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Iran: Pahlavi, 'abbiamo un piano per il dopo Khamenei'
Oggi 13-01-26, 09:27
Roma, 13 gen. (Adnkronos) - "Abbiamo già un piano, non ci sarà il vuoto. Ci siamo preparati anni per questo momento. Il nostro Iran Prosperity Project ha linee dettagliate". Lo dice al Corriere della Sera Reza Pahlavi - il figlio dello scià di Persia Mohammed Reza deposto dalla rivoluzione khomeinista nel 1979 - che ora vive in esilio negli Stati Uniti. Parlando del dopo Khamenei, afferma che "la prima fase che affronteremo è quella dell'emergenza, per garantire nei primi 180 giorni la continuità dei servizi e della sicurezza. Poi arriverà la fase della stabilizzazione: far funzionare il Paese, assicurare i servizi essenziali, ripristinare la fiducia economica e mantenere una governance di base. Seguirà un processo costituzionale ed elezioni nazionali". L'Iran Prosperity Project, spiega, "è un progetto che guido e che fornisce una roadmap per la ripresa economica e il reinserimento dell'Iran nella comunità internazionale. Abbiamo già oltre cento esperti fuori e dentro il Paese. Sto anche lavorando con imprenditori di successo e talenti di tutto il mondo. L'obiettivo non è solo sopravvivere alla transizione. È sbloccare il nostro vero potenziale. Un Iran libero può essere prospero: un Paese che commercia con il mondo, attira investimenti, crea posti di lavoro e dà futuro ai suoi giovani, invece di farli fuggire. Migliaia di persone hanno risposto al mio appello e sono scese in strada. Ora si entra in una nuova fase, quella in cui gli iraniani reclamano le loro strade, i loro quartieri. Mentre le folle crescono, la capacità del regime di reprimere si indebolisce, e sempre più membri delle forze di sicurezza e delle istituzioni sceglieranno di stare con il popolo. La comunità internazionale può giocare un ruolo cruciale aiutando a proteggere i civili, assicurando che il regime non spenga Internet, e chiarendo che ci saranno conseguenze per la violenza di massa". "Le parole di sostegno di Trump al popolo iraniano contano - prosegue Pahlavi - Hanno dato coraggio a chi rischia la vita per la libertà. Questo momento non esisterebbe senza la pressione sul regime islamico. Gli ayatollah gridano 'Morte all'America'. Gli iraniani invece vogliono un Paese libero in pace anche con Usa e Israele. Il regime ha ucciso migliaia di civili. Per noi, il sostegno degli Usa per difendere i civili e neutralizzare la macchina repressiva è benvenuto. Non servono stivali stranieri sul campo, ma azioni che impediscono ai pasdaran e alle forze di sicurezza di continuare la violenza contro il popolo. Negoziare con la dittatura non porterà la pace. Il mio ruolo non sarà quello di far pendere la bilancia a favore della monarchia o della repubblica, sarò imparziale nel processo: voglio che gli iraniani abbiano finalmente il diritto di scegliere liberamente".
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