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IslamItaly: in 30mila per il fine Ramadan a Torino. Foto di Meloni alle fiamme
31-03-2025, 07:37
Ah, i pacifisti e democratici: a Torino ieri ben 30.000 persone si sono radunate dalla mattina al Parco Dora per l'Eid al-Fitr, la preghiera che chiude il mese del Ramadan per i fedeli musulmani. Il tutto con il sindaco Stefano Lo Russo del Pd con la fascia tricolore in prima fila e la foto di Giorgia Meloni in fiamme. Ora, per chi non avesse visto le immagini, non possiamo negare che facciano una certa impressione, perché non sembrava di stare in Italia quanto, piuttosto, alla Mecca, in Medio-Oriente, in Nord Africa. «Allahu akbar», ovvero «Allah è il più grande», veniva ripetuto di continuo dalla folla riunitasi in preghiera. C'erano alcune donne con il volto coperto e alla fine della preghiera centinaia di persone hanno persino dato vita a un corteo per la Palestina con tanto di bandiere enormi esposte, qualche fumogeno e i soliti slogan contro Israele. Dal palco c'è stato anche il placet del sindaco, che ha sottolineato come «Torino è una città che si è costruita sulla capacità di includere persone che arrivavano da luoghi diversi con usanze diverse e religioni diverse». Il problema è che sotto la fantomatica parola "inclusione" si rischia di nascondere un qualcosa di ben diverso e altrettanto preoccupante: un processo di islamizzazione della nostra Patria. Forse chi consente tutto ciò dimentica il modo in cui i fondamentalisti islamici trattano le donne, "sepolte" in un burqa, relegate a essere, quando va bene, cittadine di seconda categoria. Non dice nulla la sinistra, fintamente paladina dei diritti delle donne, in merito alla sharia, la legge islamica che relega la donna in una condizione di totale inferiorità? Come si fa a sostenere chi fa del sistema patriarcale un vero e proprio mantra? Come si fa ad avallare un controllo ossessivo sulla figura femminile cui talvolta viene impedito loro di studiare e lavorare? È questo il femminismo 2.0? Ma, purtroppo, Torino non è l'unica metropoli italiana a guida Pd che deve farci preoccupare. Qualcuno ha dimenticato il recente episodio verificatosi nella serata del 21 marzo, in cui a Milano, esattamente alla Stazione Centrale, in un evento organizzato dal Consolato del Qatar e con il patrocinio del Comune, gli islamici si sono radunati per celebrare l'iftar? Si tratta del pasto serale consumato dai musulmani che interrompe il loro digiuno durante il Ramadan: il tutto con tanto di area transennata e tavole imbandite. Non è l'unico evento organizzato nella città di Beppe Sala, perché c'è stato anche quello in piazza Leonardo da Vinci, con il Pd presente nell'organizzazione: i Giovani Democratici (movimento giovanile del partito) hanno infatti affiancato i Giovani Musulmani di Milano e Monza per allestire l'“Iftar street”, patrocinato dal Municipio 3, per dare vita a un'altra cena comunitaria all'aperto. E come dimenticare l'episodio di Capodanno in Piazza Duomo in cui si è verificato un caso di taharrush gamea, rituale di molestie collettive in segno di disprezzo nei confronti delle donne? Poi il caso di Monfalcone, dove è nato un partito di matrice islamica pronto a presentarsi alle prossime elezioni comunali. Un partito guidato da Bou Konate che correrà con il simbolo di Italia Plurale, movimento politico fondato da Soumahoro. Rendiamoci conto che tutto ciò avviene nel nostro Paese, che affonda le sue radici nella tradizione cattolica e in cui, a breve, a doverci integrare saremo noi. A lanciare l'allarme sulla pericolosità della situazione è Souad Sbai (Lega), che con la sua Associazione delle donne marocchine in Italia ha conferito mandato al loro legale per presentare un esposto alla Procura della Repubblica contro il partito. La sinistra dovrebbe spiegarci da quale parte della storia vuole stare. Vogliamo che la nostra cultura venga difesa, e che i nostri valori non siano sottomessi e secondi a nessuna influenza esterna.
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