad hoc, su cui si concentra l'attività di lobbying dell'istituto. Con una bandiera e il via libera tecnico, l'aspirante colone del mare può allora stipulare un'assicurazione, necessaria per ogni entità galleggiante. Polizza che dovrà, tuttavia, tenere conto della peculiarità dell'impresa: si tratta di un'isola galleggiante o di una casa fissata al fondo del mare? Che attività vi si svolgono? Quante persone ci vivono? Quali condizioni ambientali dovrà affrontare? Sembra tutto in alto mare ma attenzione, la storia della tecnologia ci ha abituato a periodi di stasi e accelerazioni improvvise. Per dirne una, solo un paio di anni era impensabile che l'Intelligenza artificiale diventasse uno strumento di massa eppure ora è nel palmo della mano di centinaia di milioni di persone. Con i giusti investimenti quello che sembra un miraggio ci mette un soffio a diventare realtà.
CONTINUA A LEGGERE
9
0
0
