s

Gli ebrei insorgono per il manifesto anti Israele di Lerner. Sdegno per la raccolta firme
28-02-2025, 08:27
Negli anni Settanta era una moda: un intellettuale "impegnato" faceva partire la raccolta firme sulla sua battaglia del giorno e tutti, a giro di giostra, si mettevano in fila per firmare. Per esserci, per comparire. Brillare come piccole stelle in quel "firmamento", come lo definì Nello Ajello. In questi giorni è ricomparsa, quella liturgia gauchiste, per l'iniziativa di Gad Lerner. Scivolosissima: «Ebrei contro la pulizia etnica», con riferimento all'ipotesi – ancora lontana dall'essere un progetto – di rigenerare il territorio di Gaza facendone una meta turistica. Ripulendolo, sì, ma dai terroristi di Hamas più che da una "etnia". Le pagine di giornale comprate per pubblicare la raccolta firme di Lerner (a cui hanno aderito in 200 tra cui Roberto Saviano e Donatella Di Cesare) segnano un curioso autogol, per un verso pretendono di mettere insieme un primo, inedito "censimento" degli ebrei buoni, dunque contrapposti – si desume – agli ebrei cattivi; per un altro verso manifestano l'ambizione di mettere la propria firma in opposizione a un progetto ancora del tutto inesistente. E dunque da cosa deriva l'urgenza, la necessità di manifestarsi, di lanciare la propria firma a pagamento sui giornali in opposizione a un colloquio che – avvenuto nel massimo riserbo, tra Netanyahu e Trump – non può in alcun modo tenerne conto? Se lo chiede l'ebraismo italiano, nelle sue massime espressioni. Il presidente della Comunità Ebraica Milanese, Walker Meghnagi, è attonito. «Sono quattro stupidi. Non contano niente. Ma non vale la pena di parlarne, a dargli spazio si fa il loro gioco». L'avvocato Iuri Maria Prado, che tutela legalmente le comunità ebraiche, ha invece deciso di scriverne: «Non c'è nulla di più antisemita che fare appelli "in quanto ebrei". Gli ebrei sono persone come le altre, non si possono fare liste di ebrei da pubblicare. E gli altri ebrei, che non la pensano allo stesso modo? Si fa a chi è più circonciso». Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica Romana, è diretto: «Dissonante e orribile che proprio in questi giorni sui giornali siano comparsi appelli e denunce contro la "bonifica etnica" a Gaza, infangando proprio mentre si celebravano i funerali di Shiri e dei piccoli Bibas - e mentre anche la nostra Comunità si raccoglieva nel cortile della Scuola, commossa e col cuore spezzato al suono dello Shofar - la legittima guerra di Israele contro il Male Assoluto di Hamas, oltraggiando il sangue versato dai giovani israeliani per difendere non solo Israele, ma i valori dell'Occidente e quelli più profondi che ci rendono umani». E poi aggiunge: «La Comunità ebraica romana è con Israele, che sta combattendo la più dura guerra di sopravvivenza dalla sua fondazione». Perfino David Parenzo, battagliero conduttore de La7, progressista dichiarato e autore del pamphlet "Ebreo", stigmatizzala petizione: «Non ho firmato. Un appello dove si dice "Ebrei ed ebree dicono che..." è scorretto, fuorviante e totalmente fuori luogo nel giorno dei funerali dei fratelli Bibas». Su tutto, risuona il richiamo della più alta autorità religiosa dell'ebraismo italiano, il rabbino capo della comunità romana, rabbino Riccardo Di Segni: «La firma nell'ebraismo ha un grande valore simbolico. All'inizio dell'anno ebraico l'augurio che ci scambiamo è proprio quello di una firma, una "buona firma", chatimà tovà. Per taluni l'unico modo di manifestare il proprio ebraismo è mettere una firma. Ma purtroppo – sottolinea il rabbino capo – non sempre è una "buona firma"». Suonerebbe quasi come una scomunica, se l'ebraismo la prevedesse.
CONTINUA A LEGGERE
4
0
0
Guarda anche
Il Manifesto

Il no all’Anpi divide la comunità ebraica
Libero Quotidiano

Carioti: il prossimo bersaglio è il Giorno della Memoria
Il Tempo
07:24